Incontriamo Pierluigi Castagnetti ad Assisi, durante il Seminario estivo dell’Associazione “Agire Politicamente”. L’ex parlamentare emiliano qui è di casa e contribuisce alla riflessione con semplicità e chiarezza. Ma anche con una straordinaria capacità di porre le questioni in quel contesto storico italiano ed europeo di cui lui è stato uno dei principali protagonisti. Impossibile non approfittarne per capire come vede il momento attuale.

On. Castagnetti, che cosa è in gioco nelle elezioni del 25 settembre?

C’è in gioco il futuro dell’Europa e quindi anche dell’Italia. Mai come in questa occasione i risultati politici nazionali avranno ripercussioni importanti per il destino dell’Europa. Passare da Mario Draghi a Giorgia Meloni significherebbe passare da un leader di peso, autorevole e credibile a un’esponente di partito che, non solo manca di quelle caratteristiche, ma soprattutto che ha un atteggiamento alquanto discutibile, non lineare, nei confronti dell’Europa. E questo nonostante l’intervento di copertura del PPE che vuole allargare il suo peso nel Parlamento europeo. “L’europeismo” – se così vogliamo chiamarlo – di questa destra è collegato con Orban e Le Pen. È un europeismo al contrario.

Eppure, i sondaggi sembrano premiarla

Si tratta di una situazione paradossale perché tutti gli elettori sanno benissimo che le sfide maggiori di questi ultimi anni, dalla pandemia, alla guerra in Ucraina, alla crisi idrica legata al riscaldamento climatico, al riarmo…si possono affrontare solo su scala europea. Eppure, in campagna elettorale non se ne parla, si dà per scontato che tutti siano d’accordo. Ma non è così! E bisogna incalzare gli esponenti della destra perché spieghino che cosa vorranno fare in Europa se avranno un ruolo di governo. Non dimentichiamo che Orban, così come i leaders polacchi, vogliono i vantaggi che vengono dall’Europa ma non un’Europa come unità sovrana, col un vero peso politico. La guerra in Ucraina sta spostando gli equilibri: Cina e Russia da una parte e USA dall’altra. A maggior ragione l’Europa deve consolidare la sua unità sovrana, in caso contrario non avrà nessun peso.

Facciamo un gioco dj fantasia e immaginiamo che il centrosinistra vinca le elezioni e lei sia il nuovo Presidente del Consiglio. Quali sarebbero le tre priorità che porterebbe sul tavolo del Consiglio dei ministri?

Quello dell’Europa, come ho spiegato prima, sarebbe il primo tema. In secondo luogo, porrei con forza la questione della legge elettorale che, con il consenso di tutti, andrebbe riformata a inizio legislatura, non a ridosso delle elezioni. Può sembrare un tema secondario ma non è così. Una buona legge elettorale che consenta una rappresentanza dei territori sarebbe importantissima per contrastare la crisi della democrazia. Si pensi che il centrodestra nel collegio di Carpi presenta un candidato di Catanzaro. Questa legge deresponsabilizza il ceto politico e allontana chi dovrebbe votarlo. In terzo luogo, vorrei un grande investimento sulla scuola. Non ci siamo ancora resi conto fino in fondo che la scuola è rimasta l’unica agenzia educativa che intercetta tutti i giovani. Giovani che sono stati profondamente segnati dagli anni della pandemia e che avrebbero bisogno con una scuola all’altezza della sfida. Se si vuole ricostruire il tessuto sociale del Paese bisogna passare dalla qualità della scuola.

Sembra che il partito che avrà più consensi sarà quello dell’astensionismo. Secondo lei come si può combattere questo fenomeno?

L’astensionismo è una patologia ma viene spesso guardato come un fenomeno fisiologico. Quando ci fu la contestazione studentesca del 1977, il Corriere della Sera pubblicò la foto di un giovane che, durante una manifestazione, impugnava una P38. Ricordo che Moro disse che quel giovane rappresentava il fallimento della politica che non era stata capace di convincerlo che si può cambiare con mezzi nonviolenti e democratici. Quindi lo sforzo è quello di spiegare che se abbiamo una classe dirigente inadeguata (motivo spesso dichiarato da chi non va a votare) la responsabilità è precisamente di chi non va a votare! Certo, questa lotta all’astensionismo va fatta fuori dalla campagna elettorale, altrimenti si rischia di non essere credibili.

Di fronte alla risposta che l’Italia e l’Europa hanno dato all’aggressione della Russia contro l’Ucraina (in particolare rispetto al sostegno militare e all’invio di armi) molte voci del mondo cattolico (in prima fila Avvenire) hanno avanzato obiezioni. Lei cosa ne pensa?

A mio giudizio non si può contestare la risposta data a Putin. Di fronte a un’aggressione armata, un Governo ha il diritto e il dovere di rispondere per difendere il suo popolo. Il ripudio della guerra contenuto nell’art.11 della Costituzione si riferisce alla guerra come strumento di aggressione. Il problema però è che oggi le guerre rischiano di non finire mai e nessuno le vince. Quindi contemporaneamente alla difesa, anche armata, bisogna avere una strategia per porre fine alla guerra. Bisogna passare dalla logica della vittoria a quella del compromesso. Le Nazioni Unite dovrebbero in teoria guidare questa strategia ma anche l’Europa potrebbe avere un ruolo fondamentale.  Che in parte sta svolgendo per esempio cercando d gestire in modo coordinato la crisi del gas È qui torniamo all’inizio: dopo Angela Merkel e “l’azzoppamento” elettorale di Macron, l’unico leader europeo è Mario Draghi.  Lui che ha sempre difeso l’Ucraina avrebbe tutta la credibilità per spingerla al tavolo delle trattative e forzare una mediazione. Ma Draghi è stato mandato a casa da partiti irresponsabili, partiti che hanno pensato più a un ipotetico tornaconto elettorale che al bene del Paese.

L’intervista a P. Castagnetti è stata pubblicata anche sul sito della Rete nazionale C3dem