Le elezioni del 1946 furono uniche nel loro genere, si trattava di votare per l’Assemblea Costituente, nello stesso giorno avvenne il Referendum per scegliere la forma istituzionale dello Stato: Monarchia o Repubblica, i dati ufficiali, che sono da sempre contestati, attribuirono la vittoria alla Repubblica per 12.718.641 voti (54,27%) sulla Monarchia 10.718.502 voti (45,73%). Non poterono votare coloro che prima della chiusura delle liste elettorali si trovavano ancora al di fuori del territorio nazionale, nei campi di prigionia o di internamento all’estero, né i cittadini dei territori delle province di Bolzano , Gorizia e Trieste.In un clima di assoluta incertezza, in Italia non si votava da oltre vent’anni, con un conflitto che era finito da solo 12 mesi e che aveva lasciato profonde ferite alla nazione 24,947,187 italiani si recarono alle urne per eleggere i 556 deputati dell’Assemblea Costituente, per la prima volta avevano diritto di voto anche le donne.I deputati della Provincia di Parma eletti alla Costituente furono sette in rappresentanza dei tre maggiori partiti: Partito Comunista, Partito socialista, Democrazia Cristiana. Li ricordiamo come omaggio a loro e alla rinata democrazia in questa grande ricorrenza.

Ferdinando Bernini

Nasce a San Secondo nel 1891. Frequenta la Scuola Normale di Pisa, allievo del latinista repubblicano Augusto Mancini. Iscritto giovanissimo al Partito Socialista Italiano (PSI), neutralista e antimilitarista, nel corso della Prima Guerra Mondiale si dimostra valoroso combattente e ottiene la Medaglia d’Argento al Valor Militare.Insegnante al Liceo Romagnosi di Parma, la sua attività di educatore incide sulla formazione etico-politica dei suoi studenti. Il 25 luglio 1943 esce allo scoperto: è tra i capi del Comitato d’Azione Antifascista di Parma, ma è arrestato e detenuto più volte.  Al termine del conflitto riceve la nomina a Provveditore agli Studi. Nel 1946 è eletto all’Assemblea Costituente nelle file socialiste. Si dedica con passione e competenza alla questione scolastica e, in particolare, alla difesa della scuola pubblica come espressione della nuova coscienza etica del Paese. Nello stesso periodo è Condirettore del quotidiano «Gazzetta di Parma», già organo del Comitato di Liberazione Nazionale locale. È il periodo più intenso dal punto di vista dell’impegno politico. Nelle elezioni amministrative del 1948 anno è eletto Consigliere comunale per il PSI. Tornato a Parma si dedica allo studio e all’insegnamento universitario. È di questo periodo la sua monumentale Storia di Parma, pubblicata postuma. Muore a Bologna nel 1954.

 Giacomo Ferrari

Nasce a Langhirano, in provincia di Parma, nel 1887. A quindici anni fonda la sezione del Partito socialista locale. Dopo il liceo classico e il biennio di matematica all’Università di Parma si laurea al Politecnico di Torino in Ingegneria Civile. Con l’avvento del fascismo le intimidazioni , i costanti soprusi e il clima instaurato dal regime lo convincono a lasciare il Paese. Nel 1931 si trasferisce a Tolosa, dove rimane cinque anni. Dopo l’ingresso dell’Italia fascista nel secondo conflitto mondiale è richiamato nell’Esercito con il grado di capitano di artiglieria. Due giorni dopo la proclamazione dell’Armistizio prende parte alla riunione del gruppo dirigente comunista che decide della resistenza armata contro i nazifascisti nel parmense. Vice-commissario politico di brigata con i nomi di battaglia prima “Nasi” e poi “Arta”, in seguito riceve la nomina di Vice-comandante del Comando Unico Operativo nella provincia di Parma. Dopo la Liberazione tiene il discorso di commiato alle brigate partigiane in Piazza Garibaldi. Nominato prefetto di Parma dal Comitato di Liberazione Nazionale, è eletto all’Assemblea Costituente nelle file del Partito Comunista Italiano. Nel luglio del 1946 riceve la nomina di Ministro dei Trasporti, incarico che mantiene fino al maggio 1947. L’anno seguente è eletto Senatore. Nel 1951 il PCI parmense gli chiede di candidarsi sindaco: sarà un amministratore abile e molto attento al sociale. Rieletto Senatore nel 1963 e nel 1968, due anni dopo si ritira a vita privata. Muore a Bosco di Corniglio nel 1974.

