Parma, come del resto altre simili città della provincia italiana del centro-nord, vive da tempo in una situazione a due facce: da un lato presenta un livello di ricchezza complessiva, di sviluppo economico, di quantità e qualità dei servizi sociali e sanitari, di cultura e formazione che la collocano nella “fascia alta” delle realtà urbane più avanzate in Italia e, per vari aspetti, anche in Europa. Dall’altro lato, nonostante importanti analisi (tra cui proprio quelle del Borgo) e interventi, presenta ancora alcune criticità sul piano sociale e ambientale. In un recente seminario tenutosi a Parma nell’ambito del “Festival dello Sviluppo Sostenibile” è emerso che l’Indice di Disuguaglianza a Parma è molto più accentuato rispetto a quello medio regionale e risulta superiore anche a quello nazionale (11,3 Parma; 7,7 Emilia-Romagna; 10,4 Italia. Anno di riferimento: 2015. Fonte: Federico Olivieri, ASVIS, 2021). Ci sono le persone che possiamo definire povere in senso proprio, la cui composizione sociale si è modificata nel tempo (oggi molte di esse vengono da altri Paesi, senza dimenticare però che ce ne sono ancora tante di origine italiana, anzi, in aumento, come la Caritas ci ricorda spesso) e per le quali si è riscontrata la grande difficoltà a raggiungere un’uscita dalla loro condizione; e poi ci sono le migliaia di famiglie che dichiarano 10.000 o 15.000 euro di reddito annuo (pur considerando qualche situazione di evasione e di lavoro nero), nuclei talvolta numerosi, magari meno “visibili”, ma che vanno avanti seppure con molta fatica e i cui figli faticano ad avanzare nella scala sociale, a laurearsi o addirittura a diplomarsi, cadendo in alcuni casi in sacche di emarginazione, con ciò che ne consegue. La crisi del 2008 sembra lontana, ma in realtà ha espletato i suoi effetti deleteri fino a oggi. Agire quindi con detrazioni IRPEF, fino all’azzeramento, da parte dei Comuni e con misure specifiche di sostegno da parte delle Istituzioni intese nel loro insieme (Governo, Regioni ed enti locali) diventa fondamentale. Si tratta da un lato di intervenire per la massima riduzione possibile delle spese vive e nel contempo mettere in campo azioni positive mirate, perché a volte le stesse famiglie in situazione precaria non hanno la capacità di operare le scelte più oculate; in particolare, sostenere la formazione e l’istruzione dei ragazzi e delle ragazze che hanno un retroterra familiare complesso vuol dire applicare davvero la Costituzione (come è stato  ricordato in occasione della laurea honoris causa recentemente conferita al Presidente Mattarella) ed evitare marginalità sociale e difficoltà nell’ inserimento lavorativo.  Abbiamo poi un’emergenza molto grave, quella della casa, di cui Il Borgo e anche altri soggetti (tra cui il mio Gruppo consiliare) si sono ampiamente occupati con incontri pubblici e proposte e su cui quindi non mi soffermo; ma è doveroso almeno citarla e, soprattutto, affrontarla con determinazione, non rassegnandosi alle difficoltà.

Un tema che ha riguardato gli ultimi decenni è quello dell’arrivo di persone emigrate da altri Paesi del mondo. Vasta e variegata è questa presenza a Parma: oggi vivono nel comune di Parma oltre 35.000 persone di origine non italiana, pari al 17,7 % della popolazione, con 10 provenienze che superano i 1000 individui (le più numerose sono quelle romena e moldava, con oltre 4.000 individui ciascuna). Nonostante una martellante e spesso indegna campagna che tende a identificare le persone immigrate come una minaccia e un danno, l’arrivo di esse ha evitato il crollo demografico delle nostre città e “colmato” vuoti lavorativi (si pensi all’assistenza agli anziani e ad altri lavori); nella stragrande maggioranza dei casi, esse si sono inserite nel nostro contesto, imparando la nostra lingua, lavorando nelle nostre aziende e famiglie, mandando i figli a scuola, frequentando le nostre piazze. Occorre però lavorare di più per promuovere iniziative di reciproca conoscenza e scambio, anche nei quartieri, e con eventi pubblici specifici (a Modena, ad esempio, da anni si svolge il Festival della Migrazione). E’ importante  evidenziare positivamente l’integrazione che già c’è e lavorare su quella che potrebbe essere, valorizzando il bello della convivenza e la ricchezza delle differenze. Solo per fare un piccolo esempio, Parma città della gastronomia UNESCO potrebbe favorire l’incontro tra la cultura culinaria parmigiana e quella di altre regioni del mondo presenti in città (con modalità diverse rispetto alla festa multiculturale di Collecchio). Detto ciò, è persino ovvio notare che una piccola minoranza di queste persone ha comportamenti errati o illegali, che ci sono spacciatori e sfruttamento della prostituzione, furti e altri reati. Del resto ci sono italiani che commettono gli stessi reati e anche molto peggiori (si pensi alla criminalità organizzata, alle