L’obiettivo 11 dell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ha come finalità Rendere le città e gli insediamenti urbani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. La città dunque diventa il prioritario banco di prova della capacità della politica di creare le condizioni di sistema per una convivenza pacifica tra coloro che abitano i diversi contesti urbani. E questo obiettivo non potrebbe non essere prioritario dato che oggi circa la metà della popolazione mondiale vive nelle città (3,5 miliardi di persone) ed entro il 2030 si prevede che quasi il 60% della medesima popolazione abiterà in aree urbane. La stessa Agenda ONU 2030 evidenzia inoltre altri due fattori che possono essere fonte di criticità nel processo di progressivo inurbamento a cui assistiamo: il fatto che il 95% dell’espansione urbana avverrà nei prossimi decenni nei Paesi in via di sviluppo e che ad oggi 828 milioni di persone vivono in baraccopoli ai margini periferici dei contesti urbani. Si tratta di un numero in continuo aumento che non fa altro che creare a livello globale, e nelle diversità e specificità di ogni contesto urbano, le condizioni per la crescita esponenziale di vulnerabilità e di conflittualità sociali dalle quali può dipendere la tenuta stessa dell’organizzazione dello spazio urbano riconducibile al concetto polisemico di città nonché degli impianti normativi che regolano la convivenza tra individui nei più diversi contesti urbani. In poche parole dalla capacità della politica di creare processi partecipativi ed inclusivi di sistema, che sappiano tenere insieme e integrare all’interno di un’idea di unità molteplici ed eterogenee realtà etniche, culturali, religiose, dipende il presente e il futuro della città.

Da un tale quadro emerge come tema sempre più centrale il livello di sicurezza urbana percepito come priorità da coloro che abitano la città. Tema, quello della sicurezza urbana, che purtroppo viene spesso ipersemplificato e letto attraverso la lente della cronaca nera se non strumentalizzato a livello politico attraverso letture e narrazioni parziali se non addirittura distorsive, piuttosto che affrontato nella sua più articolata complessità di sistema che invece lo deve collocare all’interno di una fitta rete di situazioni e di relazioni sociali. Parlare in modo concreto di sicurezza urbana infatti richiede un approccio programmatico e operativo ampio nel quale rientrano molteplici aspetti di natura economica, sociale, culturale, urbanistica e ambientale, e dove soprattutto parte essenziale risulta il creare sinergie partecipative ed inclusive tra i molteplici stakeholders presenti all’interno di ogni contesto urbano. La sicurezza urbana infatti, come peraltro la democrazia, non è mai data una volta per sempre, ma necessita di un impegno costante per essere continuamente confermata e ri-affermata attraverso percorsi partecipativi e inclusivi rivolti alle diverse realtà che popolano la città. Per questo, ridurre il tema della sicurezza urbana esclusivamente a un problema di ordine pubblico è prospettiva politica miope e di breve respiro che evita di affrontare aspetti essenziali tanto quanto complessi che risultano fondamentali per produrre le condizioni necessarie alla sicurezza stessa, quali ad esempio i processi di rigenerazione sociale e urbana all’interno delle città. In una tale ottica si deve collocare la valorizzazione nonché la sempre più auspicabile collaborazione da parte della politica con tutte quelle realtà che nel Terzo Settore operano per rigenerare le reti sociali del territorio urbano nel quale centro e periferia solo in apparenza possono risultare realtà separate, quando invece costituiscono un continuum, non sempre facile da percepire e da decifrare nelle sue frammentazioni e contraddizioni, ma che va a costituire l’unità del concetto di città. Pensare infatti di risolvere le criticità del centro e non occuparsi con la medesima solerzia di quelle delle periferie urbane o viceversa crea le condizioni perché quelle medesime criticità si trasferiscano prima o poi attraverso un processo di osmosi sociale da un contesto all’altro. Per questo motivo progettare la città necessita da parte della politica di una visione di sistema unitaria in cui oggi le vulnerabilità e criticità economico-sociali non possono essere più disgiunte da quelle urbanistiche e, soprattutto, in piena epoca di crisi climatica, da quelle ambientali, come in più occasioni ha ribadito Papa Francesco a partire dall’Enciclica Laudato Si’. Si tratta quindi di concepire l’idea stessa di sicurezza urbana attraverso una più ampia visione politica che non abbia paura di affrontare la complessità degli elementi che la compongono, come possiamo riscontrare nella definizione di sicurezza urbana data all’art. 4 del testo del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, coordinato con la legge di conversione 18 aprile 2017, n. 48 recante Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città, che recita: «si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, e recupero delle aree o dei siti degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente, anche con interventi integrati, lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, nel rispetto delle rispettive competenze e funzioni». Alla luce di questa definizione contenuta in una specifica Legge della Repubblica Italiana è compito della politica, che voglia a buon diritto fregiarsi di questo nome, non cedere alla tentazione di evitare di affrontare la complessità del tema attraverso narrazioni semplificatorie che tendano da un lato a drammatizzare, o dall’altro a sottovalutare, il problema della sicurezza urbana nonché la percezione che oggi ne hanno milioni di cittadini come priorità per la difesa della loro qualità di vita.     Bisogna essere tutti consapevoli che sicurezza urbana e cultura democratica sono un binomio strettamente interrelato, infatti senza sicurezza non vi può essere democrazia come senza una democrazia che garantisca e tuteli i diritti e l’inviolabilità di ogni singolo cittadino non vi può mai essere una vera e autentica sicurezza.