Quali sono stati i segni più significativi che la pandemia ha lasciato nella vita delle persone, nelle diverse fasce della popolazione, soprattutto di quelle più fragili  sia dal punto di vista sanitario che economico e sociale ?   Quale tipo di welfare ci lascia il Covid, con quale visione dello “stato di benessere” usciamo da questa lunga e sconvolgente esperienza collettiva e personale ? Quali nuovi bisogni e problemi ci lascia in eredità e come si integrano con i vecchi bisogni e  problemi in ambito sia sanitario che complessivamente sociale ?Come esce il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) dall’impegnativa esperienza imposta dalla lunga emergenza sanitaria sia a livello statale che a livello regionale e locale ? Quali sono le indicazioni che emergono per ripensare il SSN del futuro ?

Queste sono le linee guida lungo le quali si è sviluppato l’interessante dibattito su “Welfare: ripensare lo Stato del benessere dopo il Covid”  nell’incontro di BetaniaOnline dei giorni scorsi che, dopo l’introduzione di Giorgio Pagliari promotore dell’iniziativa, ha messo a confronto i contributi di Rosy Bindi, già Ministro per le Politiche per la Famiglia e Ministro della Salute, Alessia Frangipane, Assessore alle Politiche Sociali, Terzo Settore e Pari Opportunità del Comune di Fidenza, Alessandro Catellani, educatore e community manager di CASCO – Centro per gli Apprendimenti e lo Sviluppo di Competenze,  Arnaldo Conforti, Direttore Forum Solidarietà-CSV Emilia, Marco Ingrosso, professore ordinario di Sociologia università di Padova, moderato da  Anna Maria Ferrari della Gazzetta di Parma . Indubbiamente diversi problemi preesistenti a livello socio-sanitario hanno evidenziato tutta la loro criticità, quali il progressivo invecchiamento della popolazione con le situazioni di disabilità che spesso l’accompagnano, che impediscono all’anziano di vivere in modo sufficientemente attivo, con la realtà di quartieri non sempre vivibili e agibili, abitazioni inadeguate per spazi e servizi non funzionali per una vita dignitosa;  i disagi e i malesseri della socialità, che coinvolgono in modo particolare i giovani che vivono spesso come estranei alla comunità, senza possibilità di esprimere le loro attese e di partecipare direttamente e responsabilmente alla vita sociale.La famiglia a causa del Covid si è trovata spesso ad affrontare problemi e incombenze notevoli di fronte ai quali non ha trovato un sufficiente aiuto da parte delle istituzioni.  La fragilità di molte situazioni economiche e lavorative, caratterizzate da una diffusa precarietà dei rapporti di lavoro e da livelli salariali sempre più ridotti, ha ampliato in modo considerevole la fascia di società che ha bisogno di un aiuto economico da parte degli enti pubblici e delle iniziative gestite dal volontariato. Molti casi prima a rischio di marginalità sono evoluti in situazioni di povertà conclamata accompagnata da forti stati di inquietudine familiare. Un comune filo rosso ha attraversato tutte le categorie a rischio (donne, mariti separati/divorziati, immigrati, disabili, …. ) : la quotidianità affrontata in solitudine. Sul piano sanitario il sistema ha retto in modo più adeguato dove é radicata la sanità territoriale, che ha consentito di non scaricare completamente l’onere dell’assistenza sanitaria sulle strutture ospedaliere, che correvano il rischio di pericolosi e ingestibili sovraccarichi.

Le linee fondamentali di welfare che il dibattito ha evidenziato si articolano attorno ad alcune parole che sottintendono  prima di tutto un notevole salto culturale e valoriale : il welfare deve essere di Comunità, un impegno integrato tra istituzioni locali, sistema economico, realtà del terzo settore, sintetizzato, nelle parole di A.Frangipane,  nei concetti di prossimità, integrazione e condivisione. M.Ingrosso ha parlato di una sfida storica che esige nuovi stili di vita, ambienti di vita più vivibili, una socialità più vissuta; occorre superare visioni stataliste in favore della centralità delle comunità locali e di una loro diretta responsabilizzazione. L’esperienza già significativa delle Case della Salute deve evolvere in Case della Comunità dove accanto ai servizi sanitari si possano sviluppare nuovi percorsi e servizi per promuovere inclusione, attenti ai nuovi bisogni e con la partecipazione responsabile dei cittadini. Quello proposto è un welfare di Comunità di prossimità e generativo , cioè, come ha sottolineato A.Catellani, capace di creare le condizioni affinché le persone si sentano protagoniste della vita sociale locale, coinvolte nell’affrontare la moltitudine di problemi esistenti, in condizioni anche di potersi esprimere sulla qualità dei servizi socio-sanitari offerti e favorire in tal modo anche una qualche premialità . Un rete di prossimità nella quale le persone e le famiglie  si sentono parte della Comunità, nella quale ricevono, ma, ha evidenziato A.Conforti,  possono anche dare attraverso varie forme di volontariato come risposta partecipata a offerte di impegno specifiche, puntuali. Non solo quindi un welfare dei servizi da ricevere, ma un percorso più articolato, certamente più faticoso, ma innovativo e necessario per la crescita di una consapevolezza più comunitaria.

Sulla situazione complessiva del Sistema Sanitario emersa dall’esperienza pandemica si è soffermata in particolare R.Bindi, del quale ha evidenziato il progressivo sotto-finanziamento frutto dei numerosi tagli di bilancio subiti negli anni precedenti.Anche nell’ambito del PNRR , visto come un’occasione straordinaria sotto il profilo degli investimenti strutturali, R.Bindi considera la quota assegnata alla sanità insufficiente rispetto a quella assegnata ad altri settori e con il rischio che risulti nei fatti inefficace se non accompagnata in sede di Bilancio annuale da quote adeguate si spesa corrente  che rendano pienamente produttivi gli investimenti PNRR in sanità. L’aumento del Fondo Sanitario nazionale si rende necessario anche per evitare che si perda il carattere di universalità del SSN proprio mentre sono in forte crescita i Fondi Sanitari Integrativi di tipo assicurativo. La pandemia ha evidenziato la notevole differenza di situazioni e risultati dei sistemi sanitari regionali pur nel contesto di un unico SSN, dalla quale emerge la necessità  di una seria condivisione delle esperienze tramite uno sforzo continuo di coordinamento nazionale e il necessario confronto di modelli culturali e organizzativi per una valutazione e valorizzazione delle migliori esperienze. Della necessità di ricostruire un nuovo modello di SSN ha parlato G.Pagliari, sottolineando come debba essere, pur nella condivisione dei fondamenti comuni nazionali, espressione della diversità delle realtà locali, le quali devono trovare nei loro amministratori locali la capacità di incisive scelte non solo “amministrative”, ma più propriamente “politiche”. Attorno al tema “salute” le amministrazioni locali devono saper ricostruire anche il mondo delle “relazioni” sociali della comunità, con un’attenzione vera alla persona nella sua complessità, come prevede la Costituzione, e che non può mai esaurirsi nella semplice erogazione impersonale di servizi. A tale scopo è importante il contributo di proposte e di esperienze del Terzo Settore e la condivisione di progetti tra pubblico e privato.