UN PRIMO BILANCIO SUL NUOVO GOVERNO di Giorgio Pagliari

di Redazione Borgo News

  Il governo si è insediato e ha cominciato ad operare.Le primissime impressioni, che non possono avere nemmeno il “peso” che hanno gli “exitpol”, sono di un governo di destra-destra con un’impronta salvinista sia per i contenuti, sia per la superficialità di alcune scelte, sia per l’evidente carico demagogico.Norma anti-rave (in realtà, molto di più e di diverso), sbarchi degli immigrati e tetto dei contanti appaiono opzioni tutt’altro che casuali: sono temi-bandiera soprattutto della Lega, peraltro strumentalizzabili sia in chiave europea, sia ai fini del consenso interno.I sondaggi attestano che le mosse hanno ottenuto l’effetto.C’è il rovescio della medaglia. Questo marchio leghista non è un segno di forza per FdI ed è potenzialmente foriero di tensioni all’interno della maggioranza, al pari dei sondaggi, che danno in aumento FdI ed in calo gli altri partiti della maggioranza. Da un lato, appare evidente, infatti, che FdI non può accettare che nell’azione di governo si invertano gli esiti elettorali e le tendenze delle intenzioni di voto e che il partito-guida risulti la Lega. Dall’altro, Fi, con tutta chiarezza debolissima e divisa, non è in grado di avallare una situazione di protagonismo della Lega e di asse tra questa e FdI, e un indirizzo politico privo di qualsivoglia indizio di popolarismo europeo.In un simile quadro e con un ruolo da mero soprammobile, infatti, la fine di FI risulta già scritta con le elezioni del 2027.Dall’altro, non si può nascondere l’incognita rappresentata dalla Lega e dal protagonismo fuori controllo e demagogico del suo leader, sopravvissuto contro ogni prassi ad una sconfitta memorabile e destinato a patire una crescente frustrazione dai sondaggi, che per il soggetto sono vangelo. Con tutto questo, la premier è sulla cresta dell’onda perché gli atteggiamenti decisi sui temi richiamati pagano, tanto più che il messaggio implicito è l’accusa a chi c’era prima di aver tollerato i raduni rave e di aver fallito sulle politiche migratorie.

Sul piano dell’evoluzione politica, è evidente che è già in atto un processo di mutamento della costituzione materiale, che si preannuncia pesante. Il segnale decisamente più preoccupante sotto questo aspetto è rappresentato dalla norma antirave. Una “norma bavaglio”, che va ben oltre lo scopo dichiarato, e che mira, vietando le manifestazioni numerose (a partire da cinquanta persone!), a circoscrivere anche la libertà di espressione (art. 21 Cost.) e non solo quella di riunione (art. 17 Cost.). Ed è scelta tanto più grave (e sinistra), quanto più si consideri che l’ordinamento vigente già consente di intervenire per vietare le manifestazioni che possano mettere in pericolo la sicurezza e l’incolumità pubblica. La pena massima prevista dalla nuova disposizione (sei anni); nella sua sproporzione, è la “prova provata” della volontà di costringere alla rinuncia (o a maggiore prudenza) a manifestare le proprie opinioni (quanto meno) insieme ad altre persone per evitare di rischiare il carcere. È notorio, infatti, che il rischio effettivo di “finire in galera” in Italia si corre con condanne a pene dai quattro anni in su. Un’ulteriore riprova della volontà del governo è l’estensione delle norme sulle intercettazioni.

Non meno chiari sono i segnali sul piano dei rapporti con l’UE, affrontati attraverso il tema-bandiera dell’immigrazione, sul quale è stata ripristinata la linea Salvini, elaborata fin dall’origine dall’attuale ministro degli interni. Il tentativo è di dimostrare che con l’UE, che ha oggettivamente le sue responsabilità, non si può dialogare (non solo su questa materia) e che gli interessi italiani non vengono adeguatamente tutelati. È chiara la volontà di riprodurre internamente lo scontro che portò la Lega al 34% nel 2019. L’obiettivo è palese: il ritorno ai “guelfi e ghibellini” ovverossia la radicalizzazione della contrapposizione. Per le opposizioni, il rischio è di cadere in questa trappola. E che si tratti di una trappola è dimostrato dai commenti della gente, che è, in larga misura, d’accordo sulla lotta ai raduni rave e sul contenimento dell’immigrazione, pur se non sul blocco degli sbarchi. Questo dovrebbe consiliare di qualificare la propria opposizione soprattutto per la critica costruttiva, cioè per proposte alternative.Chi vivrà, vedrà!

Dalla stessa sezione