LA MEMORIA DEL PASTORE BUONO, MONSIGNOR BENITO COCCHI di Monica Cocconi

di BorgoAdmin

Una memoria non rituale ma autentica, feconda e rigenerativa quella che, circa un anno fa, ha spinto una decina di associazioni della città di Parma, insieme alle autorità cittadine, a intitolare la Casa di Comunità di Via XXIV maggio a Monsignor Benito Cocchi, Vescovo della nostra Diocesi dal 22 maggio 1982 al giugno 1996. Una memoria che rende visibile agli occhi quello che da molti anni era rimasto impresso nel cuore di tanti parmigiani e parmigiane e che dà compimento alle tante opere a favore degli ultimi e dei poveri con cui, da Vescovo di Parma, Cocchi aveva intessuto la sua intera missione pastorale.    Nella sua prima omelia in Cattedrale si rivolse così ai fedeli presenti: «Ho desiderio di conoscervi. Da un contatto prolungato con voi desidero e voglio diventare pienamente di questa Chiesa e di questa terra, come lo sono già per i vincoli spirituali e con il desiderio».    L’indole schiva ma ironica e gentile, il sorriso luminoso e aperto, l’oratoria non aulica ma concreta e convincente e lo stile umano affettuoso e caldo sono ancora impressi in profondità nel ricordo di chi lo ha conosciuto e incontrato. Tante le persone che, nella sua missione presbiterale e in quella vescovile, hanno ricevuto da lui un’attenzione speciale, uno sguardo buono e un sostegno fondamentale nelle difficoltà. La cura intensa delle relazioni personali era un tutt’uno con la concretezza e l’effettività che il Vescovo imprimeva nella progettazione e nella realizzazione delle opere pastorali.

La nascita della casa di accoglienza di Marore, la Mensa della Fraternità presso il Don Gnocchi, la casa di accoglienza Santa Chiara e la nascita del gruppo Caritas Carcere sono solo alcune delle iniziative che hanno conosciuto la sua iniziativa o il suo impulso attraverso un dialogo intenso e fecondo con la società civile. Da non dimenticare, nella stessa direzione pastorale, la Presidenza da lui assunta della Caritas Nazionale, dal 1997 al 2003.   Indimenticabili sono rimaste alcune sue espressioni forti sulla necessaria apertura della Chiesa alla società, in profonda sintonia con l’attuale Magistero Magistero di Papa Francesco: « La Chiesa non è autocentrata, non è per sé, ma per il mondo. Fare missione non è solo mettere in piedi una serie di iniziative: è riscoprire ciò che il cristiano è, ciò che la Chiesa è. La missione appartiene al suo codice genetico.   Il disegno e la logica che improntano il progetto di transizione delle Case della salute in Case di comunità, ovvero di potenziare l’assistenza sanitaria territoriale in una visione integrata con quella sociale, sono in piena sintonia con le priorità del Magistero del Vescovo Benito Cocchi e la volontà cittadina di rendere viva e feconda la sua memoria. In tal modo la nostra città onora un pastore buono che è stato tale anche per i non credenti e ha rivolto il suo sguardo soprattutto agli ultimi e ai poveri.

 

 

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