Rientrato dal servizio militare il 30 settembre 1982, mi iscrissi al Corso di Laurea in Matematica e nella primavera del 1983 divenni Responsabile dei Giovani dell’Azione Cattolica di Parma, incarico che mi fu confermato per due trienni fino al 1989. Benito Cocchi venne nominato Vescovo di Parma il 22 maggio 1982 e vi restò fino al giugno 1996 quando divenne Vescovo della diocesi di Modena. In quegli anni fu intensa la relazione con il Vescovo Benito, frequenti gli incontri, … ricordo quelli ad inizio d’anno nei quali ci si confrontava sulle scelte con cui caratterizzare l’anno associativo, la sua partecipazione ai nostri Convegni come relatore o anche semplicemente per portare un saluto… Ma i momenti che ricordo con maggior piacere sono i lunghi viaggi in macchina per accompagnarlo nelle visite ai Campi Scuola estivi dei giovanissimi di AC. L’appuntamento era al mattino presto in Seminario Minore. Amava guidare, quindi mi “costringeva” a posteggiare l’auto e si metteva alla guida della sua Uno. Trascorrevamo il tempo del viaggio a parlare dell’AC e della Chiesa, della politica e della città. Amava ascoltare e la sua intelligenza spesso diventava ironia tagliente. La relazione crebbe, caratterizzata da franchezza, spesso ci trovavamo ad avere opinioni differenti ma questo non impedì mai l’ascolto reciproco. Di lui ricordo il sorriso con cui mi accoglieva, la mano forte con cui stringeva la mia, lo sguardo da cui traspariva simpatia e benevolenza. Quando nel 1988 mi sposai mi regalò un portaombrelli di giunco che ancora oggi è collocato vicino alla porta di ingresso. Lo considero un segno di protezione dell’Angelo Benito per la mia casa e la mia famiglia, ricordo di una relazione ricca e bella.        Penso che fu quella relazione tra un Pastore buono e un giovane che generosamente cercava di servire la sua Chiesa a portarlo a nominarmi prima nella segreteria del XXI Sinodo diocesano, successivamente membro dell’Assemblea Sinodale e poi Direttore della Scuola di Formazione Sociale della Diocesi dal 1989 al 1993; esperienze attraverso le quali il Vescovo Benito mi ha accompagnato a crescere nell’amore per la mia Chiesa di Parma. Nel 1992 fui nominato dal Vescovo Benito, Presidente dell’Azione Cattolica, nomina confermata per un secondo triennio fino al 1998. Mons. Cocchi fu Vescovo di Parma dal 1982 al 1996 ed io ebbi importanti responsabilità nella Chiesa di Parma dal 1983 al 1998. Le nostre vite si intrecciarono. Furono anni di intensa collaborazione, condivisione di speranze e dialoghi anche intimi.

Ad un convegno nazionale feci un intervento molto critico su alcune scelte dell’allora Presidente della Conferenza Episcopale Italiana mons. Ruini; nelle settimane successive ricevetti una lettera da Roma, nella quale mi si chiedeva di “correggere” le mie parole adombrando un intervento sul Vescovo di Parma per invitarlo a rimuovermi dagli incarichi in Azione Cattolica. Ricordo che andai da lui, gli feci leggere la lettera e sul suo volto si stampò un sorriso largo, seguito da una fragorosa risata. Benito Cocchi comunicava con il corpo prima ancora che con le parole: sorrisi, risate, abbracci, strette di mano. Oggi la Chiesa Italiana è impegnata in un cammino sinodale per cui vorrei condividere alcuni ricordi dell’esperienza vissuta a fianco del Vescovo Benito. Il cammino sinodale del Vescovo Cocchi può essere suddiviso in tre fasi: la preparazione, la celebrazione, il Consiglio pastorale straordinario per l’attuazione del Sinodo. La preparazione durò quattro anni, dal 1987 al 1991, ogni anno fu dedicato ad una delle quattro Costituzioni del Concilio Vaticano II. Mons. Cocchi voleva che il Sinodo fosse l’occasione per recepire in modo definitivo e permanente le indicazioni del Concilio. Gli anni della preparazione servirono per confrontare le parole del Concilio e le prassi della nostra chiesa. Individuare criticità e piste per il futuro. Gli anni della preparazione furono accompagnati, guidati, da una piccola segreteria della quale ero stato invitato a fare parte, presieduta da don Gabriele Pavarani. Mi piace ricordare in quella segreteria anche l’amica Rita Sivelli. La segreteria aveva un dialogo costante con il Vescovo, mons. Cocchi suggeriva, condivideva le sue riflessioni ma lo spazio di autonomia, direi di responsabilità, della segreteria era grande. Gli anni della preparazione portarono alla redazione del “documento base”.

