Non è facile né scontato che i nostri ragazzi si fermino a riflettere sulla pandemia e su quello che hanno vissuto, e soprattutto che lo mettano per iscritto. Però lo desiderano e in classe si confrontano volentieri. Lorenzo ha accettato di farlo esprimendo questo testo, utilizzando immagini ed evocando personaggi del suo e nostro immaginario che sollevano e incardinano nella storia un evento fortemente simbolico della nostra condizione umana, della nostra fragilità e al contempo della nostra forza, quale la pandemia.  Buona lettura, grazie a Lorenzo che frequenta l’ultimo anno del Liceo Scientifico presso il Convitto Maria Luigia , nella sezione A.

 Daria Jacopozzi  ( docente di religione presso i Licei del Convitto di Parma)

 

A mesi di distanza dalla individuazione del Coronavirus, la terribile epidemia, la pandemia che essa ha procurato non è ancora stata debellata. Il “nemico invisibile” è subdolo al punto di attaccarci senza farsi conoscere. E noi lo temiamo, perché sa presentarsi in modo sempre diverso, nascondendosi dietro sembianze nuove e, di conseguenza, ancora sconosciute, per combatterlo definitivamente con “armi adeguate”. A nulla è servito chiamarlo “mostro”, “bego virulento”, come il nostro Giorgio Torelli, e, quasi timidamente “Covid 19”, abbreviazione di Coronavirus, nome altisonante, non certo per la sua regalità. Ironia della sorte, è lo stesso nome del nemico di Asterix e di Obelix, i due invincibili Galli, nati nel 1959 dalla mirabile penna del fumettista Uderzo, scomparso da non molto. Ebbene, il suo terribile personaggio si chiamava proprio così, Coronavirus. Egli correva su una quadriga a forma di aquila lungo le strade romane nel 50 a. C. Aveva una maschera per non svelare l’identità e, accanto a sé, il suo fedele Bacillus. Manco fosse una profezia! Coronavirus, alla fine, perse la rocambolesca gara con Asterix. Fu vinto, vinto per sempre!  E noi vogliamo essere speranzosi che, a distanza di duemila anni da quella storia comica e divertente, anche i nostri scienziati vinceranno per sempre il nemico, il NUOVO virus, lasciandolo senza corona. Così come nel Seicento è stata debellata la peste e negli Anni Venti del secolo scorso, la Spagnola.  Intanto noi continueremo a vaccinarci, avremo la “terza dose”, uno nuovo Green-Pass aggiornato e non ci arrenderemo: troppo è stato il malessere in tutti i campi, e ora, in tutti i campi, si evidenzia la grande voglia di ripresa. Di “Piano di ripresa” a livello europeo, ha  parlato infatti il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Amendola, all’Auditorium Paganini nei giorni scorsi.  Anche il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, nell’Aula Magna del nostro Ateneo, ha sostenuto la necessità di ripresa dell’industria puntando a competere con progetti ambiziosi nell’ambito della proprietà industriale. Noi studenti puntiamo forte sulla Scuola, perché è la Scuola in primis che ha diritto di ripresa.

Per mesi abbiamo abbandonato i nostri banchi, le nostre aule e ci siamo ritrovati soli, confinati in casa, senza lo sguardo accogliente, incoraggiante dei professori, senza le loro gestualità che rendevano viva la lezione, senza le espressività e le battute dei compagni, perché l’ambiente scolastico permette di confrontarsi.  Anche se nella nostra realtà scolastica disponevamo di validi computer, tuttavia nei primi mesi non sono mancate le difficoltà: una rete WI-FI era malfunzionante, o mancava l’audio e si perdeva una parte di spiegazione, e non si vedeva ciò che il prof. proiettava, o non si riusciva ad accedere al link inviato.  Abbiamo rilevato, comunque, che nel secondo periodo di DAD si era puntato su una maggiore organizzazione nel gestire la situazione e, durante le lezioni asincrone e sincrone, accresceva sempre più la nostra consapevolezza informatica. Ma crediamo che ci sia ancora tanto da fare. In conclusione, se si è responsabili, se si dispone di una buona connessione internet e dispositivi tecnologici di ultima generazione, la Didattica a Distanza può funzionare, però alternandola possibilmente a lezioni in presenza. Tuttavia, per evitare la DAD, i nostri doveri basilari di studenti rimangono sempre quelli di stare ben distanziati e indossare la mascherina, quella mascherina che, oggi, ci toglie il piacere di guardarci bene in faccia, negandoci respiro e fisionomia, come scrive Giorgio Torelli. La Didattica a distanza dunque ha avuto anche i suoi lati positivi: ci ha permesso di portare avanti l’apprendimento e di vedere la scuola non più come un obbligo, ma un diritto. La scuola, cioè, ha acquistato ai nostri occhi un altro significato: prima, a volte, poteva sembrare pesante, ora insostituibile.  È proprio vero che, quando ci viene a mancare una cosa, poi la desideriamo. Dunque, non condanniamo totalmente la DAD, ma non vorremmo più dire: “Fuori era primavera” come il regista Gabriele Salvatores.

Concludendo, siamo consci che, nel periodo più terribile del Covid, abbiamo visto tanti eroi medici in prima linea, dai volontari delle ambulanze. Ma vogliamo chiamare “eroi” anche i nostri insegnanti che sono sempre stati presenti ed hanno lavorato proficuamente con una notevole mole di lavoro, affinché non venisse meno la qualità dell’insegnamento. Ode di riconoscenza, dunque, ai nostri “Prof”, coinvolti, come dice il nostro giornalista Giorgio Torelli nel “De Bello Virali”, pronti sempre a ravvivare noi giovani con l’antipiretico del Sapere. Noi giovani, che abbiamo compreso “come il verace contagio della Conoscenza” non possa avvenire a distanza. Tramite l’algida vetreria di un computer, ma grazie all’indelebile presenza dei maestri di vita, quando la loro humanitas si imprime negli sguardi” […] “prima di consegnarci, con la giusta maturazione di mente e di spirito, nel Mare Magnum della vita”.