IN CAMMINO VERSO LA CORRESPONSABILITA’ di Gabriele Canali, già segretario del Consiglio Pastorale Diocesano

I risultati di un’indagine sulle esperienze negli organismi di partecipazione nella Chiesa di Parma e alcune riflessioni sulla sfida della corresponsabilità

di BorgoAdmin

Il sinodo sulla “sinodalità” proposto da papa Francesco all’intera Chiesa Cattolica ha certamente avviato un processo importante, magari lento ma promettente. L’utilità di un percorso sinodale che si è voluto partecipato, perché non fosse solo un esercizio di riflessione calato dall’alto, è stata confermata anche dalla scelta fatta a livello diocesano: costituire un’equipe sinodale per coordinare l’intero percorso sinodale, coordinata da due laici, Francesca Stefanini e Matteo Truffelli. Nonostante lentezze e difficoltà, nel primo anno si sono riuniti poco meno di 200 gruppi che hanno inviato più di 70 contributi scritti, raccolti nella sintesi diocesana. Tra i punti principali emersi vi è la richiesta di “riattivare e risignificare gli organismi di partecipazione parrocchiali e diocesani, come luoghi di esercizio della corresponsabilità”. Dai contributi era infatti emerso il dualismo che vede da un lato parroci accentratori e dall’altro laici non disponibili alla collaborazione (e alla corresponsabilità). Nel secondo anno di sinodo, si è voluto approfondire questo tema, e a questo fine l’equipe sinodale ha utilizzato un questionario online fatto circolare a livello diocesano, per verificare attese ed esperienze di partecipazione nei vari organismi ecclesiali quali i consigli pastorali parrocchiali, quelli delle nuove parrocchie, il consiglio pastorale diocesano, consigli parrocchiali per gli affari economici, i servizi ministeriali, ecc. Lo scorso 27 gennaio, in apertura di un nuovo incontro promosso a livello diocesano sullo stesso tema, sono stati presentati i risultati finali di questa indagine. Hanno risposto 181 persone, delle quali 156 laici e  25 tra presbiteri, religiosi/e, diaconi. Ben 141 rispondenti hanno avuto, negli ultimi 15 anni, almeno un’esperienza in uno degli organismi ecclesiali di partecipazione, 37 hanno risposto con riferimento a 2 diverse esperienze. La gran parte delle esperienze dei rispondenti hanno riguardato i consigli pastorali parrocchiali (o delle nuove parrocchie), seguiti da partecipazione a gruppi di catechesi, servizio ministeriale e consiglio parrocchiale affari economici.

Le modalità di individuazione dei partecipanti ai diversi organismi sono state diverse, variando dall’elezione (a livello di parrocchiale) alla nomina da parte del parroco o del responsabile diocesano, per arrivare a modalità miste. Se è evidente che le diverse tipologie di organismi possono giustificare modalità diverse, resta altrettanto vero che le modalità paiono diversificate anche con riferimento allo stesso organismo (ad esempio consiglio pastorale parrocchiale). L’ordine del giorno degli incontri viene deciso, nella maggior parte dei casi (42%) dal responsabile (presbitero), nel 39% dei casi da un gruppetto di segreteria, nei casi restanti con modalità diverse. Lo stesso coordinamento dell’attività dell’organismo è esercitato, nel 58% dei casi, direttamente dal presbitero, mentre solo nel 38% dei casi il ruolo è svolto da un/una segretario/a. Questo dato si confronta con l’indicazione fornita dai tre quarti dei rispondenti (74%) che ritengono utile una figura di coordinamento specifica dell’organismo di partecipazione, persona che dovrebbe essere preparata per svolgere questo ruolo al meglio. Nella maggior parte dei casi (82%) si predispongono verbali delle riunioni ma in oltre la metà dei casi non sono previste verifiche annuali sull’attività svolta. Per oltre la metà dei casi, inoltre, le stesse finalità dell’attività svolta dall’organismo di partecipazione non sono spiegate in modo chiaro all’inizio del mandato, o perché date per scontate o perché illustrate in modo parziale e approssimativo. Ma gli aspetti organizzativi sono solo parte del problema. In realtà molti hanno evidenziato la percezione di non contribuire a un processo decisionale chiaro e responsabilizzante. Ciò, unito al fatto che talvolta non si riesce nemmeno a sapere a posteriori se le indicazioni offerte in questi organismi sono state prese in considerazione (dai presbiteri), rappresenta un elemento fortemente demotivante. D’altro canto, nonostante le criticità emerse, i rispondenti affermano che l’esperienza di partecipazione è stata un’esperienza positiva che ha permesso di conoscere meglio la propria comunità, far crescere lo spirito comunitario e favorire il dialogo tra le diverse componenti. Se la valorizzazione del contributo dei partecipanti sembra essere ancora un punto di relativa debolezza, emerge chiaramente la consapevolezza che questi organismi rappresentano un elemento importante per la vita e la missione della chiesa locale. Alla domanda sull’interesse a partecipare in futuro ai menzionati organismi di corresponsabilità, la maggior parte dei rispondenti ha comunque fornito risposte positive con riferimento agli organismi più conosciuti e partecipati quali i consigli pastorali parrocchiali e delle nuove parrocchie, nonché, sia pure in misura minore, ai servizi ministeriali.

In sintesi, il passaggio dalla collaborazione alla corresponsabilità sembra emergere da un lato come una necessità ma soprattutto come un’opportunità per far crescere la Chiesa e migliorarne la testimonianza e l’annuncio. La strada intrapresa, con modalità variabili, esige disponibilità al cambiamento per tutti i soggetti coinvolti: parroci, religiosi/e e laici. Prima ancora di eventuali cambiamenti che potranno forse interessare le norme del Diritto canonico, in un prossimo futuro, il funzionamento di questi “luoghi di corresponsabilità” potrà avvantaggiarsi di una accresciuta corresponsabilità “di fatto”, se questa saprà crescere grazie alla ricchezza di relazioni autentiche, aperte e costruttive tra laici, presbiteri, religiosi/e, donne, uomini, giovani e anziani. Ascolto e dialogo sinceri fanno crescere la fiducia, la condivisione, la disponibilità a collaborare all’unica missione.

 

 

 

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