PRESENTATO IL LIBRO DI G. CAMPANINI SUL CARD. FERRARI E IL NEOTOMISMO A PARMA

di BorgoAdmin

Più che una austera presentazione di un libro, è stata una sorta di festa quello che è avvenuto sabato 3 u.s. presso il Centro Pastorale Diocesano. IL BORGO ed il MEIC hanno infatti voluto presentare l’ultima fatica di Giorgio Campanini, che – in occasione del centenario della morte del card Ferrari (1921) – ha voluto raccogliere e riprendere alcuni articoli già pubblicati, riuniti in un volumetto che, causa COVID e qualche fatica editoriale, solo nelle scorse settimane ha visto la luce. Un clima di festa, dicevamo, per la presenza di molti amici e amiche e dell’autore e delle due associazioni organizzatrici. Anche il luogo prescelto ha avuto la sua importanza: si era infatti nella sala dedicata appunto al card. Ferrari, con un suo grande ritratto posto sul fondo che guardava benevolmente i relatori presenti al tavolo e l’autore stesso…. Monica Vanin, già docente di storia della Chiesa presso l’Istituto di scienze religiose, ha delineato l’epoca storica in cui questo figlio della nostra montagna è vissuto. In una Chiesa italiana (e parmense) ancora lacerata dal contrasto fra intransigenti e conciliatoristi, Ferrari si è formato nel passaggio dall’episcopato rigidamente intransigente di mons. Cantimorri a quello, pur saldo nei principii, ma più dialogante, di mons. Domenico M. Villa. Questi colse nel giovane presbitero le eccelse qualità di cui era dotato, dandogli, lui ancor giovane, importanti incarichi, come quello di Rettore del seminario (ed i semonari, allora, erano ben più frequentati di quelli odierni…). Da Parma poi il volo verso Guastalla, Como e infine Milano, dove fu Pastore amato e popolare, e dove la sua chiara e convinta adesione al nascente neotomismo non gli precluse un approccio dialogante con il clero di una città che stava diventando la capitale economica del nuovo Regno. Siamo in piena tempesta modernista, lo stesso Ferrari venne in qualche modo messo sotto la lente di ingrandimento del Vaticano proprio perché la saldezza della dottrina si sposava ad una interpretazione dialogante del suo servizio episcopale – forse proprio ricordando l’insegnamento di Villa.

Mariano Vezzali, già docente di filosofia al Liceo Romagnosi, ha delineato le origini del neo tomismo. Parma si era resa protagonista del ritorno allo studio dei testi di Tommaso d’Aquino, grazie al libraio-editore Pietro Fiaccadori, che aveva stampato nella prima metà del secolo XIX l’opera dell’Aquinate. In questo contesto culturale, uscì nel 1879, ad un anno dalla sua elezione, l’enciclica di Leone XIII Aeterni Patris, che poneva il pensiero di san Tommaso al cuore della dottrina cattolica – anche in funzione antimoderna: Gioberti e Rosmini, per citare due importanti pensatori dell’Ottocento italiano, venivano di fatto emarginati dai piani di studio dei seminari cattolici. Naturalmente, il neotomismo, ed in generale la neoscolastica, hanno avuto esiti diversi, e talvolta anche opposti, a seconda delle personalità e dei luoghi in cui vennero coltivate. Al neo tomismo va fatta risalire ad esempio la visione teoretica di fondo di Maritain, il quale (salvo i primi scritti) non lo si può certamente giudicare uno spirito anti-moderno e chiuso al dialogo con altri filoni culturali. Ma tornando a Parma, proprio in quegli anni si costituì una “Accademia san Tommaso”, di cui Ferrari fu infaticabile animatore. Il suo ruolo capitale in questo piccolo consesso di studiosi lo si evince dal fatto che, nominato Vescovo a Guastalla e quindi lasciata la nostra città, l’Accademia perse ben presto il proprio fervore. Tra i figli del neotomismo parmense va però ricordato Amato Masnovo (a quando, mei permetto di dire, una strada o una biblioteca a lui dedicata nella nostra città?). Masnovo fu il primo docente di filosofia teoretica nella nuova Università Cattolica di Milano, maestro a sua volta di Bontadini e di una scuola filosofica che continua ancor oggi a seminare nel mondo della cultura l’idea di un pensiero aperto verso la trascendenza (“La filosofia verso la religione” è appunto il titolo di un piccolo, ma aureo libretto di Masnovo). Proprio la creazione di una Università Cattolica a Milano fu una delle grandi imprese del card. Ferrari, che poté vedere, prima di morire, finalmente approvata dalla Santa Sede quel grande progetto culturale. Tornando alla mattinata del 3 febbraio, il successivo dibattito ha consentito all’autore, alla fine festeggiatissimo, di chiarire coi presenti taluni punti del suo lavoro, che peraltro raccoglie, pur rivisti, testi già pubblicati in anni passati. Un punto di arrivo di una lunga ricerca, ma speriamo anche il punto di partenza per successivi sviluppi della ricerca (evidentemente da parte di altri) intorno a questo grande figlio della nostra Chiesa di Parma.

 

 

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