La celebrazione del sinodo durò sei mesi, dal 19 maggio 1991 al 4 dicembre 1991, furono mesi molto intensi. L’assemblea, sempre in seduta plenaria, si riuniva per discutere e votare gli emendamenti che i “sinodali” facevano giungere alla segreteria. Spesso dietro un emendamento c’era il lavoro di una comunità parrocchiale, una associazione, un movimento ecclesiale. Nelle diverse sessioni di lavoro si aprivano dibattiti importanti, su ogni emendamento erano possibili fino a due interventi a favore e due contrari, a cui seguiva il voto. Si arrivò alla sessione dedicata alla votazione finale sul documento sinodale e sulle “mozioni”. Come non ricordare il dibattito che si aprì sulla “mozione due”, presentata dal prof. Giorgio Campanini, sul futuro delle parrocchie. La mozione affrontava in modo articolato il tema della riorganizzazione pastorale. Si aprì un dibattito vero, duro. A me pareva chiaro che in quella mozione si sarebbe giocato il futuro del volto della Chiesa di Parma. La mozione venne approvata. La votazione del documento finale e delle mozioni non conclusero il Sinodo. Il Vescovo Cocchi, con un colpo di scena inaspettato, chiese che l’assemblea sinodale terminasse i lavori eleggendo in modo democratico, al proprio interno il Consiglio pastorale straordinario che sarebbe rimasto in carica un anno e che avrebbe avuto il “solo” e “straordinario” compito di affiancarlo nelle scelte pastorali per la traduzione del Sinodo nella vita ordinaria della nostra Chiesa. Fui tra gli eletti. Per me fu un’altra esperienza straordinaria. Mons. Cocchi avrebbe potuto legiferare, agire, decidere con i poteri di un Vescovo. Ma ricordo che più volte mi disse: “dobbiamo camminare insieme”, “non serve correre, se poi questo genera fratture”. Il suo stile di governo era quello di procedere per consenso. Il pastore a fianco della sua Chiesa. Non davanti a guidare. Non dietro a spingere. A fianco. Con la verità, la durezza, la franchezza delle parole.

Le resistenze al cambiamento furono grandi, collaboratori stretti del Vescovo non erano favorevoli ad intraprendere strade nuove. Anche una parte dei preti era fredda e timorosa ad incamminarsi su strade nuove. Prevaleva la paura dell’ignoto. Lasciare il porto e salpare è sempre difficile, per tutti. Anche per chi dovrebbe avere per “vocazione”, per “missione”, lo sguardo proiettato al futuro ed essere più libero da legami, cose, prassi. E’ mia opinione personale che le resistenze degli anni successivi al Sinodo, in parti ampie del clero diocesano, che avevano ascolto in collaboratori del Vescovo, furono all’origine di quel progressivo senso di solitudine e frustrazione che lo portarono a lasciare la nostra Chiesa per quella di Modena. In uno degli ultimi dialoghi mi disse con parole dure, taglienti: “ho capito perché da molto tempo Parma non è capace di generare vocazioni nazionali, capaci di emergere e farsi valere a Bologna, a Roma. Nella Chiesa e in politica,.nella ricerca e nell’Università. Ma anche in tanti altri campi della vita civile. Parma è invidiosa, preferisce soffocare i suoi figli più talentuosi piuttosto che riconoscere che qualcuno è più bravo, che qualcuna è più brava di te.” Ovviamente non si riferiva a sé. Ma si riferiva all’incapacità della città e della chiesa di Parma, di aprirsi al futuro. E qui c’era per lui la radice del grande male della nostra città e della nostra chiesa: la sterilità, in tutti i sensi.

 Il Circolo Il Borgo con altre Associazioni ha promosso la raccolta di firme per richiedere al Comune la dedicazione di una strada/struttura pubblica  all’Arcivescovo Mons. Benito Cocchi . Per ogni informazione  fare riferimento alla Segreteria del Circolo (0521 284203).La raccolta si chiuderà il 31 maggio.