BORGO LAB 2023/24: RICORDI E RIFLESSIONI (+ DUE TESTIMONIANZE) di Silvana Giannetti

di BorgoAdmin

Il 2 marzo 2024 si è conclusa la decima edizione di Borgo Lab, progetto di formazione alla cittadinanza attiva, il cui titolo recitava “I care e responsabilità sociale condivisa nell’esercizio dei diritti”. Ripensando al percorso svolto, cercando di riordinare la marea di ricordi intrecciati nell’arco di questi mesi, rilevo che la prima nota emergente sono i volti, gli sguardi, le voci di quelle giovani studentesse (una trentina circa) che a ottobre 2023 iniziavano insieme (ma molte non si conoscevano) un percorso esperienziale che avrebbe contribuito alla loro formazione sociale e civica già a partire dai primi incontri di laboratorio teatrale. Conoscenza di sé, avvicinamento e riconoscimento dell’Altro, ascolto e attenzione verso chi è prossimo, vicinanza, sostegno, rispetto della diversità, sospensione del giudizio. Queste parole chiave sintetizzano le attività laboratoriali dei primi incontri durante i quali emergevano già nel gruppo atteggiamenti e comportamenti pregevoli: disponibilità all’incontro e alla collaborazione, coinvolgimento personale. A questa prima fase è seguita quella delle conversazioni con esperti per affrontare temi inerenti la dimensione civico/ politica del percorso: diritti civili, politici e sociali, in particolare diritto all’istruzione e diritto d’asilo; l’esperienza di Don Milani a Barbiana racchiusa nella profondità di quell’espressione indelebile “I CARE”…. E a dicembre l’incontro con i tutor di CIAC (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione)e di Esprit (Centro Giovani ) per conoscerli e prepararsi ad entrare in queste due realtà territoriali dove il diritto all’istruzione e il diritto d’asilo vengono promossi nella quotidianità. A gennaio iniziava così la fase attuativa del percorso: l’esperienza diretta di immersione in contesti che offrono l’opportunità di conoscere, incontrare, sostenere persone (giovani e adulti prevalentemente stranieri) in condizioni di precarietà, assumendosi la corresponsabilità di favorirne l’esercizio dei diritti. Le attività svolte nei due Centri sono state diverse: alcune ragazze hanno affiancato gli educatori del Centro Giovani in attività di sostegno allo svolgimento compiti o di apprendimento L2; altre si sono inserite in laboratori già avviati, altre ancora hanno partecipato a tavoli di coprogettazione o a iniziative di integrazione e conoscenza del territorio rivolte a neo immigrati. Pur nella diversità delle esperienze, i tutor dei due Centri hanno espresso valutazioni lusinghiere sull’operato delle giovani partecipanti di Borgo Lab riconoscendo la loro disponibilità a condividere esperienze, la volontà di mediare, la capacità di incontrare e sostenere l’Altro, in breve: tanta maturità e consapevolezza. Le ultime tappe di questa decima edizione sono state l’incontro di debriefing per riflettere e condividere l’esperienza svolta nei Centri e, per concludere, l’evento di restituzione pubblica del percorso svolto ad una platea di studenti coetanei in concomitanza con “La settimana della CURA”, iniziativa promossa da una rete di Istituti Scolastici di Parma. Sottolineo volentieri che l’evento conclusivo del 2 marzo è stato l’esito di incontri di coprogettazione in cui una decina delle ragazze iscritte a Borgo Lab sono state protagoniste nell’ideazione e successivamente nella conduzione dell’evento stesso.

A questa sintetica rivisitazione della decima edizione di Borgo Lab segue ora una serie di riflessioni, senza alcuna pretesa di sistematicità; ma vorrei partire da un quesito strano che nasce da una situazione “strana”: perché quest’anno la proposta di Borgo Lab è stata scelta solo da giovani studentesse? Mentre le prime edizioni, a partire dal 2013/14 vedevano una buona presenza del genere maschile, nel corso degli ultimi anni è stata maggioritaria quella femminile. Quali le possibili interpretazioni del fenomeno? Potremmo ipotizzare una maggior motivazione femminile rispetto a tematiche sociali e civiche; un vero e proprio capovolgimento dello stereotipo che vede(va) i maschi più interessati alla dimensione civica e politica rispetto alle donne. Altra ipotesi: una situazione di dèfaiance psico-sociale generalizzata dei giovani maschi che oggi si palesa in tanti fenomeni problematici: dal progressivo ritiro sociale alle diverse forme di dipendenza  fino ai comportamenti maschili palesemente violenti di cui le cronache sono stracolme. Oppure: una scarsa attrattività, per i maschi, dei temi proposti da Borgo Lab; nello specifico di questa decima edizione il tema della cura e della responsabilità potrebbe risultare estraneo e lontano dagli interessi maschili. Ed infine, ultima ipotesi: un’eziologia sicuramente multifattoriale di cui ci sfuggono molti aspetti, ma che sicuramente verrà discussa nei prossimi incontri del Consiglio scientifico di Borgo Lab, poichè la formazione alla cittadinanza non può, per sua natura, escludere nessuno.

