UNIONE EUROPEA: ISTRUZIONI PER L’USO di Giuseppe Iotti

di BorgoAdmin

Lo scorso 12 febbraio si è svolto l’incontro, organizzato dal Borgo-Casa Europa e dal Movimento Federalista Europeo col patrocinio del Forum Cultura e del Comune di Parma, col dott. Maurizio Molinari, responsabile dell’ufficio del Parlamento Europeo di Milano sul funzionamento delle istituzioni e in particolare del processo decisionale dell’Unione Europea. La riunione è stata aperta, dopo i saluti dell’amico Alfredo Bonassi del Borgo-Casa Europa, dal presidente del MFE di Parma  Gianfranco Brusaporci che ha sottolineato come il pur difficile processo di integrazione debba andare avanti, a meno di non volere marginalizzare i nostri paesi rispetto a un quadro globale in cambiamento, e lo debba fare in direzione federalista. Il dott. Molinari ha esposto con brillantezza, anche dialogando con un pubblico numeroso, e dimostratosi già piuttosto qualificato, un tema piuttosto complesso, perché complessa in effetti è l’architettura dell’Unione Europea. Questa entità sovranazionale ha tre istituzioni decisionali concorrenti tra loro, che sono la Commissione (che ha anche alcuni aspetti di un Esecutivo), il Parlamento Europeo, e il Consiglio europeo dei Capi di Stato. A essi si aggiungono anche i Consigli dei Ministri competenti su specifiche materie, convocati all’occorrenza. Il Parlamento, eletto a suffragio diretto dai popoli degli Stati Membri, non ha le competenze di quelli nazionali, nel senso anzitutto che non elegge un “governo”, anche se può “bocciare” i proposti Commissari, ciò che è anche avvenuto in diversi casi, incluso quello noto in Italia del prof. Rocco Buttiglione. Inoltre, non è il Parlamento ma la Commissione a proporre le “leggi”, che si chiamano in realtà diversamente e si suddividono in direttive, regolamenti e decisioni. Mentre le direttive vanno adottate a livello nazionale entro certi termini temporali, i regolamenti sono immediatamente esecutivi. Tuttavia, il Parlamento ha il potere di ridiscutere gli atti della Commissione, e, in caso non vengano approvati come sono stati proposti, si deve giungere ad un accordo tra le parti, salvo sospendere quel processo legislativo. Gli atti della Commissione vengono in parallelo inviati anche al Consiglio europeo, e in sostanza, perché diventino esecutivi, occorre un accordo a tre, risultante da quel processo che si è deciso di chiamare “trilogo”. La Commissione viene designata dagli Stati Membri, che indicano (salvo appunto approvazione parlamentare) ciascuno un Commissario; il “governo” europeo perciò è al momento piuttosto pletorico, perché necessariamente deve avere 27 componenti. I commissari però una volta nominati non hanno il compito di rappresentare più gli Stati di provenienza, anzi, se lo facessero, andrebbero contro un mandato che è invece pienamente comunitario. In realtà gli Stati Membri hanno sinora cercato di mantenere un ruolo centrale nelle decisioni a livello comunitario, utilizzando in particolare lo strumento del Consiglio Europeo, dove oltre tutto sulle decisioni più rilevanti vige la regola dell’unanimità.  Il Parlamento europeo poi, come quelli nazionali, si struttura in commissioni parlamentari specializzati ciascuno su tematiche di settore. Già questa terminologia fa comprendere quanto il processo decisionale in Europa possa essere farraginoso, come infatti è, d’altra parte per ragioni comprensibili non potendoci essere a questo livello un “decisionismo” che andrebbe contro la filosofia comunitaria per com’è stata pensata dall’inizio. Ad aumentare la confusione, poi, c’è il fatto che la funzione giudiziaria, uno dei capisaldi dell’esercizio della sovranità, è strutturata a sua volta in modo complesso, a partire dalla Corte di Giustizia della UE. Se non bastasse, la Corte Europea dei diritti dell’uomo dipende non dalla UE, ma dal Consiglio d’Europa, che non è un organo della UE, e raggruppa ben 47 paesi, tra i quali la Russia. Va da sé che il dott. Molinari auspica che almeno la terminologia diventi più trasparente, e soprattutto che i cittadini europei siano consapevoli di chi e come decide in Europa, con un maggiore impegno della scuola alla formazione in questo senso.

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