Se da un punto di vista sportivo le Olimpiadi invernali appena terminate sono state un indubbio successo per la squadra italiana (ben 17 le medaglie conquistate) non altrettanto si può dire per l’immagine che la spedizione azzurra ha dato di sé. invidie, gelosie, polemiche, accuse anche pesanti tra atleti/e e i loro entourage hanno costantemente accompagnato le due settimane di gara togliendo spazio e “titoli di testa” alle stesse imprese sportive. Ora, chi conosce il mondo dello sport, specialmente quello di alto livello, sa bene che dietro le apparenze serene e amichevoli delle foto e delle conferenze-stampa si nasconde una realtà di feroce competizione, presente anche all’interno di una stessa squadra, che gli addetti alle pubbliche relazioni cercano faticosamente di mascherare o almeno di minimizzare  Nel caso delle Olimpiadi di Pechino , però, si è andati decisamente oltre la “normale” quantità di polemiche e dissapori, forse anche a causa dell’insolita e fastidiosa situazione di isolamento degli atleti causata dalla pandemia. Eppure, se si ha il coraggio di guardare la realtà senza ipocrisia, quello che è successo nella lontana Cina è in fondo lo specchio di quanto avviene qui da noi ogni giorno nelle case, nelle scuole, addirittura nelle aule parlamentari (basti pensare ai giorni convulsi dell’elezione del Presidente della Repubblica…). E’ sufficiente leggere i messaggi di una qualunque chat (tra genitori, condomini, colleghi…) per ritrovare più o meno i toni e le modalità comunicative di tanti nostri atleti/e che hanno gareggiato (e litigato) a Pechino. Il vero problema, però, è che ormai non è più di moda “la via di mezzo”, il grigio, la moderazione: complici anche i “like”(o “dislike”), i pollici “su” o “giu”, tutto è diventato bianco o nero, amore o odio, con o contro: E’ del tutto normale che una persona della squadra (o partito politico)  di appartenenza o del palazzo in cui si abita  non sia simpatica.; ma questo non significa che non sia possibile trovare comunque una tolleranza reciproca e una convivenza sufficientemente pacifica. Tutte cose che invece sembrano improvvisamente diventate obsolete, superate dall’ansia di “schierarsi” di qua o di là.

Qualcosa del genere rischia di accadere (anzi, si sta già verificando) per quanto riguarda l’imminente campagna elettorale per le amministrative di primavera: come noto, sono diversi i temi “caldi” sui quali già da alcuni mesi la città sta dibattendo, con idee e punti di vista legittimamente diversi.  Il problema sorge quando, appunto, il dibattito e il confronto vengono sostituti dai “no” (o dai “si”) assoluti e totali e le differenti posizioni in merito diventano una guerra tra “buoni” e “cattivi” senza nessuna possibilità di dialogo e di ascolto delle ragioni degli altri. Il nostro Circolo, nell’organizzare dibattiti e Convegni, ha sempre privilegiato il confronto tra le diverse posizioni in campo, anche quando, in piena Prima Repubblica, si trattava di invitare allo stesso tavolo personaggi con visioni del mondo ed ideologie apparentemente inconciliabili, ma che poi, di fronte alla concretezza dei temi affrontati, si rivelavano assai meno distanti del previsto. L’auspicio è che anche oggi, prendendo magari spunto dall’ ”Agenda Parma 2022”  pubblicata proprio in vista delle elezioni di primavera, sia possibile – per le forze politiche i candidati-Sindaco, i rappresentanti della società civile e delle varie realtà economiche e sociali  -confrontarsi serenamente e senza acrimonia sul futuro di Parma. Che insomma, complice anche l’imminente primavera, si passi dal “grande freddo” delle Olimpiadi ad un più confortevole (ed utile)  “disgelo” delle idee e delle opinioni.