SINODALE OVVERO ECUMENICO: ALCUNI PENSIERI DOPO LA SPUC  di Laura Caffagnini responsabile del gruppo Sae di Parma

di BorgoAdmin

È appena terminata la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio) preceduta, il 17 gennaio, dalla Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. L’iniziativa fu suggerita da Maria Vingiani, fondatrice del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche), ai vescovi italiani, che l’adottarono nel 1990. L’origine e la collocazione della Giornata indicano quanto il recupero delle radici del cristianesimo e l’instaurazione di un rapporto nuovo con il popolo dell’Alleanza mai revocata, siano fondanti per chi cerca di ristabilirel’unità tra i cristiani. È nota poi l’affermazione del teologo riformato Karl Barth, espressa durante un suo viaggio a Roma: «In ultima analisi, esiste un solo grande problema ecumenico: quello delle relazioni con il popolo ebraico». Il fatto che la celebrazione della Giornata si sia da tempo diffusa tra le altre chiese cristiane, e in molte città sia promossa ecumenicamente, ha generato poi l’abitudine comune di definire l’iniziativa “Giornata del dialogo ebraico-cristiano”.

I temi del 2023

Nel 2023 i temi della Giornata e della Settimana si riferiscono alla stessa fonte scritturistica: il libro del profeta Isaia. La Giornata ha attinto alla profezia del capitolo 40 inaugurata con l’invito “Consolate, consolate il mio popolo”. Nel messaggio per il 17 gennaio contenuto all’interno del sussidio promosso dalla Cei, i rabbini italiani leggono nelle parole del profeta non solo una consolazione per Israele, ma un’apertura di orizzonti verso l’intera umanità, in una prospettiva universale. «Il passo profetico – scrivono – indica una strada, una direzione, una consolazione, purché l’essere umano sappia mettersi in ascolto della voce del Signore e con tale guida comprenda quale è il suo ruolo e il suo compito».

Ci rendiamo conto che abbiamo ricevuto il Primo Testamento dal popolo d’Israele? E siamo consapevoli di quanto la ricchezza della sua esegesi, se conosciuta, sia nutriente per il nostro essere chiesa?

La Spuc si ispira al capitolo 1 partendo dall’esortazione “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia (Isaia 1,17)”. La direzione da seguire è rintracciabile nelle azioni che il profeta indica al popolo: «… soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». Isaia parla a una società disgregata nella quale convivono ricchezza e povertà e in cui regnano ingiustizia e discriminazione. Richiama i contemporanei sul fatto che Dio rigetta un culto fatto con mani grondanti di sangue che schiacciano le persone socialmente ed economicamente più fragili. Il mondo del XXI secolo non vive una situazione migliore tra diseguaglianze economiche, violenze, guerre e catastrofi ambientali causate dagli esseri umani. E ancora oggi Isaia richiama i credenti e le credenti a praticare un culto che non sia smentito dai fatti.

Le autrici della liturgia che abbiamo celebrato, le chiese del Minnesota, chiamate a testimoniare in un contesto in cui sono avvenute grandi segregazioni razziali e altri atti tremendi come, nel 2020, l’assassinio del giovane afro-americano George Floyd, si chiedono come vivere l’unità dei cristiani per affrontare i mali e le ingiustizie del nostro tempo, come impegnarsi nel dialogo e come crescere nella reciproca consapevolezza, comprensione e condivisione delle esperienze vissute. “Insieme”, la parola messa in rilievo dalle sorelle e dai fratelli nordamericani, non è significativa solo per le chiese perché l’unità dei cristiani e delle cristiane, scrivono, «dovrebbe essere segno e pegno dell’unità riconciliata dell’intera creazione». Questa è la missione dell’unica Chiesa di Cristo che sono tutte le nostre chiese.

Siamo consapevoli del vincolo originario e perenne tra le chiese, e della grande responsabilità che abbiamo verso il mondo?

Nella nostra città

A Parma la Giornata del dialogo ebraico-cristiano è stata promossa dalla Comunità ebraica e dal Consiglio delle Chiese cristiane (avventista, cattolica, metodista e ortodosse) attraverso un incontro biblico in cui sono intervenuti il pastore avventista Filippo Alma, docente alla Facoltà teologica avventista di Firenze, e il presidente della Comunità ebraica di Parma, Riccardo Joshua Moretti. La Spuc, promossa dallo stesso Consiglio, si è svolta con una celebrazione ecumenica della Parola nella parrocchia ortodossa romena dei Santi Zaccaria e Elisabetta, e una tavola rotonda presso i Saveriani sulle chiese e la giustizia. In tutti gli eventi in programma sono stati notati una buona partecipazione e l’interesse a dialogare sui temi che oggi coinvolgono credenti e diversamente credenti come, appunto, la giustizia nelle sue diverse declinazioni, la guerra, l’economia e la corruzione.

Può bastare interessarsi all’unità dei cristiani solo una volta l’anno? Quanto la sollecitudine ecumenica è presente nella vita ordinaria delle nostre singole chiese?

Come gruppo di Parma del Segretariato Attività Ecumeniche costituitosi in gruppo sinodale nel 2022, stiamo continuando a partecipare al percorso che porterà alla prima sessione del Sinodo 2021-2024 “Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione”, in programma a Roma dal 4 al 29 ottobre.

In vista della tappa dell’Assemblea sinodale continentale di Praga (5-12 febbraio 2023) abbiamo risposto all’invito, contenuto nel Documento della Tappa Continentale, a indicare le priorità, i temi ricorrenti e gli appelli all’azione che possono essere condivisi con le altre chiese locali nel mondo e discussi durante la prima sessione del Sinodo. Ci è sembrato fondamentale segnalare l’urgenza di «“dare nuova linfa al cammino ecumenico” (n. 47 DTC), in particolare attraverso la ricezione dei risultati dei dialoghi teologici tra le chiese; l’utilizzo del metodo della purificazione della memoria per la ricerca della comunione con tutte le confessioni cristiane; la discussione sulla ministerialità, in particolare sull’esercizio del ministero petrino in considerazione di quanto si dice al n. 95 di Ut unum sint; l’incentivazione dell’attività ecumenica per la promozione umana come cammino per una migliore conoscenza reciproca».

Crediamo fermamente che l’universalità a cui tende la chiesa cattolica romana sarà sempre più piena se essa terrà conto e si nutrirà delle ricchezze delle altre denominazioni cristiane, in modo che tutte insieme, ognuna con i suoi doni, rendano visibile l’unica Chiesa di Cristo. Crediamo altresì che, anche per quanto riguarda la sinodalità, tema in questi anni al centro della riflessione cattolica, essa non sarà completa senza un “camminare insieme” (synodòs) con le altre chiese verso l’unità dei cristiani, che non può essere compresa, pensiamo, senza un rapporto vivo con il popolo ebraico, destinatario della prima e mai revocata Alleanza.

 

 

 

 

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