E’ naturalmente troppo presto per poter trarre qualche conclusione dalla feroce e assurda guerra che sta insanguinando l’Ucraina. Sicuramente il mondo che uscirà da questo conflitto sarà decisamente diverso da quello di prima, ma nessuno può prevedere in cosa consisterà e quanto profondo sarà questo cambiamento.  Tuttavia, fatta questa doverosa premessa, è possibile già oggi – magari correndo il rischio di essere smentiti nel prossimo futuro – evidenziare due circostanze che contraddicono in modo abbastanza clamoroso tendenze culturali e politiche considerate ovvie e “vincenti” nel recente passato. La prima ad essere smentita è la teoria del cosiddetto “scontro di civiltà”, ovvero l’idea che nel XXI secolo i conflitti sarebbero stati originati da contrasti di natura religiosa, e segnatamente dallo scontro tra mondo cristiano e mondo islamico. La guerra in corso, al contrario, vede schierati su entrambi i fronti combattenti a grande maggioranza “cristiani”, anzi della medesima confessione ortodossa. Del resto, la storia dell’Occidente è piena di conflitti in cui la matrice religiosa è inesistente o del tutto secondaria (o al più utilizzata come puro pretesto), tanto che molti hanno visto nell’invasione dell’Ucraina come un “ritorno” alle dinamiche e alle logiche di aggressione tipiche dello scorso millennio, evidentemente tutt’altro che archiviate. L’altra, e forse più importante, “smentita” di tanti slogan del recente passato è quella relativa alla presunta contrapposizione tra patriottismo e europeismo, tra amore per il proprio paese e condivisione dei valori europei. Proprio il popolo ucraino è la negazione vivente di questa falsa alternativa: pronto a difendere la propria patria fino alla morte, ma al tempo stesso consapevole del legame ormai indissolubile con gli altri popoli europei, che infatti sono scesi in piazza per solidarizzare con i martoriati “fratelli” ucraini. Com’è lontana e irrilevante, in questa unità europea “dal basso” che supera confini e barriere, la stucchevole retorica, così spesso ripetuta in questi anni, sui “burocrati” di Bruxelles (falsamente) contrapposti ai valori patriottici, come se l’Europa fosse solo il regno delle regole e dei cavilli e le nazioni rappresentassero invece le uniche realtà portatrici di ideali e di passioni …I giovani, e meno giovani, europei che in tante forme stanno esprimendo solidarietà e vicinanza all’Ucraina sanno distinguere benissimo , a differenza di tanti politici “euroscettici”, la differenza tra ciò che nel progetto europeo è essenziale e irrinunciabile – i valori di libertà, democrazia, tolleranza – e quello che invece è necessariamente opinabile e discutibile – appunto , i regolamenti e le norme sulle tante materie di competenza comunitaria. D’altronde, sono molti i commentatori che fanno risalire l’aggressione russa non tanto a motivazioni strategiche o geopolitiche, quanto piuttosto al fatto che un’Ucraina “europea” rappresenta per Putin e suoi sodali un pericoloso e intollerabile modello di democrazia e libertà destinato prima o poi a “contagiare” anche la vicina Russia.

Da questo punto di vista può essere utile, in conclusione, riprendere persino il concetto di “scontro di civiltà” cui si accennava all’inizio, ma modificandone radicalmente i termini: non più contrapposizione tra religioni diverse, ma tra democrazia e dittatura, libertà e oppressione, pace e guerra. Forse anche (è un auspicio, ma insieme una ragionevole previsione) tra il futuro – rappresentato dall’Europa e dai suoi valori – e il passato – quelle dei tanti, troppi regimi autoritari e oppressivi  oggi presenti nel mondo –destinato prima o poi ad essere cancellato dalla storia. Bombe o non bombe.