TERZO SETTORE: UN PATRIMONIO DELLA NOSTRA REGIONE di Matteo Daffadà

di BorgoAdmin

Associazionismo, volontariato, cooperazione sociale: L’Emilia Romagna è terra fertile per le organizzazioni del Terzo Settore, la cui ricchezza e capillarità sul territorio sono un’eccellenza. Si stimano oltre 500mila volontari attivi, mentre l’ISTAT registra 82.921 dipendenti, di cui 63mila ascrivibili alla cooperazione sociale e alle fondazioni, i due soggetti maggiormente strutturati. A Parma (dati dal sito del Forum) sono 83 le cooperative sociali, 533 le APS e 401 gli ODV. Sono numeri che sintetizzano uno straordinario movimento, ma non dicono tutto del valore del nostro Terzo settore nelle sue molteplici forme, realtà grandi o piccole, sempre più centrali per costruire la coesione sociale, capaci di essere flessibili, di sperimentare soluzioni innovative, di essere vicini alle fasce più fragili della popolazione. All’inizio del mese di aprile in Assemblea regionale abbiamo approvato il Progetto di legge di iniziativa dei Consiglieri “Promozione e sostegno del terzo settore, dell’amministrazione condivisa e della cittadinanza attiva”, frutto di un lavoro di oltre 2 anni e di un confronto con le realtà che operano nella società civile, ritagliato sui bisogni del no profit e delle amministrazioni pubbliche. I colleghi Federico Amico e Francesca Maletti, primi firmatari, e i consiglieri di ciascuna provincia si sono messi in ascolto delle sollecitazioni e delle richieste dei territori per condividere e migliorare il testo. Parma ha dato il suo contributo negli appuntamenti a cui hanno partecipato numerose associazioni, cooperative sociali, realtà che operano con generosità per dare concretezza al welfare del territorio. Il provvedimento, resosi necessario dopo la promulgazione della Legge nazionale, si è posto l’obiettivo di semplificare e interagire per progettare insieme, pubblico e privato, avendo a cuore il mantenimento di questa variegata e fondamentale infrastruttura sociale. Un “tesoro” che fa la differenza nella vita delle nostre comunità e colma il gap rispetto a servizi che il pubblico non riesce a sostenere, soprattutto nei periodi di emergenza. La Riforma realizzata a livello nazionale ha rappresentato una innovazione molto importante, ma ha avuto come primo esito un carico burocratico che grava sulle spalle delle associazioni più piccole. La nuova Legge invece  rende più fluidi gli scambi di informazioni e di servizi tra pubblico e privato sociale, tra Comuni, Aziende Sanitarie, Istituzioni e associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato e imprese sociali.

L’attenzione della Regione al Terzo Settore è alta: molti di noi e io stesso, proveniamo da una esperienza di volontariato che ci ha aiutato a crescere e formarci e a cui siamo profondamente legati e grati. Il Terzo Settore è tema noto e caro a tutti. E soprattutto è una risorsa fondamentale e irrinunciabile. La Legge riscrive il futuro dei servizi e delle attività in Emilia-Romagna secondo due direttrici: quella della co-programmazione e quella della coprogettazione. Significative le novità introdotte: su tutte il Fondo per l’innovazione sociale, che può contare su una dotazione di un milione e mezzo di euro, istituito con l’obiettivo di finanziare processi e progetti messi in campo dalle amministrazioni pubbliche insieme al Terzo settore secondo i principi e le pratiche dell’amministrazione condivisa. Una collaborazione paritaria tra “cittadini attivi” ed enti locali per rispondere più adeguatamente e in modo innovativo ai bisogni delle comunità.

 

 

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