LA FORMULA DELL’INTEGRAZIONE

di Riccardo Campanini

              L’EDITORIALE 

LA FORMULA DELL’INTEGRAZIONE

di Riccardo Campanini

Fin dalla I^ elementare ci hanno insegnato che 2 + 2 fa 4. Ma talvolta, accecati dai pregiudizi ideologici e culturali, facciamo fatica a svolgere persino questa semplicissima operazione. Si veda, ad esempio, il bilancio demografico del 2018 da poco pubblicato dal Comune di Parma:  la stampa locale, nel pubblicarne la sintesi, ha tra l’altro messo in evidenza l’ulteriore crescita della popolazione straniera, un dato che è come il primo “2” dell’operazione di cui sopra, un dato neutro e oggettivo, né buono né cattivo. Ma si può immaginare la reazione di quanti temono (o vedono già in corso) un’ “invasione”, una minaccia alla nostra civiltà: sono troppi!  Se ne tornino –  se non tutti almeno un po’  –a casa loro!

Eppure – appunto – a fermare questa reazione, peraltro comprensibile,  basterebbe sommare a questa cifra l’altro “2”, ovvero il dato relativo alla popolazione anziana:  un parmigiano su 5 (in termini assoluti più di 40.000) ha più di 65 anni,  e ciò significa che da un punto di vista statistico ed economico –  lasciando quindi da parte l’apporto prezioso e insostituibile garantito dagli anziani ancora attivi nella famiglia, nel volontariato e in tanti altri settori –  queste 40.000 sono persone  “a carico”; e ciò naturalmente vale in particolare per le migliaia di anziani non autosufficienti e quindi bisognosi di cura e di assistenza. In sostanza, se non ci fossero gli immigrati l’attuale sistema economico e sociale “salterebbe”  per mancanza di forza-lavoro, specie in quei settori dove (è un dato di fatto, non un giudizio) gli italiani non sono disponibili a lavorare. E a chi, come è successo anche di recente nel corso di uno strombazzatissimo  Convegno sulla famiglia,  replica che la soluzione al calo demografico sta nel favorire l’aumento della natalità degli italiani , è facile rispondere che, ammesso e non concesso che questo auspicato aumento  si verifichi in tempi brevi,  i suoi effetti si vedranno tra trenta o quarant’’anni  (a meno che non si vogliano mandare a lavorare i bambini…).

La questione quindi non è “se” gli immigrati ci debbano essere, ma “come”. E su questo punto è illuminante quello che ha scritto di recente, sempre sul quotidiano locale,  il nostro Vescovo, il quale,  proprio a proposito dell’attuale processo di immigrazione verso il nostro paese, “sprofondato in una tragica crisi demografica e con il fiato corto di una società vecchia non solo anagraficamente”, ammonisce che “non possono più andare avanti i tentativi di invertire questa tendenza, né essere disattesi, soverchiando questi dati con fatti eclatanti per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica”. Ma – continua mons. Enrico Solmi – “proprio qui si innesta un cambio di passo, o meglio di mentalità, vedendo come risorsa essenziale la presenza di donne e uomini che portano realtà e vissuti dei quali abbiamo bisogno”,  se “intendiamo come opportunità fatti e situazioni oggi considerati problemi e drammi”.

Non si tratta, insomma, di essere “buoni” o “cattivi”, accoglienti o respingenti: più semplicemente (che non significa più facilmente, anzi…) di fare in modo che, da una parte e dall’altra, da quella di chi accoglie e da quella di chi è accolto, ci sia disponibilità all’integrazione e alla relazione positiva con l’altro.   Alcuni degli articoli di questa newsletter vogliono proporre appunto alcune tracce, teoriche o concrete, di questo percorso di integrazione, che naturalmente non è né breve né semplice; ma che, se realizzato, può permettere, tornando per un attimo alla formula aritmetica iniziale, di trasformare l’addizione in moltiplicazione: di risorse, di opportunità, di ricchezza materiale e culturale per tutti, vecchi e “nuovi” parmigiani.  E se qualcuno pensa che l’operazione da applicare sia invece la divisione (tra italiani e non, tra “noi” e “loro”)  forse ha solo bisogno di ripassare l’ abc della matematica.

 

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