LE RIVOLUZIONI DEI CONSERVATORI di Riccardo Campanini

di Riccardo Campanini

Poche ore dopo l’insediamento a Palazzo Chigi – per la prima volta – di una donna (che è anche Presidente del gruppo dei Conservatori e riformisti europei), in Gran Bretagna il Partito Conservatore designava come nuovo premier Rishi Sunak, ovvero –anche questa una novità assoluta – un Primo ministro di origine indiana, e più in generale di famiglia proveniente da una ex-colonia. Con una battuta si potrebbe commentare che, se questi sono i conservatori, figuriamoci i progressisti…. In realtà, questa doppia novità può essere interpretata in vari modi, compreso un sostanziale ridimensionamento delle due (apparenti) “rivoluzioni”.  Infatti , per quel che riguarda l’Italia, Giorgia Meloni presiede un governo con una bassa presenza di donne Ministro (solo 6 su 24), inferiore percentualmente sia a quella del governo Draghi che ai due governi Conte; e, quasi per minimizzare la portata simbolica della sua elezione, la stessa Meloni ha chiesto di farsi chiamare “il Presidente  del Consiglio”  E relativamente alla Gran Bretagna, non vi è dubbio che l’elevato numero di immigrati pakistani ed indiani ivi residenti rende anche statisticamente probabile l’ascesa di qualche loro esponente alle massime cariche politiche (Sadiq Khan, figlio di immigrati pakistani, è Sindaco di Londra dal 2016).

Questa interpretazione “minimalista” si scontra però con una realtà che va oltre le stesse novità sopra richiamate e che, usando un’espressione un po’ retorica ma efficace, si potrebbe chiamare “il vento della storia”: l’ascesa, contrastata ma inarrestabile, degli “esclusi” – donne  e immigrati in primis –verso la conquista di un sempre maggiore spazio nella politica, nella cultura, nell’economia è un dato di fatto degli ultimi decenni, non solo in Occidente, che può essere ostacolato e rallentato ma non arrestato: come scriveva De Andrè, “non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo”. Eppure proprio questa onda di cambiamento si scontra con le linee programmatiche, e prima ancora ideologiche, dei partiti conservatori, specie quelli dei paesi latini, come, per fare alcuni esempi, la polemica contro la presunta “sostituzione etnica” determinata da un lato dal calo delle nascite e dall’altra dall’arrivo di immigrati da altri continenti; o la difesa della famiglia “tradizionale” –a proposito della quale qualcuno ha maliziosamente osservato che i partners del Premier e di un Vice-premier presenti alla cerimonia di insediamento del Governo non fossero legati a questi ultimi da alcun vincolo giuridico.…Per non parlare della tutela cosiddetta “sovranità alimentare”, che sta già suscitando la preoccupazione dei tanti consumatori di hamburger, kebab, sushi e dei molti altri piatti “etnici” divenuti ormai familiari anche alle nostra latitudini. Si vedrà nel tempo quanto questo orientamento conservatore si tradurrà in scelte politiche da parte del nuovo Governo e quanto invece, di fronte ad una società ormai così diversa, e molto più complessa, rispetto a quella disegnata dalle ideologie, queste ultime dovranno cedere il passo alla realtà e alle sue esigenze. Per fare un esempio particolarmente calzante, si stanno moltiplicando gli allarmi, provenienti soprattutto da realtà produttive di regioni a guida centro-destra, per la crescente carenza di manodopera, che potrà essere arginata solo con l’arrivo di nuovi lavoratori da altri Paesi. Infatti, secondo dati aggiornati, servirebbero ogni anno 350 mila tra carpentieri, elettricisti, infermieri, camerieri, muratori, addetti alle pulizie, ecc., ma ne sono disponibili solo 70 mila. Eppure, come noto, la soluzione di questa emergenza si scontra con l’ideologia anti-immigrazione del centro –destra, i cui partiti saranno perciò costretti o a mettere in soffitta quest’ultima o a scontentare proprio quei settori economici da cui traggono buona parte dei propri consensi elettorali. Una cosa è comunque certa: né la Meloni né gli altri leaders di centro-destra devono temere che qualche immigrato possa prenderne il posto alla guida del Paese, come è riuscito a R. Sunak in Gran Bretagna. Da noi, la massima aspirazione dei giovani immigrati è di diventare cittadini italiani, possibilmente prima dei 18 anni: questa sì sarebbe una vera rivoluzione!

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