Nel panorama diocesano, non sempre vivace per iniziative, va dato merito al gruppo dell’Azione Cattolica di San Lazzaro, di promuovere incontri di grande interesse, al di là degli stretti ambiti parrocchiali, con la presentazione di testimoni di vita cristiana. A partire da Bachelet,

Carretto, Toniolo, Dossetti per arrivare a Giuseppe Lazzati , compito affidato  al Prof. Luca Diliberto, docente di storia della chiesa e autore di importanti pubblicazioni.

Giuseppe Lazzati (1909-1986), educatore, studioso, docente, rettore della Cattolica, costituente e parlamentare, è stato un protagonista della chiesa e della società del novecento; di lui è in corso la causa di beatificazione.

Difficile per il relatore racchiudere in un incontro una vita così ricca e complessa, per cui Diliberto sceglie di rileggerla nel segno della fedeltà o meglio come “testimone fedele del suo tempo”. Una triplice forma di fedeltà, a Dio, alla Chiesa e alla storia.
La fedeltà a Dio è per Lazzati una vera passione, un elemento costitutivo del suo essere  ed è maturata fin dai primi anni della giovinezza, favorita certo dallo ambiente familiare ma subito, fin dal 1920, dalla frequentazione della Associazione studentesca San Stanislao costituita nel 1888. Nonostante l’assoluta reticenza e sobrietà con cui Lazzati parla di sé, la sua esperienza spirituale risalta dalle riflessioni scritte che ha fatto ogni anno, a partire dal 1922, quando aveva 13 anni, in occasione degli esercizi spirituali; sono le intense meditazioni di una persona che, come Piergiorgio Frassati, “voleva essere cristiano e voleva diventare santo”. Poi la sua scelta fondamentale di consacrazione  con il celibato nei Missionari della regalità, da cui si stacca nel 1939, per radunare un gruppo di giovani e costituire l’Istituto secolare Cristo Re. La sua spiritualità non è mai disincarnata ma fin dall’inizio alimentata dalla tensione a ritrovare il regno di Cristo nella storia. Il soprannaturale va innestato sul naturale, annota nei testi, e la preghiera è elemento fondamentale. Come ricordava Dossetti, che aveva condiviso con lui la pensione a Roma nella casa Portoghesi, erano tanti i momenti passati in silenzio e in preghiera.
Lazzati cresce come credente nella chiesa del suo tempo  sentendosi responsabile degli altri, della fede dei più giovani, capace di trascinare e coinvolgere per costruire la presenza ecclesiale dei laici. Lo fa come presidente diocesano della Giac milanese, quando i giovani soci erano 100.000, con una forma di apostolato moderno , popolare ma unito alla cura della formazione, convinto che “non vive col vangelo chi non vive col suo tempo”. La sua collaborazione alla Chiesa continua al ritorno dalla prigionia nei lager tedeschi, come Presidente della Giunta Diocesana di AC, come collaboratore con Bachelet alla riforma dello statuto, nell’ambito dell’Università Cattolica, come docente poi come Rettore, con i suoi Vescovi,  Schuster, Montini, Colombo, con il Vescovo di Cracovia Woytila, con cui sentiva forte il tema dell’obbedienza alla gerarchia “ma in piedi”. Investe le sue forze per una chiesa in cui i laici abbiano un proprio ruolo secondo la visione conciliare (LG 31) ritenendo  che sia proprio dei laici trattare le cose temporali ed  essere l’anima del mondo con la testimonianza della rettitudine di vita, come insegna la Lettera a Diogneto.
Infine l’ambito della fedeltà alla storia. L’8 settembre 1943, tenente degli alpini, sceglie di rimanere fedele alla patria e di non aderire al servizio della RSI. Viene internato in un campo di prigionia, affidato come servo a un contadino tedesco, ma oltre al duro lavoro nei campi e nelle stalle, fatto sempre nel modo più corretto possibile, riesce a testimoniare la propria fede organizzando seminari di studio e preparando scritti per la sua Giac milanese. Poi nel 1945 inizia un suo impegno politico, come consigliere comunale a Milano, come costituente e come deputato; vive in fratellanza e collaborazione nel gruppo detto dei “professorini”, con Dossetti, la Pira, Fanfani, per realizzare un progetto di ricostruzione  del paese nella giustizia ed equità. E’ sempre impegnato per la formazione, con l’associazione Civitas Humana. Scrive su “Cronache sociali” senza mai mischiare i piani tra azione cattolica e azione politica. E’ però una stagione di delusioni, ma a differenza di Dossetti che bruscamente lascia la politica, Lazzati sceglie di completare la legislatura. Poi costituisce i Centri culturali per l’educazione dei cristiani a pensare politicamente e nel 1985 da vita alla Associazione “Città dell’uomo”.
Convegni, incontri, pubblicazioni, sempre pronto a portare la sua voce, le sue idee , la sua lezione di vita, l’aiuto per la formazione. Che mette sempre alla base di ogni ricostruzione della società che ha al centro l’uomo come persona e l’impegno per il bene comune e che ritiene possibile solo con la grazia di Cristo. Nel dibattito che segue, Giorgio Campanini sottolinea il grande lavoro di Lazzati, negli ultimi 10 anni, 5 volumi editi da Ave, sul tema della laicità con il rispetto della autonomia nella distinzione dei piani tra cristiani come credenti e cittadini. Vallisneri ricorda le lezioni di Lazzati al Cenacolo diocesano di apostolato, una associazione che ha operato negli anni cinquanta e sessanta ed è stata una vera fucina di formazione di tante coscienze di giovani, poi impegnati a vivere con responsabilità nella società e nella chiesa. Conclude Luigi Delindati, fra i promotori dell’incontro, che testimonia come abbia ritrovato nelle parole di esortazione ai dirigenti dell’Ac di Papa Francesco una perfetta sintonia con il pensiero e la testimonianza di Giuseppe Lazzati.


Graziano Vallisneri