«È stata una settimana di arbitrio, mistero e follia». In apertura della presentazione del suo ultimo libro “Il Presidente”, Marco Damilano ha esordito, per commentare la settimana che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella, citando un passaggio dell’articolo “il romanzo delle stragi” di Pierpaolo Pasolini, pubblicato dal Corriere della sera nel 1974. Il Direttore de L’Espresso è intervenuto, in collegamento web, lo scorso 31 gennaio presso l’Aula Filosofi dell’Università di Parma, in occasione dell’inaugurazione, per l’A.A. 21/22, dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, tenuto dal Prof. Antonio D’Aloia. Durante l’incontro, moderato dalla Prof.ssa Veronica Valenti, è stata proposta una “lettura” del libro dal Dott. Guglielmo Agolino. Ne “Il Presidente”, Damilano compone il racconto segreto della Repubblica attraverso le battaglie intorno al Quirinale rivelandone i codici nascosti e le congiure di palazzo, intrecciando le storie dei Presidenti dal dopoguerra ad oggi. Il racconto si arresta poco prima della rielezione di Mattarella, che è solo l’ultimo capitolo, il tredicesimo, di un romanzo italiano: il romanzo della Repubblica, il “romanzo Quirinale”.  «Esistono tre regole “non scritte” che caratterizzano l’elezione del Capo dello Stato» – ha ricordato Damilano, sottolineando come esse si siano confermate anche nelle ultime elezioni per il Quirinale – «si affossa il candidato del leader per affossare il kingmaker, il leader politico che propone quel candidato; per essere eletti sono necessari gli amici nascosti, cioè un appoggio trasversale in quasi tutte le forze politiche; infine, l’esistenza dei c.d. “mezzi tecnici”, ovvero i “franchi tiratori”». Inoltre, un’altra «regola aurea» si è consolidata nella settimana trascorsa per l’elezione del Presidente: «non si può essere eletti al Quirinale se, al momento del voto, si è un leader politico di primo piano o una figura che accumula molto potere politico». Il riferimento è a Mario Draghi, al momento dell’elezione Presidente del Consiglio. E sull’ipotesi di Draghi al Quirinale Damilano è netto «avrebbe aperto la strada ad un semipresidenzialismo di fatto».

«Il secondo mandato di Mattarella sarà un mandato diverso rispetto al primo, il Presidente sarà infinitamente più forte e più legittimato», spiega Damilano. Sulla rielezione del Capo dello Stato ricorda che «con l’istituto del semestre bianco» – che impedisce al Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato – «i Costituenti avevano previsto che i Presidenti potessero avere una tentazione autoritaria, ma non avevano previsto che un Parlamento impotente, un sistema politico fragile, partiti delegittimati, andassero a chiedere al Presidente uscente di restare perché non in grado di eleggere il suo successore». La conclusione è amara «Mattarella non ha avuto alternativa, ciò è il frutto di un sistema fragile, perché in democrazia le persone devono avere sempre una alternativa…non è pienamente sano un sistema in cui una persona non ha alternativa». E continua «resta il fatto che se il Presidente (non la persona, ma l’Istituzione) viene considerato come una soluzione, la Presidenza della Repubblica si trasforma nella massima espressione della crisi del sistema, come viene confermato da questa elezione presidenziale».

 

«Occorrerà riprendere un discorso di riforma del sistema, alla ricerca di un principio d’ordine sul piano istituzionale e sul piano politico-sociale-culturale». Sul tema delle riforme, anticipa che «i ragionamenti sul presidenzialismo torneranno, accanto ad una spinta opposta, la legge elettorale in senso proporzionale. Si tratta di due movimenti traversali rispetto agli schieramenti che saranno i protagonisti del secondo mandato di Mattarella».  Per affrontare i problemi emersi Damilano prova a tracciare due vie: «impedire la rielezione del Presidente della Repubblica per evitare che diventi un monarca costituzionale, a vita; affrontare il problema della personalizzazione della politica; con opportuni pesi e contrappesi».

 

Sollecitato dalle domande di alcuni studenti e presenti, Damilano ha affrontato il tema dell’elezione della prima Presidente donna. «L’errore è stato dire una donna come Presidente, si sarebbe dovuto dire una politica come Presidente: per questo la terna Belloni, Severino, Cartabia non ha funzionato. La prossima volta si proponga una politica».

Infine, è stato netto su un tema attualmente “impopolare”: il finanziamento pubblico ai partiti. «La sua abolizione è stato un errore. Per far sì che i poteri forti non si sostituiscano alla politica, è necessario che ci sia una politica forte, ci vuole un nuovo finanziamento pubblico dotato di un controllo severo».