LE 5 AZIONI LOCALI NECESSARIE ED URGENTI PER CONTRASTARE IL CLIMATE CHANGE di Chiara Bertogalli

di BorgoAdmin

Uno dei maggiori ostacoli alle azioni di contrasto del surriscaldamento della biosfera è che questo spesso appare un problema situato in un altrove non ben definito, ed in ogni modo esistenzialmente distante. Pare essere una questione che si applica su una scala di misura talmente vasta che fatichiamo a rapportarla alla nostra quotidianità. A partire da questa percezione, essendo noi sapiens programmati dalla natura per risolvere al meglio le questioni che ci toccano da vicino, i nostri processi mentali seguono un ordine di priorità dettato da decine di migliaia di anni di evoluzione. Di fronte ad un problema che percepiamo lontano nel tempo o nello spazio tendiamo a passare velocemente a quelle che il nostro cervello valuta come questioni più critiche nell’immediato: la nostra mente si assorbe nelle ipotesi di risoluzione di intoppi di lavoro, o legate al benessere quotidiano, ai pagamenti delle bollette o del fisco, o a come conciliare situazioni familiari che ci danno pensieri. Tutto questo è normale e comprensibile, è così che funzioniamo: siamo progettati per tirare avanti il più possibile. Proprio questa stessa tendenza, però, è alla base del meccanismo che ci ha portato a questo punto di consunzione del nostro stesso habitat: il consumo sfrenato delle risorse del pianeta, inclusi gli idrocarburi del sottosuolo, puntando all’ottimizzazione dell’oggi piuttosto che alla pianificazione lungimirante del domani per le generazioni future. Ora però che i dati scientifici sono incontestabilmente testimoni della nostra corsa verso l’autodistruzione, abbiamo un bel problema da risolvere e occorrerebbero sforzi epocali per recuperare la situazione ed evitare il peggio. Ecco da dove deriva l’ecoansia: chi la prova sa che affronterà presto problemi enormi, a cui però non sa come rispondere individualmente. Si sente impotente.

Potrebbe sembrare che, dato che parliamo essenzialmente di atmosfera e quindi di aria che circola, il contributo locale non conti poi molto. Dobbiamo però ricordare che, ad esempio, nel caso di energia elettrica prodotta a partire dal carbone, è anche la nostra domanda a determinarne la produzione, da qualche parte, lontano da dove viviamo. Si tratta, in fondo, di sommatorie di contributi più o meno grandi in termini di concentrazione di CO2 o gas climalteranti emessi. Occorre quindi, esaminando il problema, uno sguardo ampio. Ad esempio, una grande fabbrica energivora emette molto più dei singoli abitanti di un paese di montagna, ma anche l’eccessiva produzione di metano, gas che ha un effetto climalterante 85 volte in più della CO2 in un arco di 20 anni, da parte di stalle ed allevamenti può essere uno stimolo per innovare il settore riducendo le emissioni.  Per un solo volo privato con un jet, si possono produrre anche 5 (o 10 se contiamo il ritorno) tonnellate di emissioni di CO2 per ragioni futili, quando non futilissime, di risparmio di tempo, magari perché un vip viene invitato ad una festa a Ibiza e desidera tornare a Milano in giornata. Non tutti producono la stessa quantità di CO2, e non tutti ne pagano le conseguenze allo stesso modo. Siamo tutti interconnessi. I super ricchi del mondo sviluppato ne sono i maggiori produttori e contemporaneamente coloro che sono più al sicuro dagli effetti devastanti che vediamo ogni giorno sui media, con vittime, danni e futuri distrutti. Questo genera indubbiamente ansia, forse un po’ troppa, e non è casuale che tanti di noi preferiscano o siano indotti a guardare altrove: l’ostacolo viene avvertito come inaffrontabile e il nostro cervello entra in negazione, fingendo che il problema non esista. Volendo invece attrezzarsi per combattere costruttivamente quest’ansia e contemporaneamente mettere a punto azioni efficaci, occorre focalizzare lo sguardo e concentrarlo sui nostri territori, quelli, per capirci, che attraversiamo e viviamo quotidianamente, la scenografia in cui si svolge la nostra vita.

