25 Aprile, una data storica e importante. Non parlerò del 25 Aprile compiendo un’analisi storica del fenomeno della Resistenza, il mio intento è quello di spiegare cosa significa per un ragazzo alla soglia dei 20 anni una data come questa. Innanzitutto, per me il 25 Aprile è un giorno di festa, è il Giorno che segna la fine di una dittatura sanguinaria e dispotica che si era macchiata di crimini orrendi, che aveva distrutto lo stato liberale e borghese frutto dei sacrifici del Risorgimento. Quel male, che si chiama Fascismo, ha conosciuto la sua fine quel giorno di Aprile del ’45, quando Milano ed altre città venivano liberate dalle forze partigiane e dall’avanzata alleata. Da lì a pochi giorni sarebbe stato seguito dall’altro grande nemico di quella guerra, il Nazismo. Questo è poi, un giorno di lutto e di memoria di tutti quelli che hanno combattuto questo male fino a sacrificare la propria vita per costruire un mondo migliore di quello che avevano conosciuto.

Io oggi scrivo pensando ai ragazzi di allora, miei coetanei o quasi, che sulle montagne prendevano parte alle azioni di guerriglia o facevano le staffette, col rischio di essere catturati, torturati e giustiziati dai nazifascisti, per inseguire gli ideali di Libertà, Giustizia e Uguaglianza che saranno alla base della Costituzione della nostra Repubblica. La Resistenza non è solo una rievocazione della lotta per gli ideali fondanti la nostra Repubblica, è pure il ricordo di una guerra ben più aspra, combattuta tra concittadini, tra individui che, pur parlando la stessa lingua, condividendo lo stesso sangue e vivendo sulla stessa terra, si uccidevano per ideali diversi, dando luogo a quella che potremmo dire la peggiore specie di tutte le guerre, quella civile. Il 25 Aprile è la data fondante dell’inizio di quel processo di democratizzazione che porterà alla nascita della Repubblica Italiana, nella cui Costituzione sono sintetizzati gli ideali e i progetti che, chi aveva vissuto la Resistenza riteneva necessari per costruire un mondo nuovo, più giusto e libero. Un mondo in cui, a differenza del passato, lo Stato avrebbe realmente difeso la libertà degli individui e avrebbe tutelato l’uguaglianza sostanziale fra i suoi cittadini.