Per una chiesa famiglia di famiglie

Premessa

Offriamo queste nostre riflessioni al percorso sinodale della chiesa di Parma auspicando che questi mesi di riflessione siano solo momenti di sensibilizzazione verso un vero e proprio evento sinodale che garantisca il massimo coinvolgimento di tutte le componenti del popolo di Dio a partire dalla definizione di un adeguato e condiviso metodo per

  • compiere un’analisi approfondita della situazione ecclesiale,
  • ascoltarsi reciprocamente accettando e gestendo costruttivamente i conflitti
  • raccogliere le proposte per una necessaria e radicale riforma del nostro modo di essere chiesa
  • decidere insieme le nuove strade da percorrere.

Ci pare che, ad oggi, la consapevolezza che la chiesa di Parma è intenzionata a compiere un cammino sinodale sia di pochissime persone: anche quelle più impegnate nelle parrocchie non sanno che si stanno compiendo passi in questo senso. Il ruolo di informazione e sensibilizzazione svolto dal settimanale diocesano è insufficiente anche perché sono numerosissimi i membri di chiesa che non lo leggono.

Prendiamo spunto dalla Scheda n.4 pubblicata sul settimanale diocesano il 14 febbraio scorso.

Paragrafo 4.1 Domanda n.5

A partire dalla nostra esperienza possiamo dire che nella chiesa di Parma le donne laiche ultracinquantenni costituiscono la componente più numerosa e che svolge una quantità di ministeri che vanno dalla catechesi, alla liturgia, alla carità. Gli uomini laici della stessa età sono meno numerosi, ma la componente quasi sparita è quella giovanile e adulto-giovane.

Riteniamo però che, al di là delle osservazioni legate all’esperienza, sarebbe opportuna un’analisi oggettiva della situazione che evidenzi, oltre che la dimensione quantitativa, anche la dimensione qualitativa delle diverse ministerialità laicali: quali motivazioni sono sottese allo svolgimento di determinati ruoli?  Qual è la formazione delle persone che li esercitano? Come vengono svolti i vari compiti? Con la consapevolezza che ciascuno e ciascuna, in virtù del Battesimo, esercita creativamente il sacerdozio, la regalità e la profezia cristiane oppure come mera esecuzione di compiti definiti da altri, per esempio il parroco?

In ogni caso, uno dei problemi fondamentali che è necessario affrontare nelle nostre chiese è la loro struttura androcentrica e patriarcale, frutto di una distorta lettura delle Scritture e di una mentalità conseguente che caratterizza molti uomini e un buon numero di donne credenti.

Siamo convinte che una struttura del genere, fortemente gerarchizzata e clericale, che ritiene essenziale ed esclusivo il legame tra il maschile e l’autorità e che ha sacralizzato ruoli (maschili), sia una chiesa che non può che allontanare le donne e gli uomini di oggi desiderosi di libertà, uguaglianza, piena collaborazione in ogni ambito della vita.

Gli eventi, i percorsi, la mentalità sinodali dovrebbero farci sentire sorelle e fratelli in cammino, in cui nessuno dei due sessi ha spazi, poteri e ministeri “riservati”.

Paragrafo 4.2 Domanda n.2

Le riflessioni precedenti vengono rafforzate dalle domande proposte sulla famiglia piccola “Chiesa domestica” e sulla Chiesa come grande “famiglia di famiglie”.

Oggi a quale modello di Chiesa pensiamo dicendo che la famiglia deve essere una “piccola Chiesa”?

La nostra Chiesa attuale assomiglia molto poco a una famiglia di famiglie; o meglio, sembra essere una famiglia di famiglie costruita sul modello dei tradizionali codici familiari (es. Ef.5; Col.3; 1Pt.3; 1Tm.2)) ampiamente superati anche dal magistero cattolico per fedeltà al messaggio di Gesù.

Se invece la Chiesa si modellasse veramente sulla famiglia come la concepiamo oggi (cfr. Amoris Laetitia), sarebbe radicalmente diversa. Non sarebbe pensabile, ribadiamo, una struttura come quella attuale, in cui munus docendi, munus sanctificandi e munus regendi sono esclusivi di uno dei sessi; o in cui un uomo solo, se crede, può decidere su tutto e per tutti, e in cui le relazioni possono anche non esserci o essere disfunzionali, perché questo non intacca il “normale” svolgersi della vita “comunitaria”.

Oggi le famiglie di Parma, anche quelle cristiane, non vivono più un modello patriarcale e gerarchico di famiglia, o almeno, esso è generalmente percepito come obsoleto e degradante per la dignità delle persone. Non solo. I modi di fare famiglia sono molteplici, tutti imperfetti e tutti, crediamo, amati dal Signore se c’è sincera volontà di amore reciproco tra i membri.

Se, come chiesa, vogliamo essere famiglia di famiglie dobbiamo imparare dalle famiglie concrete: abolire qualsiasi nesso esclusivo tra autorità e identità maschile, incoraggiare la piena dignità e libertà dei suoi membri in quanto battezzati, desacralizzare il ministero ordinato, riconoscere la diversità dei carismi e dei ministeri. Una vera rivoluzione.

Per tutto questo ci pare indispensabile che si apra una fase molto intensa di formazione per tutte le componenti ecclesiali perché i ricchi e consolidati approcci al vangelo delle teologie femministe diventino patrimonio comune e aiutino a riscoprire lo stile impresso da Gesù alle primissime comunità cristiane. E perché si possa finalmente aprire una discussione sulla “questione maschile” nella Chiesa, per esempio osservando la differenza radicale tra il modo in cui Gesù ha vissuto la propria maschilità e i modi spesso autoreferenziali e irrispettosi delle donne che la tradizione ci consegna e che non sono ancora del tutto superati.

A proposito di formazione riteniamo che la recentissima modifica al Codice di diritto canonico che non riserva più ai soli uomini i ministeri del lettorato e dell’accolitato imponga di pensare a una formazione del tutto nuova finalizzata a promuovere questi ministeri slegandoli definitivamente anche dal ministero ordinato. 

Ciò che noi proponiamo è solo una parte (pur molto importante) di quel radicale cambiamento che dovrebbe investire molti altri aspetti della vita ecclesiale e che ci è richiesto per potere ancora annunciare in modo significativo il vangelo in un mondo in cui il cristianesimo sarà una delle tante minoranze e in cui sempre meno si sente il bisogno di Dio.

Se ci limiteremo a qualche bel documento e a qualche aggiustamento non avremo svolto il nostro compito.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro!

Stefania Mazzocchi a nome del gruppo “Le SanteLucie”

Maggio 2021

lesantelucie@gmail.com

Siamo un gruppo di donne impegnate a vario titolo nella diocesi di Parma (pastorale, associazionismo, Irc); periodicamente ci incontriamo per confrontarci sulla vita di fede e sull’esperienza di chiesa a partire da una riflessione sulla differenza di genere che condividiamo da molti anni.