Non c’è in un’intera vita

cosa più importante

da fare che chinarsi perché un altro,

cingendoti il collo,

possa rialzarsi.”

                                                                                                                             Luigi Pintor

 La Corte dei Miracoli di Parma è un’associazione di promozione sociale impegnata sul territorio locale con la gestione di servizi di accoglienza diurna e residenziale e di interventi di cura, assistenza e reinserimento sociale e lavorativo a favore di persone senza dimora. La condizione di chi vive non avendo una dimora stabile è da considerarsi come una delle forme più gravi di povertà estrema e di esclusione sociale, un fenomeno incalzante in costante aumento. Il senza dimora si muove nella città, ne abita lo spazio fisico e relazionale, ma a questo spazio non appartiene. Il senza dimora mostra, con insostenibile evidenza, i meccanismi di un sistema sociale che spinge ai margini i non integrati, i più deboli.  La mancanza, infatti, diviene categoria esistenziale per cui il senza dimora è la persona definita per difetto: senza casa, senza identità, senza progetto, senza relazioni, senza visibilità, perciò preferiamo definirli “senza tutto”. La condizione dei senza tutto è caratterizzata da aspetti che si integrano e si auto alimentano: Presenza contemporanea di bisogni e problemi diversi: in queste persone si sommano condizioni di malattia, tossicodipendenza o alcoolismo, isolamento dalle reti familiari e sociali, difficoltà nelle relazioni interpersonali;Progressività del percorso nel tempo: le condizioni di disagio interagiscono, si consolidano e si aggravano, divenendo un processo di cronicizzazione che si autoalimenta; attraverso successive rotture e perdite progressive di ruolo e di riconoscimento, nel lavoro, in famiglia, nel territorio, e a fronte di scarsità di risorse economiche, ma anche affettivo-relazionali, questo percorso genera condizioni di fragilità tali da rendere la persona non più in grado di contrastare l’espulsione sociale;Difficoltà nel trovare accoglienza e risposte appropriate nei servizi istituzionali per le elevate barriere di accesso; Difficoltà a strutturare e mantenere relazioni significative.

Il rapporto fra il senza dimora e i servizi socio- sanitari è problematico, spesso inesistente, la sfida aperta consiste nel superare l’incomunicabilità e nell’attivare un lavoro di rete in cui elementi essenziali siano l’organicità, la flessibilità e l’apertura alle richieste che provengono da questo particolare tipo di utenza. Abbiamo colto la sfida ponendoci l’obiettivo di passare dall’esclusione a una prospettiva di inclusione, superando pregiudizi, recependo la silenziosa richiesta di ascolto e dando la parola a chi oggi è costretto a provare la difficoltà del vivere. Il nostro lavoro parte dalla strada, dove i “senza tutto” vivono, li avviciniamo, ci poniamo alla loro altezza, stabiliamo un rapporto armonioso di reciproca conoscenza e confidenza, li assistiamo nelle loro prime necessità quali vestiti, coperte, alimenti, sigarette e più di ogni altra cosa, ascolto. Aspettiamo pazientemente che arrivi il momento in cui i senza dimora decidono di affidarsi, di permettere che qualcuno si prenda cura di loro, di iniziare un percorso di liberazione dalla strada, quindi li accompagniamo a casa, alla corte dei miracoli. A casa inizia un processo di trasformazione, di riscoperta della dignità personale, si parte dal taglio dei capelli, della barba, alla cura dei piedi per tentare di guarire le ferite inflitte dalla vita di strada, al taglio delle dure unghie delle mani e terminare con le docce per rimuovere gli strati del tanto tempo che è passato dall’ultima volta. Dopo la prima fase di accoglienza ha inizio l’accompagnamento e, se possibile, la soluzione di problemi specifici (ricovero in ospedale, accompagnamento al Sert o alla Questura, invio ai servizi sociali, assistenza legale, diritto alla pensione o ad altri contributi a sostegno della povertà), costruendo insieme ai poveri“un progetto” di sostegno alla persona alla luce della sua storia e delle sue effettive potenzialità e ne seguiamo poi lo sviluppo. Cerchiamo di favorire la riscoperta delle loro abilità, della volontà di interagire con il prossimo. Quando ciò non sia possibile, li aiutiamo almeno a vivere, senza costringerli a un modello di ripresa prestabilito, con tempi e ritmi che potrebbero costituire un’ulteriore violenza e tradursi in un’ennesima sconfitta. L’associazione “La Corte Dei Miracoli di Parma” cerca di sviluppare attività che possano favorire il reinserimento sociale, evitando di passare l’intera giornata in strada quali cura della propria persona, cura della casa e dell’ambiente circostante, relazione con i vicini di casa, attività ricreative. Attività dove i poveri sono i protagonisti: pensano, discutono, progettano e realizzano. La nostra mediazione educativa diventa determinante in fase iniziale per far accettare la persona in gruppi e associazioni ma, a prescindere dai progetti ipotizzati, abbiamo ben presente che le fasi di cambiamento sono le più delicate, quelle in cui è assolutamente necessario non lasciare la persona sola (accompagnamento sociale) pensando o credendo che ormai il più del lavoro sia fatto, pensarlo sarebbe un grave errore. Per le persone con più risorse ci poniamo l’obiettivo di accompagnarle verso un’autonomizzazione, per i più fragili la nostra attività punta almeno alla riduzione del danno.  Abbiamo colto questa sfida con la consapevolezza che non potesse limitarsi alla sensibilità di pochi ma che dovesse essere compresa dai parmigiani tutti, non solo dalle istituzioni.

Facciamo due appelli

Il primo rivolto ai proprietari di immobili, i bisogni sono tanti e con la nostra casa in via Toscana al n.46 possiamo accogliere solo venti persone, cerchiamo altre soluzioni abitative.

Il secondo rivolto a tutti i candidati sindaco, presto uno di loro verrà onorato di guidare la nostra città, chiunque sarà andremo a bussare alla sua porta il giorno dopo l’insediamento. Togliere una persona dalla strada vuol dire eliminare i costi degli accessi al pronto soccorso, dell’intervento delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario. Vogliamo che Parma diventi la città che non permetta che qualcuno viva in strada, non per una questione di decoro ma per restituzione di dignità.