PERCHÉ È (ANCORA) ESSENZIALE PARLARE DI CAMBIAMENTI CLIMATICI di Anna Chiara Nicoli

di BorgoAdmin

Secondo i dati raccolti da Copernicus – il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea – luglio 2023 è stato il mese più caldo mai registrato, seguito, subito dopo, da agosto 2023[1]. Come riporta Luca Mercalli nella sua rivista online[2], una temperatura così elevata è collegata al riscaldamento globale; in altri termini, la fonte del problema è da ricercare nelle attività umane, ed in particolare nell’utilizzo dei combustili fossili. Le ondate di calore che sono state osservate in Italia così come in moltissime parti del mondo, dove è ancora inverno, non sono state l’unico sintomo che ha accompagnato i mesi estivi. Sono stati numerosissimi gli eventi climatici estremi, nel mondo (solo per ricordarne qualcuno, in California, alle Hawaii, in Grecia) e in Italia, dove si è potuto assistere, da nord a sud, a fenomeni preoccupanti (gli incendi in Sardegna e in Sicilia; le violente piogge e le grandinate; le alluvioni; le trombe d’aria; le frane; l’innalzamento della temperatura del Mar Mediterraneo). Nonostante le evidenze scientifiche, nonostante le voci autorevolissime (in tutti i campi) che da anni insistono sulla necessità di attuare subito le politiche ambientali già previste in dettaglio dalle conferenze sul clima (da ultima, la Cop27) – si avverte una vera e propria fatica nel portare avanti cammini e dialoghi efficaci, sia a livello globale sia a livello nazionale. Occorrerebbe dunque comprendere come mai, nonostante tutti i dati – sempre più dettagliati e precisi, e accessibili a chiunque – e nonostante tutto il “parlare di cambiamenti climatici” non si riesca ancora ad avvertire a livello sociale di una preoccupazione che conduca ad una azione seria e condivisa. In parte, le motivazioni sono da individuare anche nella quantità e nella qualità delle informazioni, nonché nelle modalità in cui sono condivise con la società.   In effetti, il dibattito pubblico – giornalistico, politico e televisivo – almeno a livello nazionale, pare preoccuparsi più di commentare determinate notizie (un esempio, le modalità di manifestare utilizzate dal movimento Extinction Rebellion) più che stimolare una seria informazione scientifica sulle cause dei cambiamenti climatici e sulle soluzioni, ancora possibili, da attuare nei prossimi anni. Tale problematica è stata riscontrata anche da Green Peace, che dal 2022 monitora le informazioni relative ai cambiamenti climatici insieme all’Osservatorio di Pavia, relative alle dichiarazioni degli esponenti politici e delle informazioni rese dai media[3]. Lo studio citato ha rilevato come nei telegiornali più importanti, nel periodo compreso tra gennaio e aprile 2023, le notizie in merito alla crisi climatica sono state pari all’1,9% di quelle totali.

In merito alla qualità della comunicazione, ancora, è stata espressa di recente forte preoccupazione da parte della comunità scientifica che, nella “Lettera aperta ai media italiani[4] ha rilevato come i media parlino spesso di “maltempo” trascurando di parlare delle reali cause del cambiamento climatico e delle soluzioni attuabili. Ciò, secondo gli esperti, non fa che alimentare “l’inazione, la rassegnazione o la negazione della realtà” e priva le persone della possibilità di “comprendere profondamente i fenomeni in corso, sentirsi parte della soluzione e costruire una maggiore fiducia nel futuro”. La sfida, nelle democrazie moderne, è proprio quella comunicativa. Un’informazione precisa e corretta, che non trascuri di indagare le cause ma nemmeno di spiegare tutte le soluzioni attuabili, potrebbe essere la fonte della responsabilizzazione individuale, che orienti scelte di vita e politiche consapevoli. Una sfida comunicativa che, in realtà, potrebbe proprio trovare linfa all’interno delle comunità locali. I cambiamenti climatici, infatti, pur avendo origine in cause globali, si manifestano sui territori in maniera differente, con conseguenze diverse sia a livello ambientale sia a livello sociale[5]. Ripartire da un ampio percorso di dialogo e di condivisione che si rivolga prima di tutto alle persone, nella loro dimensione di vita quotidiana – che le renda parte della soluzione – potrebbe essere un modo efficace per dare vita ad un cambiamento positivo, o quantomeno a qualche piccolo passo in avanti.

[1] August 2023, second warmest month closes the warmest summer | Copernicus

[2] Nimbus Web Eventi Meteorologici

[3] I report, molto interessanti, sono consultabili al link Media e crisi climatica: il monitoraggio periodico di Greenpeace su quotidiani, TG e pagine Instagram (2023) – Greenpeace Italia

[4] Lettera aperta ai media italiani 2023 – CMC Italia (climatemediacenteritalia.it)

[5] Molto interessante sul punto l’analisi del rischio “I cambiamenti climatici in sei città italiane” che esplora in modo approfondito la valutazione degli impatti climatici, le vulnerabilità e gli strumenti di adattamento di alcune città, tra cui anche Bologna; si veda Analisi del Rischio – Report 2021 – CMCC

Dalla stessa sezione

Lascia un commento