POLISPORTIVA GIOCO PARMA, 40 ANNI ALL’AVANGUARDIA di Marco Tagliavini – Presidente

di Redazione Borgo News

 

Polisportiva Gioco nasce a Parma ormai 40 anni fa dall’iniziativa di alcuni ragazzi disabili che volevano fare sport, parimenti ai loro amici normodotati. In quel mondo, nel quale la loro condizione era identificata nella parola handicappato, termine nel quale il senso comune non identificava un offesa ma semmai uno sguardo pietoso, la loro iniziativa ebbe un effetto dirompente e portò a coinvolgere svariati ragazzi e creare storie degne di nota. Il nostro territorio si trovò in una posizione di avanguardia rispetto a fenomeni di portata mondiale; i principi di autonomia e libertà della persona con disabilità furono sanciti da specifica convenzione ONU nel 2009, ma in realtà molte delle affermazioni stampate su quel documento (anche alcuni desiderata) erano già realtà sul nostro territorio. Girando tuttora svariate parti d’Italia a seguito dei nostri atleti (Paralimpici e non) devo constatare, e lo faccio con una certa tristezza, come il vantaggio acquisito allora, pur in una situazione di riduzione dello slancio, non si sia colmato. In moltissimi luoghi quelli che per noi sono comportamenti, prassi o strumenti acquisiti restano lettera morta; si potrebbero fare numerosi esempi, per quanto riguarda le barriere architettoniche o per la costruzione delle autonomie. Il terreno fertile del nostro territorio ha fortunatamente coltivato svariati esempi associativi o cooperativi, che hanno creato buone pratiche di avanguardia, ormai arrivate ad uno standard non più sperimentale ma divenuto una normalità di eccellenza. In questo contesto anche oggi Polisportiva prova a giocare il proprio ruolo innovativo, interrogandosi su come modificarlo per affrontare efficacemente una serie di sfide, diverse da quelle degli inizi. Quello che non cambia è sicuramente il ruolo dello sport, che per le persone con disabilità rappresenta il modo più efficace di integrazione sociale e di costruzione dell’autostima (oltre alla migliore medicina preventiva). Quello che sicuramente è cambiato è il contesto di riferimento, non solo perché le forme della disabilità di oggi sono molto diverse da quelle di allora (autismi, disagi relazionali e disordini genetici neuromuscolari costituiscono oggi la fetta più importante). In un mondo dove di fatto è in crisi il concetto di comunità, il disabile rappresenta spesso il debole visibile ed evidente, la vittima predestinata di bullismo (non solo scolastico, ma anche lavorativo o famigliare). Da questo punto di vista abbiamo cercato di rivoltare il paradigma, il disabile da vittima diventa protagonista. Forti della esperienza pluriennale nelle scuole dei nostri volontari, abbiamo costruito una serie di percorsi dove i cosiddetti normodotati sono coinvolti e messi a svolgere attività nelle stesse condizioni della persona disabile: ecco quindi che, durante Disabiliamoci (il nostro appuntamento annuale assieme alla Associazione Pallavolisti Parmensi) oppure durante le esperienze di Team Building aziendale, provano a mangiare a buffet senza usare il braccio destro e cose simili. Rendere esplicito il limite, aiuta a riconoscere la grandezza di chi ogni giorno lo travalica. Anche all’interno del palazzetto dello sport Bruno Raschi, nell’ambito della gestione dei tantissimi spazi extrasportivi, abbiamo cercato di portare questa filosofia, costruendo un centro giovani per tutti, giovani, genitori, anziani e disabili. Per riuscire però a sviluppare appieno il concetto di autonomia e delle potenzialità di queste persone, Polisportiva ha un bisogno vitale di contatto con tutte le realtà del campo dell’innovazione (sia essa sociale, tecnologica, o formativa). Permettere ad un ragazzo con distrofia muscolare di giocare efficacemente ad Hockey in carrozzina, implica una coordinazione con chi può personalizzare il mezzo, così come avere un sostegno psicologico per rassicurare la famiglia. Fare questo supera di gran lunga i confini del volontariato, ci impegna in orari giornalieri e ci obbliga a coinvolgere persone sempre più motivate e professionalmente preparate. Se dovessi dire quale evoluzione ci aiuterebbe ancora a fare un passo ulteriore verso il miglioramento, chiederei al sistema del nostro territorio di riflettere sull’importanza per noi del capitale umano. Abbiamo assolutamente bisogno che si capisca la necessità in questo campo, ma in generale in campo educativo e formativo, di investire sulle persone, dando la forza ai soggetti come il nostro di creare legami stabili e soddisfacenti. Di lavoro. Purtroppo in questo momento la risorsa scarsa, è la persona. Si potrebbe fare molto di più ed in modo più efficace se si capisse che quello che serve è poter sostenere un sistema che diventi professionale. Ad esempio potremmo colmare le esigenze dei pomeriggi post scolastici o mettere mano al tema di cosa succede a molti ragazzi disabili dopo il diciannovesimo anno, diventando un pezzo di welfare più affidabile.

 

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