Il nostro stupore incredulo, di fronte alla Russia che invade l’Ucraina, in questo inizio del XXI secolo, è la spia della nostra insufficiente consapevolezza. Forse della nostra distrazione? Da anni, dopo la Guerra Fredda, non coltiviamo le relazioni internazionali come primo strumento per la pace, non affrontiamo le disuguaglianze planetarie, non lavoriamo intorno al diritto internazionale secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Non abbastanza. Presi dalla globalità dell’economia, siamo stati spettatori di guerre, di migrazioni, di povertà crescente. Sostanzialmente spettatori. Anche l’emergenza climatica è il segno dell’insufficienza delle scelte internazionali. È mancata la politica. È mancata all’ONU, agli USA, all’UE, alla NATO, alla Russia. La Cina ha proposto la sua Via della Seta. Ci siamo fidati delle nostre democrazie, piuttosto fragili, incapaci di adeguate difese. Stanno arretrando in tutto il mondo, stanno prevalendo autoritarismi, violenze, colpi di Stato, in Asia come in Africa, tentativi di sovvertimento perfino a Washington. Eravamo preoccupati, ma soltanto ora siamo consapevoli dell’urgenza di combattere le guerre con l’alternativa della costruzione della pace.

Non è sufficiente dichiarare la pace, occorre costruirla. Lo si può fare nelle sedi internazionali con la politica.  Lo stupore per questa guerra, improvvisa e devastante, è anche la spia di un sentimento universale che percorre i popoli e li spinge a ribellarsi alla sola idea della guerra. Non resistono solo i partigiani oggi, resistono popoli interi. In Myanmar, dopo il golpe poco più di un anno fa, in Ucraina oggi. E i popoli manifestano ovunque, da Roma a Parigi, da Berlino a Mosca. Ciò che vediamo, ciò che sappiamo in questi giorni è la disumanità che le guerre esprimono. Il disprezzo per la popolazione civile, il mancato rispetto per la dignità delle persone, la violazione del diritto internazionale. Nel nostro stupore c’è anche la consapevolezza della distanza abissale tra l’alfabeto di Putin e il nostro alfabeto. Di Putin e di chi sta con lui, come il Patriarca ortodosso di Mosca, Kirill. Pronunciano parole, rivelano concetti che ci sono del tutto estranei. Il sentimento umano universale oggi è che bisogna far vincere l’umanità. L’articolo 11 della nostra Costituzione sul ripudio della guerra ha compiuto una scelta decisiva da circa 75 anni: mai la guerra come opzione per la soluzione dei problemi. Ci bastano tutti i secoli alle nostre spalle per darci questa persuasione. L’invasione della Russia colpisce immediatamente l’Ucraina in modo cruento, ma colpisce moralmente e politicamente l’Unione Europea, l’area del mondo che ha nel suo dna la difesa del diritto, della democrazia, dell’umanità. Il cammino dell’Unione Europea, dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale, consumata sul suo territorio, ha una sola bussola: l’unità. Ha un solo codice: la democrazia. Questo cammino ha portato i Paesi dell’Unione Europea all’integrazione economica ma non ancora pienamente a quella politica, soprattutto nel campo della politica estera e della difesa. Vediamo bene come l’Unione Europea è necessaria non solo a noi, ma al mondo intero. In questi giorni la scossa ha determinato un passo in avanti sull’unità del continente europeo. E ha rivelato, forse mai come prima, la straordinaria scelta positiva dell’allargamento a est operata sotto la presidenza della Commissione Europea di Romano Prodi.

Abbiamo bisogno di investire enormemente sull’unità dell’Europa, e non solo sul piano politico, ma anche culturale. L’investimento sulle nuove generazioni, che possono compiere la scuola, le università, la ricerca dovrebbe essere il nostro primo obiettivo: il grande patrimonio culturale e artistico di tutta l’area europea è uno strumento formidabile per il legame pacifico tra i popoli. Venezia come Leopoli, Kant come Dostoevskji. Anche la cultura russa è parte della cultura europea. Anche le religioni hanno una grande responsabilità nella costruzione dell’unità spirituale in Europa e nel mondo. Volere la pace significa investire su tutto questo per dare opportunità alla vita, alle persone, ai popoli. Così si sconfigge l’idea del dominio oligarchico e militare.     In questi giorni sentiamo il dovere di chiedere con forza l’immediata cessazione del fuoco, l’apertura del dialogo e dei negoziati. Ma la posta in gioco chiede di più: la convocazione di una Conferenza internazionale per la pace, alla quale tutti devono essere invitati, per sostenere le idee dell’umanità, della democrazia, del dialogo politico. Intorno all’Ucraina ma in connessione con gli altri luoghi di sofferenza del mondo. Perché la connessione è molto evidente: la vendita delle armi, di cui la Russia è specialista, ha luogo ovunque, dal Myanmar alla Siria, alla Libia. Mi domando spesso perché intorno alla guerra, alle armi, agli interessi dei più forti si spendano molte energie, mentre intorno alla universale costruzione della pace molte energie sembrano più incerte, prive di una visione e di una strategia di lungo periodo. Da un luogo di memoria come Casa Cervi la scelta dei valori umani universali si è chiamata antifascismo, poiché il nazifascismo era la disumanità. Teniamo questa bussola, la bussola dell’umanità. Dell’umanità al potere. Significa dignità delle persone, istruzione, cultura, lavoro, welfare, prendersi cura del creato, verità e non menzogna, in una parola la pace. Questa bussola l’hanno in mano soprattutto le donne. E non solo perché soprattutto loro si prendono cura dei popoli, anche quando sono travolti dalla guerra. Le donne sono l’energia vera del cambiamento umano in questo XXI secolo, dopo le loro lotte lungo tutto il Novecento. Sono il motore del cambiamento politico. Immaginiamo se al posto di Putin ci fosse oggi una donna. E se tutto l’apparato di governo, interno e internazionale, fosse affidato soprattutto a loro. Straordinario questo XXI secolo, chiamato ad affrontare sfide epocali, il Covid e la guerra in Europa, insieme con le altre guerre nel mondo. Occorre un nuovo pensiero umano, a dimensione planetaria, un nuovo pensiero politico che sconfigga le vecchie categorie del dominio, della violenza, del potere. Niente di meno ci è chiesto in questi giorni difficili ma così sfidanti per disegnare il futuro. L’ultima cosa che possiamo permetterci è di rimanere stupiti intorno a ciò che accade.So bene che siamo tutti impegnati nella solidarietà e negli aiuti umanitari. È assolutamente necessario prendersi cura di tutte le vittime di questa situazione che dobbiamo continuare a definire assurda. Ma non basta. Non basta una caritas universale. La prima forma di carità, diceva Paolo VI, è la politica. Quella che il Papa di oggi, Francesco, mai così necessario, indica come lo svolgimento del tema: fratelli tutti.