La seconda riflessione riguarda l’aspetto più innovativo di questa decima edizione e cioè la centralità dell’esperienza svolta dalle ragazze presso associazioni esterne al Borgo che hanno consentito loro di vivere in prima persona esperienze sociali di contatto diretto con persone straniere, portatrici di vissuti particolari, esperienze che hanno sicuramente favorito nelle ragazze un ampliamento degli orizzonti ed un impegno civico soggettivo. Il riscontro che ad oggi abbiamo avuto riguardo la fase attuativa ci sostiene a confermare e magari implementare tale proposta consapevoli del rilievo e dell’efficacia svolta dall’esperienza nei processi di apprendimento e formazione. Il filosofo e pedagogista J. Dewey sosteneva che “si impara facendo”, pertanto si impara ad essere cittadini/e facendo esperienze di cittadinanza. Il prossimo mese, terminato il Ramadan che abbiamo voluto rispettare in quanto alcune ragazze iscritte sono di religione islamica, incontreremo ancora le studentesse che hanno svolto il percorso della decima edizione. Sarà un’altra bella occasione per ritrovarsi, ricordare, riflettere sull’esperienza svolta lasciando che nuove idee germoglino per la prossima edizione di Borgo Lab.

A completamento di questo bilancio conclusivo dell’edizione 2023-2024 di BorgoLab riportiamo di seguito le brevi ma significative testimonianze di due partecipanti

Io sono una ragazza filippina, nata in Italia, senza ancora cittadinanza italiana e credetemi so cosa significa la parola “esclusione”. Il diritto è la prima cosa che si toglie a una persona immigrata, di nazionalità diversa, o che semplicemente è in difficoltà; questo l’ho capito benissimo nel momento in cui ho conosciuto e sono entrata a far parte del Centro Giovani Esprit. I ragazzi e giovani adulti che ho conosciuto lì avevano tutti una cosa in comune: il bisogno di poter sentirsi parte di un qualcosa e un posto da poter chiamare casa. Ho visto persone normalissime che avevano il solo bisogno di poter parlare, parlare del meno e del più senza dover preoccuparsi dell’ostacolo che crea la lingua. Ho conosciuto persone fantastiche, con un sacco di sogni e desideri, persone con cui io stessa posso condividere hobby e obiettivi, ma se l’unica cosa che differenzia loro da noi è la nazionalità o il gene in più o in meno che hanno, allora perché dobbiamo sottostare agli stereotipi e non possiamo invece prenderci cura di loro? Ho imparato grazie a Il Borgo, che non tutti vedono queste ingiustizie, e che l’unico modo per prendere visione di esse è con l’esperienza diretta sul campo. Sono felice di aver potuto partecipare a questa edizione, perché ho potuto dare gioia a persone come me alle quali è stata tolta la possibilità di parlare, e che solo grazie a pochi, riescono oggi ad avere il diritto di imparare la lingua italiana.

Mhiel Chiara Galapon Tomas

Questa esperienza mi ha aiutata tanto, mi ha messa a contatto con realtà differenti dalla mia; ho conosciuto persone e visto da vicino le loro fragilità e difficoltà, mi sono sentita fortunata. Questi ragazzi più piccoli, ma anche più grandi di me, mi hanno dato tanto a livello umano, ed io nel mio piccolo ho cercato di dare una mano a loro. Ascoltando certe storie delle famiglie o del passato di questi ragazzi, una domanda mi rimbombava in testa, ma quanti limiti si trovano davanti tutti coloro che con coraggio provano a cambiare vita? Lingua diversa, cultura diversa ed una società non sempre abbastanza aperta, che spesso tende a respingere il nuovo o il diverso. Bene, credo sia fondamentale ripartire da noi, noi giovani che rappresentiamo il futuro per questo pianeta, ripartire con l’idea che l’integrazione sia quotidianità e non eccezione; essa in fondo se ci pensiamo è alla base di qualsiasi cultura e benessere personale. Il messaggio più bello che mi porto da questa esperienza è quindi quello che ognuno di noi ha il diritto e il dovere non di vivere in una nazione, ma bensì nella più grande delle comunità, l’umanità, dove non esistono altro che tante persone, tutte che meritano di vivere una vita  definibile dignitosa .

Alessia Carletti

 

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