DALLA PALESTINA A PARMA: LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA di Laura Caffagnini

di BorgoAdmin

La Giornata mondiale di preghiera (Gmp) è un movimento ecumenico laico femminile nato verso la fine dell’Ottocento negli Stati Uniti e in Canada da attività di cooperazione mirate a sostenere le donne impegnate nelle missioni. Dal 1861 furono fondati dei comitati femminili per le missioni finalizzati all’alfabetizzazione e all’istruzione superiore di donne e bambine in India, in Cina e nella missione interna. L’azione, che prevedeva anche la raccolta di fondi, fu preceduta e accompagnata dalla preghiera: donne presbiteriane, metodiste, battiste e anglicane inaugurarono incontri di preghiera prima confessionali, poi interdenominazionali. La prima celebrazione ufficiale della Gmp nella forma globale attuale risale al 1927; con l’evoluzione dell’ecumenismo anche donne cattoliche e ortodosse aderirono all’iniziativa. Il primo venerdì di marzo in oltre 170 paesi le donne pregano con la liturgia preparata dalle sorelle cristiane di un paese ogni anno diverso. Il motto della Giornata è “informarsi per pregare, pregare per agire”. Si parte dalla spiegazione di vari aspetti del paese designato, si leggono testimonianze delle donne, si prega ringraziando per i doni che Dio ha seminato in quella terra e per l’azione delle donne a favore della vita, si chiede aiuto per le situazioni ancora avvolte dal male, si condivide una parte delle proprie risorse per finanziare progetti di cooperazione a favore delle donne e dell’infanzia.

La soggettualità delle donne

Il 2024 la liturgia è stata elaborata dalle donne della Palestina che nel 2017 avevano ricevuto dal comitato mondiale Gmp l’invito a prepararla. La realizzazione è avvenuta prima dell’acuirsi delle violenze in Israele e Palestina con il massacro compiuto da Hamas verso cittadine e cittadini israeliani il 7 ottobre 2023. Le testimonianze delle donne palestinesi riflettono lo stato delle cose in essere prima. Il brano biblico paolino che titola la Giornata, “Vi prego… sopportatevi l’un l’altro con amore. (Ef 4,1-7)”, è l’impegno che le donne palestinesi si sono assunte per affrontare una situazione di grande criticità. Il nominare parole come “invasione” o “catastrofe” (Nakba) riferite al 1948 ha destato in Germania – un paese che nel secolo breve si è imbevuta di un antisemitismo i cui esiti sono tristemente noti – discussioni e dubbi sull’opportunità di celebrare la preghiera. Anche in Svizzera sono nate perplessità ma le donne del comitato nazionale Gmp, a parte stilare delle raccomandazioni perché non si creassero corti circuiti, ha ritenuto di rispettare la soggettualità delle donne palestinesi che nella liturgia hanno espresso la loro testimonianza di vita.

La liturgia

In Italia la Gmp è stata celebrata in numerose città al sud e al nord, organizzata da gruppi di donne evangeliche di diverse denominazioni con cattoliche e ortodosse, da Consigli delle chiese, da chiese sorelle, da organismi diocesani e da gruppi del Segretariato attività ecumeniche. Venerdì 1° marzo anche il Sae di Parma, come in passato, ha promosso la celebrazione della Giornata godendo della generosa ospitalità dei Saveriani. Alla sua preparazione ha operato in grande armonia un gruppo di lavoro ecumenico formato da donne avventiste, cattoliche, metodiste e ortodosse. Alle Missioni Estere il 1° marzo si è presentato un numero inaspettato di donne – il doppio dello scorso anno – di diverse età e chiese, e sono arrivati anche alcuni uomini. Una grande ellissi di volti ha circondato il tavolo al centro della sala “Le vie del Vangelo” fasciato dai colori della bandiera palestinese, rametti di ulivo, un cero acceso e la Bibbia interconfessionale. La liturgia ha visto una partecipazione corale attraverso l’ascolto, il silenzio, il canto, le letture, la meditazione. Il Padre nostro è stato ascoltato in lingua aramaica ed è stato poi recitato in italiano. Lo scambio della pace è avvenuto con la consegna dell’ulivo e la frase “Salaam al Massih” (La pace di Cristo). Hanno concluso la liturgia le parole di impegno delle donne cristiane della Palestina: «Impegniamoci a lavorare per la pace stando al fianco di tutte le donne, in particolare quelle che subiscono oppressione, violenza o discriminazione. Che possiamo essere fedeli sostenitrici/tori di coloro che prendono le decisioni a tutti i livelli della società, comprese le istituzioni religiose. Che possiamo sopportarci l’un l’altro con amore fino a quando la giustizia e la pace di Dio non regneranno in tutto il mondo». Un’atmosfera di accoglienza e di pace ha animato l’incontro di preghiera e il momento conviviale successivo. La colletta, di 632 euro, è stata inviata al comitato italiano della Gmp che l’ha destinata a favore del Caritas Baby Hospital di Betlemme. Fondato nel 1953 da una donna, Hedwig Vetter e da un prete, Ernst Schnydrig, entrambi svizzeri, e dal medico palestinese Antoine Dabdoub, è l’unico ospedale pediatrico di tutta la Cisgiordania e fornisce cure ambulatoriali e ospedaliere.

 

 

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