Gustavo Ghidini
Nasce a Soragna, in provincia di Parma, nel 1875. Laureato in Giurisprudenza, giovanissimo s’iscrive al Partito Socialista Italiano attestandosi su posizioni turatiane e svolgendo, fino all’avvento del fascismo, un’intensa attività politica. Sottotenente di fanteria durante la Prima Guerra Mondiale è uno dei maggiori esponenti del notabilato socialista che fa da riferimento dell’antifascismo social-riformista locale. Lo scioglimento del Partito Socialista Unitario nel 1925 coincide con il ritiro dalla vita politica, ma il suo attivismo nella professione legale gli permette di preservare idee antifasciste evitando atti apertamente sovversivi. Dopo l’8 settembre 1943, pur rinnegando il Patto d’azione con i comunisti, aderisce al Comitato di Liberazione Nazionale parmense. La pregiudiziale anticomunista, assieme alle divergenze strategiche sulla conduzione della lotta armata, sono all’origine della sua uscita, dopo pochi mesi, dal Comitato. Con la Liberazione è eletto all’Assemblea Costituente, dove ricopre l’ufficio di Vicepresidente della Commissione dei 75 e di Presidente della Terza Sottocommissione. Con la scissione di Palazzo Barberini aderisce al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani per il quale è eletto senatore nel 1948. Nella sua città esercita la professione di avvocato fino a ottantuno anni. È Presidente dell’Ordine degli avvocati e dei procuratori. Muore a Parma nel 1965.

 Dante Gorreri

Nasce a Parma nel 1900. Avviato alla professione d’idraulico, nel 1921 entra nella Federazione Giovanile Comunista Italiana di cui diviene Segretario provinciale. Nell’agosto del 1922 prende parte, con gli Arditi del Popolo, alle barricate erette nel quartiere Oltretorrente di Parma contro l’assedio da parte delle squadre fasciste. Nel 1923 subisce il primo arresto, tre anni dopo il primo provvedimento di confino. Torna a Parma nel 1931 e riprende l’attività clandestina. Denunciato, subisce una seconda e una terza condanna al confino. Rientrato in città, nel 1942 assume la carica di Segretario provinciale della Federazione comunista parmense. Due anni dopo è trasferito a dirigere la federazione comasca: arrestato dalla Brigata nera nel gennaio del 1945, è torturato e condannato a morte, ma scampa alla fucilazione. Fuggito in Svizzera, rientra nel comasco dopo la Liberazione, e in queste circostanze diviene uno dei principali attori nei fatti del cosiddetto “oro di Dongo”. Eletto all’Assemblea Costituente per il Partito Comunista Italiano (PCI) è in breve travolto dalle conseguenze giudiziarie e mediatiche del processo sui fatti di fine guerra e ne diviene il principale imputato: accusato della sottrazione dei valori dell’autocolonna di Mussolini e dell’omicidio della partigiana Giuseppina Tuissi e dell’ex ausiliaria Anna Maria Bianchi. Nel 1949 un provvedimento di carcerazione preventiva lo tiene in prigione per cinque anni. Nelle elezioni politiche del 1953 il PCI lo candida come capolista nella circoscrizione emiliana organizzando a suo favore un’energica campagna mediatica. Eletto alla Camera, la sua attività politica si conclude nel 1972. Muore a Parma nel 1987.