mafie, ai femminicidi e omicidi, alle frodi finanziarie, alla corruzione, allo sfruttamento del lavoro…). Sulla legalità non si può derogare, da qualunque parte e da chiunque venga infranta – a partire dalla presenza della ‘ndrangheta nel nostro territorio, che ad esempio gestisce il traffico di droga e altre operazioni criminali. Accanto ad indagini serrate sui livelli medi e alti che governano la microcriminalità, occorre un presidio del territorio più capillare, ad esempio con i vigili di quartiere, perché la sicurezza è un diritto e lo è in particolare proprio per le persone più fragili e meno attrezzate a fronteggiare le situazioni di rischio. Nello stesso tempo, occorre capire se alcuni dei comportamenti che tanto preoccupano e spaventano i nostri concittadini non possano essere prevenuti e gestiti con un maggiore investimento dal punto di vista sociale e con un più forte coordinamento tra servizi sociali locali, forze dell’ordine, associazioni, soggetti del territorio, agenzie educative e di inserimento lavorativo. Riguardo ai rifugiati e richiedenti asilo, Parma, con la sua storia, tradizione amministrativa, esperienza e qualità delle associazioni e del terzo settore, ha dimostrato di avere tutte le caratteristiche per accogliere e includere nel proprio tessuto civile le persone che fuggono da violenza, miseria e oppressione. Ma è indispensabile un’alleanza, nel rispetto dei  ruoli, tra amministrazione pubblica e realtà del sociale, che punti a valorizzare le esperienze virtuose già sperimentate e a costruire progetti ben strutturati, in grado di aprire un futuro possibile alle persone rifugiate. Purtroppo negli ultimi anni, per motivi non chiaramente comprensibili,  i vertici dell’amministrazione locale hanno mostrato diffidenza e distanza dalla quasi totalità degli enti e realtà che operano nel sociale con competenza, scrupolo e alte progettualità. La prossima amministrazione avrà tra i suoi  primi compiti quello ricucire relazioni positive con questo mondo, la cui presenza e attività, oltre che meritoria, è fondamentale.

Un’ulteriore questione che è andata sempre più affermandosi nell’agenda politica e amministrativa, anche grazie alla sacrosanta  mobilitazione dei giovani, è quella ambientale. Una questione su cui misuriamo la difficoltà di tenere assieme obiettivi molto alti e ormai inderogabili e le modalità e tempistiche con cui raggiungerli. E’ chiaro che la transizione ecologica va intesa come un ventaglio di azioni da intraprendere e non come un salto in avanti in un determinato settore piuttosto che in un altro; ciò peraltro non deve rappresentare un modo surrettizio per frenare il cambiamento necessario o per rinviarlo sine die. Al di là dei dibattiti sul piano generale, peraltro indispensabili e utili, ci sono alcuni interventi  concreti che si possono su scala locale per migliorare una situazione grave. Parma, se escludiamo le frazioni, è una città con un diametro di pochi chilometri e complessivamente ben servita, seppure con alcune lacune che vanno colmate, dal trasporto pubblico interno ed esterno. È una città in cui l’uso della bicicletta è agevole (siamo in pianura) e fa anche parte delle nostre migliori tradizioni. L’utilizzo dell’auto privata è quindi, con tutta evidenza, assolutamente sproporzionato ed eccessivo, al di là del problema Covid di questo periodo. Le migliori esperienze a livello europeo contemplano una netta riduzione di questo tipo di mobilità, a vantaggio della salute così come della socialità e del commercio tradizionale. Siamo inoltre una città che ha la fortuna di avere collegamenti ferroviari in ogni direzione: potenziarli come rete di trasporto “metropolitano” per i pendolari significherebbe meno traffico, meno inquinamento e, a mio avviso, anche meno stress. Altro tema: la nostra è una città che può puntare a un ben più esteso ricorso a pannelli solari e fotovoltaici, caldaie a basso consumo o appunto alimentate dagli impianti citati, miglioramenti edilizi finalizzati all’efficienza energetica, anche grazie agli incentivi. Nonostante l’eccessivo consumo di suolo degli anni scorsi, Parma presenta una ragguardevole superficie verde: piantare nuovi alberi è assolutamente giusto (oltre a prevedere il modo di tenerli in vita) ma occorre anche mantenere, curare e vivificare le aree verdi e agricole esistenti. Non solo: è necessario fermare ogni altra occupazione di suolo, favorire il ricostruito sul costruito e avere il coraggio di riportare a verde (desealing) i vari plessi inutilizzati o abbandonati, dai capannoni industriali cessati, agli ex supermercati o centri commerciali falliti o mai partiti. Per lo spazio assegnato – del resto già abbondante – non sono riuscito a riflettere su altri temi cruciali: cultura, infrastrutture, giovani, sanità, economia, università, corridoi umanitari, impegno per la pace, protezione civile… Ci saranno altre occasioni.