Sia a livello globale che locale, due sono le linee di azione, perché due sono gli obiettivi da perseguire per ridurre il problema e proteggerci: mitigazione ed adattamento.  Attraverso la mitigazione riduciamo progressivamente la causa del problema, ovvero l’immissione in atmosfera di gas climalteranti, cioè che aumentano l’effetto serra, ad esempio alterando il ciclo del carbonio come succede con la CO2. Con l’adattamento, ci prepariamo invece a gestire ed integrare nelle nostre vite le conseguenze dei cambiamenti che sono già avviati e i cui effetti sono visibili: alluvioni e frane dopo forti siccità, incendi, notti tropicali, grandinate fuori misura, trombe d’aria. Le nostre città e i territori non sono pronti a rispondere a situazioni climatiche estreme. Occorre allora iniziare a prepararsi agendo anche, quando non soprattutto, a livello di amministrazioni locali. E occorre pensare in modo innovativo. Tolta la quota energia, a cui afferisce anche il tema dell’efficientamento edilizio, gli spostamenti privati e di merci senza dubbio rivestono un ruolo importante delle emissioni dirette del territorio, ma molto sui può fare anche in campo agricolo e zootecnico.

  1. una rete ferroviaria locale leggera e moderna può spostare pendolari e merci in modo pulito. Ottimi esempi da valorizzare sono le linee già esistenti Pontremolese e Parma- Brescia, ma si potrebbe anche immaginare un progetto di nuove linee aggiuntive. In PNRR prevedeva fondi per questo tipo di progetti legati a nuove ferrovie. Occorre valutare bene la domanda di mobilità ed intevenire per ridurla: ad ogni nuovo progetto edile, che sia centro commerciale, struttura sanitaria o polo produttivo  deve essere associata la valutazione di come questo viene raggiunto da popolazione interessata e merci coinvolte: se prevede solo traffico privato, probabilmente non è un progetto adeguato ai tempi che viviamo.
  1. una rete ciclabile efficiente e sicura, molti micro spostamenti fra paesi o frazioni vicine, oggi separate da brevi tratti di strade provinciali pericolosamente ostili a mezzi leggeri e pedoni, sarebbero possibili. Strade provinciali di nuovo percorribili dalle persone, a piedi o in bici. Iniziamo a vedere alcuni tratti di ciclabili che collegano, ad esempio, Collecchio e Sala Baganza oppure Montechiarugolo e le sue frazioni: un ottimo inizio, occorre proseguire per questa strada che aumenta anche il benessere delle persone.
  2. Il nostro è un territorio a vocazione agricola: in ottica di riduzione delle emissioni, quindi nel capitolo mitigazione, sarebbe centrale rivedere le pratiche zootecniche attuali rispetto alla riduzione della produzione di metano e al suo recupero.
  3. In chiave di adattamento, sarà cardinale adattare le pratiche irrigue con l’uso sempre maggiore di serbatoi di raccolta delle acque piovane per fare fronte ai periodi di siccità di cui l’agricoltura patirà gli effetti; contemporaneamente, occorrerà abbandonare le colture più idroesigenti come il mais e passare dalle irrigazioni a getto a quelle a goccia.
  4. Fermare il consumo di nuovo suolo, mantenere i boschi. Il suolo integro è un agente fenomenale per l’accumulo e lo stoccaggio (il termine corretto è “fissazione”) di carbonio, che da forma gassosa (anidride carbonica) viene appunto fissata nello stato solido come scheletro carbonioso nelle molecole vegetali come il legno e biomassa animale in generale. Meglio quindi una rigenerazione di area dismessa che una nuova edificazione, meglio un bosco maturo in più che uno in meno: in ottica di adattamento, inoltre, le coperture vegetali divengono protezioni molto efficienti dall’erosione e dal dissesto idrogeologico in caso di precipitazioni, con l’effetto di rallentare ed assorbire quella pioggia così intensa che purtroppo vediamo verificarsi sempre più spesso.

Si può fare davvero tanto, se si ha a cuore il territorio e si è deciso di riaprire i libri per studiare questo nuovo scenario e le sfide che comporta: in altre parole, se si hanno la visione e le conoscenze che servono ora per governare una fase senza precedenti nella storia dell’umanità.

 

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