 

Angela Gotelli

Nasce ad Albareto, sull’Appennino parmense, nel 1905. Studentessa brillante, frequenta il Liceo Classico a La Spezia e si laurea in Lettere Classiche all’Università di Genova. Durante gli anni universitari si avvicina al movimento cattolico genovese e milita nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale rientra a La Spezia e frequenta un corso da infermiera volontaria presso l’ospedale cittadino. In seguito presta servizio come crocerossina a Brindisi, dove è impegnata in prima linea nell’assistenza ai feriti sul fronte greco. Dopo l’Armistizio è sfollata in montagna, ad Albareto, e partecipa alla Resistenza, prestandosi – grazie al lasciapassare della Croce Rossa – a scambi di prigionieri, liberazioni di ostaggi e traslazioni di salme. La sua casa di Porciorasco, a pochi chilometri da Varese Ligure, diviene la sede del Comando della IV Zona dei Volontari della Libertà. Dopo la Liberazione si schiera a favore della Repubblica e nel 1946 è una delle ventuno donne elette all’Assemblea Costituente. Chiamata a far parte della Commissione dei 75, partecipa, con Nilde Iotti, ai lavori della Prima Sottocommissione. Siede alla Camera dal 1948, è in diverse commissioni parlamentari e, nella seconda metà degli anni Cinquanta, ricopre importanti incarichi di governo. Nel 1951 viene eletta sindaco di Albareto. Dal 1963 al 1973 è Presidente dell’Opera Nazionale per la Maternità e l’Infazia. Nei primi anni Settanta si ritira dalla politica attiva. Muore ad Albareto nel 1996.

Giuseppe Micheli

Nasce a Parma nel 1874. Esponente di una famiglia cittadina di spicco, dopo la Laurea in Giurisprudenza segue le orme paterne e diventa notaio. Nel 1899 fonda l’associazione cattolica La Giovine Montagna e il periodico omonimo che dirige ed anima per buona parte della sua vita. Cattolico moderato, collaboratore di Romolo Murri e di Giuseppe Toniolo, nel 1908 è eletto Deputato.  Neutralista in occasione della Prima Guerra Mondiale non aderisce immediatamente al Partito Popolare Italiano, nelle cui fila è eletto al Parlamento nel 1919. Ministro dell’Agricoltura nel secondo Governo Nitti e nel quinto Governo Giolitti, è poi Ministro dei Lavori Pubblici nel primo Governo Bonomi. Con l’avvento del regime matura lentamente un sentimento antifascista che lo convince a lasciare la vita politica attiva. Tornato alla professione notarile a Parma, è bersaglio delle persecuzioni fasciste. Il suo studio viene semidistrutto nel 1925 e da quel momento diventa uno dei luoghi-simbolo dell’antifascismo parmense. Nel 1943 è la prima sede locale del Comitato di Liberazione Nazionale.  Dopo la liberazione della città torna a Roma, dove aderisce alla Democrazia Cristiana (DC). Nominato Vicepresidente della Camera dei Deputati nel Governo Orlando, esprime in più occasioni la propria diffidenza nei confronti di una collaborazione governativa fra la DC e il Partito Comunista Italiano. Eletto Deputato nell’Assemblea Costituente è Ministro della Marina Militare nel secondo Governo De Gasperi. Muore a Roma nel 1948.

Michele Valenti

Nasce a Medesano in provincia di Parma nel 1894. Figlio dell’ex sindaco del paese, partecipa alla Prima Guerra Mondiale con il grado di Capitano. La passione politica lo spinge a entrare nel Partito Popolare Italiano di cui diventa segretario della Sezione Cittadina di Parma. Negli anni dell’ascesa del fascismo cerca di mediare una riconciliazione tra i due fronti da lui giudicati “violenti”: il marxismo e lo squadrismo fascista. La via per una pacificazione dello scontro politico e sociale è individuata nell’associazionismo di matrice cattolica, punto di forza della sua visione politica. Si laurea in Giurisprudenza; poi, con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, è arruolato con il grado di Tenente Colonello a Bolzano. Catturato il 9 settembre 1943, viene internato nei campi di Innsbruck, Worlg, Stablak, Deblin-Irena, Tschlustokan, Normiberga e Hesepl (Hems). Al suo ritorno in Italia riprende l’impegno politico: si candida alle elezioni comunali di Parma del 1946 e diventa Consigliere. Il 2 giugno dello stesso anno è eletto Deputato all’Assemblea Costituente, dove si batte contro le ingiustizie del trattato di Pace di Parigi e per vedere riconosciuto il contributo democratico fondamentale della Resistenza, dell’esercito e degli internati militari. Muore a Roma il 12 marzo 1947, solo dopo pochi giorni aver accompagnato due rappresentati del Centro Italiano Femminile di Parma presso il Ministero dell’Interno.