Si gioca al Tardini: una città in fuorigioco

di Riccardo Campanini

Si gioca al Tardini: una città in fuorigioco

Dalla Gazzetta di Parma del 25 febbraio, prima pagina: Posti di blocco, elicottero e controlli a tappeto – in azione 250 uomini, telecamere e unità cinofile..Una grande operazione contro le organizzazioni criminali che stanno avanzando anche nel nostro territorio? Il colpo decisivo per stroncare il racket della droga e della prostituzione? Niente di tuto questo:  è “solo” una partita di calcio, Parma – Napoli, con il consueto  contorno di misure per prevenire possibili scontri e tafferugli. E, come noto, non è la prima volta né tantomeno l’ultima che Parma deve adeguarsi a questa sorta di stato di assedio, né certo la nostra è l’unica città in questa situazione: ogni week-end, da settembre a giugno, sono decine in tutta Italia le partite a ” rischio” per la quali viene predisposto questo ingente servizio d’ordine. Ma – naturalmente dopo aver ringraziato le centinaia di agenti impegnati per Parma-Napoli, che hanno brillantemente assolto al loro compito evitando ogni genere di violenza – ci si può chiedere: è davvero normale tutto questo? Ed è giusto che sia lo Stato – cioè tutti noi – a farsi carico della sicurezza di avvenimenti sportivi che hanno come protagoniste società professionistiche con budget di centinaia di milioni di euro?  E le domande non si fermano qua, visto che da tempo ci viene detto e ripetuto fino alla noia che l’immigrazione è una potenziale “bomba” in grado di minacciare la nostra sicurezza, se non addirittura  la “nostra” civiltà e i nostri valori; e che ultimamente il Ministro dell’Interno, cioè il principale sostenitore di tale tesi, afferma che grazie alla sua “linea dura”  il pericolo di un’invasione (!)  è ormai scongiurato. Ma allora, delle due l’una, come si dice in questi casi: o davvero l’immigrazione rappresenta(va) una terribile minaccia e allora, se il Ministro è stato così bravo a disinnescarla, come mai non riesce, se non a eliminare, neppure a ridimensionare un fenomeno certo assai meno apocalittico come quello del tifo violento, tanto da dover impiegare ingenti mezzi solamente per tenere a bada (e non certo per arrestare o  disarmare) qualche gruppetto di facinorosi e teppisti?;  oppure non è vero che l’immigrazione rappresenta questo grande pericolo e quindi quella del Ministro è (quasi) tutta propaganda, che però “rende” elettoralmente molto più che, ad esempio, un impegno serio e determinato contro le frange violente del tifo (che anzi rischierebbe di alienargli le simpatie e i consensi dei tifosi, i quali, a differenza dei profughi, votano…).  E’ un po’  la storia – purtroppo ben più tragica – dei migranti che in certe zone d’Italia sono sfruttati, costretti a lavorare con paghe da fame e ridotti a vivere in squallide baracche: sgombrare i loro alloggi fatiscenti dopo l’ennesima tragedia è facile e  “popolare”;  combattere il racket che li ha ridotti in quelle condizioni disumane è ben più difficile, pericoloso e , soprattutto, non crea consenso, almeno nell’immediato.

Ma, come in tanti altre situazioni, è troppo facile prendersela con un Ministro o con un partito, quando – purtroppo – i primi ad avallare, tacitamente o esplicitamente, le loro scelte sono  i cittadini: basti pensare che (come è successo  anche a Parma e in alcuni Comuni della Provincia),  l’arrivo di qualche decina di migranti, colpevoli solo  di fuggire dalla guerra e dalla fame, suscita proteste, cortei e manifestazioni ostili °a  prescindere”, mentre,  di contro,  viene tollerato, con qualche mugugno e poco altro,  che un pugno di (pseudo) tifosi  violenti -spesso con precedenti penali  e legati ad organizzazioni criminali – paralizzi per ore intere zone della città.Guardarsi troppo dai possibili nemici esterni, insomma, porta a sottovalutare quelli interni, che sono spesso i più pericolosi;  e infatti, nella domenica di Parma – Napoli, a far “piangere” i parmigiani non sono stati i tifosi partenopei, ma   il 4- 0 inflitto ai crociati dalla squadra ospite, guidata in panchina proprio dal “nostro”  Ancelotti. …

Riccardo Campanini

 

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