BORSA E BORSEGGI: TRA IMBROGLIO E PREGIUDIZIO di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Nel corso del celebre film “Una poltrona per due” gli spettatori assistono a due tipi di reati: all’inizio, quelli compiuti dal personaggio interpretato da Eddy Murphy, un disperato che vive di furtarelli e di espedienti; e, verso la fine, quello escogitato invece da insospettabili operatori finanziari, che guadagnano milioni di dollari grazie ad una sorta di ingegnoso –e criminale –insider trading.(ma alla fine, come ben sa chi ha visto il film, vengono truffati e rovinati con le loro stesse armi)  Domanda: chi è più riprovevole tra le due categorie di delinquenti? Chi deruba il prossimo per sopravvivere o chi, pur essendo già molto ricco, lo fa per diventare ancora più ricco?  La risposta sembra essere ovvia, ma così non è. E ne abbiamo avuto una prova qualche giorno fa, quando, quasi contemporaneamente, esplodevano le polemiche su un filmato che riprendeva alcune borseggiatrici di etnia Rom in azione nella Metropolitana di Milano, mentre in superficie, a poche centinaia di metri, la Borsa della capitale finanziaria d’Italia, così come quelle delle altre città europee, andava in profondo rosso a causa del crollo di Credit Suisse, una delle più importanti banche svizzere. Crollo che, a leggere le cronache, non è stato causato da qualche imprevedibile contingenza dei mercati finanziari ma da errori e soprattutto da veri e propri scandali che hanno coinvolto i dirigenti dell’Istituto bancario, e che una rivista specializzata sintetizza efficacemente cosi “Un top manager pedinato poiché in procinto di passare a una banca rivale. Una condanna penale, prima in Svizzera, per non aver evitato il riciclaggio di denaro di un’organizzazione criminale bulgara. E ancora: 10 miliardi, denaro dei clienti, investiti in una società poi fallita e addirittura tangenti per ottenere fondi destinati all’acquisto di pescherecci in Mozambico. Non, non è la trama di un «House of cards» in salsa bancaria: è la cronistoria degli errori (e degli orrori) commessi da Credit Suisse negli ultimi anni”. Anche in questo caso, dovrebbe essere ovvio che tali comportamenti truffaldini dovrebbero essere giudicati ben più negativamente di quello delle giovani borseggiatrici, che sono sostanzialmente vittime di un meccanismo di pressione familiare e culturale a cui è quasi impossibile sottrarsi. Ma invece le condanne massmediatiche, i commenti negativi, gli insulti, le richieste di pene draconiane si sono riversati quasi solo sulle ladruncole della metro, mentre per i “furbetti” del Credite Suisse è scattata una sostanziale indulgenza in nome del “così fan tutti”. Va poi aggiunto che i comportamenti illeciti di questi ultimi provocano danni finanziari a migliaia di incolpevoli azionisti e, più in generale, incidono negativamente sullo stesso indice di Borsa, colpendo quindi indirettamente titoli e aziende in nessun modo responsabili dei comportamenti sopra citati, mentre i borseggi causano danni e fastidi solo alle persone derubate.

Eppure, come si diceva, la condanna dell’opinione pubblica è severa e implacabile verso chi delinque stando “in basso” nella scala sociale, mentre è ben più blanda verso i comportamenti illegali di quanti si trovano “in alto”: basti pensare alla scarsissima riprovazione che provocano i casi di evasioni fiscali multimilionarie, spesso con protagonisti personaggi famosi, che ogni tanto  vengono resi pubblici per poi cadere rapidamente nell’oblio (eppure si sa che sono tutti soldi sottratti alla collettività, quindi a servizi pubblici fondamentali come sanità, istruzione  e persino – ironia della sorte – lotta alla criminalità….). “La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi”. E’ una massima di più di 2000 anni fa, ma ancora estremamente attuale, specie se ci si riferisce alla giustizia “sommaria” dei social e delle inchieste televisive, che, a differenza di quella ordinaria, emette sentenze definitive già al primo (e unico) grado di giudizio – anzi, di pregiudizio.

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