Alla fine di gennaio due ricorrenze cadono a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, il Giorno della Memoria e la festa di san Giovanni Bosco, rispettivamente il 27 ed il 31 del mese. La prima data, che commemora la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz in Polonia nel 1945, porta a riflettere anche sul nazismo e su quanti, nella stessa Germania, hanno cercato di opporsi ai suoi progetti di guerra e di sterminio, come appunto i giovani della Rosa bianca. I fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell, Willi Graf e Kurt Huber tra la metà del 1942 ed il febbraio 1943 hanno diffuso in diverse città tedesche (Monaco, Ulma, Münster, Stoccarda, …  ) dei volantini per rivelare ai loro connazionali quello che il regime nascondeva, come l’andamento sempre più difficile della guerra ed il destino drammatico degli ebrei. Mentre i primi cinque volantini sono inviati per posta, il sesto ed ultimo viene portato in centinaia di copie nell’atrio dell’università di Monaco dai fratelli Scholl: scoperti, vengono arrestati il 18 febbraio, imprigionati, processati, condannati ed uccisi insieme a Christoph Probst. Alexander Schmorell, Willi Graf e Kurt Huber saranno invece arrestati, processati ed uccisi alcuni mesi dopo.

L’Istituto San Benedetto, nel quadro delle celebrazioni per san Giovanni Bosco, ha ospitato la mostra sulla Rosa bianca, uscita al Meeting di Rimini nel 2005 e tuttora circolante a livello nazionale, ed ha organizzato, insieme al Centro culturale Eliot, una tavola rotonda su questo significativo episodio di resistenza non violenta al regime nazista. Dopo un quadro d’insieme delle varie, per quanto circoscritte, espressioni della resistenza tedesca al nazismo presentato da Fabio Degli Esposti, docente di storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio, è intervenuto Giuseppe Assandri, autore del libro La rosa bianca di Sophie (San Paolo 2021): unica presenza femminile nel gruppo, Sophie Scholl ne costituisce la figura più emblematica per la sua sensibilità ed insieme per la sua determinazione.     Sophie, con le sue immagini, i suoi pensieri, i suoi disegni, è presente nei  pannelli della mostra insieme agli altri protagonisti, tutti poco più che ventenni nel 1942 – 43, ad eccezione del professor Kurt Huber, nato nel 1893: si tratta di personalità spiccate, attente alla bellezza naturale ed artistica e capaci di misurarsi con la drammaticità del momento. Questo comune sentire parte dalla profonda amicizia che li lega e dalla fede cristiana che condividono,  e li spinge ad impegnarsi per sottrarre i loro compatrioti dalle menzogne della propaganda: “bisogna finirla presto con questo Stato mostruoso. La vittoria della Germania fascista in questa guerra avrebbe conseguenze incalcolabili e tremende. Quindi non la vittoria militare sul bolscevismo, ma la sconfitta del nazionalsocialismo deve essere la preoccupazione principale di ogni tedesco” (dal terzo volantino).       All’università di Monaco, sul pavimento dell’atrio, dalla fine degli anni Cinquanta sono stati riprodotti alcuni volantini della Rosa bianca con le immagini di Hans e Sophie Scholl e di Christoph Probst, per fare memoria di quel gesto del 18 febbraio 1943 che li avrebbe portati, quattro giorni dopo, alla condanna a morte ed all’esecuzione.  Misurarsi con la testimonianza dei protagonisti della Rosa bianca nell’ambito del Giorno della memoria significa quindi per un verso incontrare il negativo del totalitarismo nazista e per altro verso incontrare il positivo di persone che hanno saputo testimoniare la libertà e la verità di contro alla violenza ed alla menzogna. Considerare insieme i due aspetti della memoria, la memoria del negativo e la memoria del positivo, è essenziale per conoscere il male e nel contempo riconoscere il bene del passato storico e, in questo modo, comprendere la nostra responsabilità nel presente.

La mostra prosegue fino al 15 febbraio prossimo, con accesso gratuito per tutti previa prenotazione obbligatoria scrivendo ad associazionesambe@gmail.com. Telefono 0521 381411.