L’occupazione della Russia di Putin sull’Ucraina continua la sua opera di distruzione delle città e produce vittime civili compresi i bambini. E’ una situazione drammatica che sembra non avere una soluzione negoziale a breve termine. La condanna alla Russia di Putin deve essere netta e senza incertezze. Sul piano economico, oltre che per la Russia e soprattutto per l’Ucraina,  anche per  gli altri Paesi Europei gli effetti sono e saranno  pesanti. La  BCE ha rivisto le sue previsioni sul PIL dell’Eurozona al ribasso, portandole al 3,7% nel 2022 rispetto alle precedenti stime del  4,2% sempre per il 2022 proprio per effetto della guerra in corso. La presidente della BCE definisce la guerra  russo-ucraina “uno spartiacque per l’Europa” che “avrà un impatto concreto su economia e inflazione, indebolendo il commercio internazionale e il clima di fiducia, i suoi effetti dipenderanno dagli sviluppi del conflitto”. Abbiamo visto le previsioni in forte calo del prodotto interno lordo. Anche le previsioni sull’andamento dell’inflazione, già in consistente crescita  dovuta all’aumento del costo delle materie prime e dell’energia, a seguito della guerra in corso potranno evidenziare un ulteriore aumento. La BCE ha rivisto in senso restrittivo il piano straordinario di acquisto di titoli pubblici previsto per contrastare gli effetti economici della pandemia, denominato PEPP, che si concluderà nel terzo trimestre. Questa scelta, unitamente all’andamento dell’inflazione, comporterà un possibile aumento dei tassi ma dopo la fine degli acquisti dei titoli del programma PEPP, quindi dopo il terzo trimestre. Quindi la BCE continuerà in una politica di sostegno alla crescita economica, a differenza della FED che ha già aumentato i tassi, in quanto le previsioni sono per un rallentamento della crescita a seguito del conflitto in corso. E gli effetti sul nostro Paese quali potrebbero essere?

Secondo il Centro Studi della Confindustria, la variazione acquisita della produzione industriale nel primo trimestre 2022 sarebbe -1%, che segnala un rallentamento già nella fase iniziale della guerra. Il P.I.L del nostro Paese, a seconda delle previsioni dei diversi Istituti di ricerca, potrebbe essere attorno al 3% ed anche leggermente sotto a questo livello. E pensare che le stime precedenti alla guerra erano per il 2022 attorno al 4,7%. Questa previsione di forte rallentamento dell’economia trova la sua motivazione nell’impatto dell’aumento dei costi dell’energia (gas e petrolio) e conseguentemente sulla produzione dell’energia elettrica. A questi costi si aggiungono quelli della materie prime ed anche le difficoltà di approvvigionamento che rallentano l’andamento dei processi produttivi.  Anche la situazione del comparto agricolo sta peggiorando considerevolmente a seguito della guerra voluta da Putin, con ricadute molto pesanti in quanto la Russia è il principale Paese esportatore di grano e fertilizzanti mentre da Kiev provengono oli vegetali, mais e miele. Quindi per la nostra agricoltura e per i nostri allevamenti si prospettano mesi difficilissimi. Come abbiamo visto per la zona Euro anche per il nostro Paese  si prospetta una forte crescita dell’inflazione causata dall’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime che ricadono sui costi di produzione e quindi sui prodotti finiti. In questo quadro di instabilità si accompagnano enormi difficoltà nelle catene di approvvigionamento. L’inflazione, come indicato dall’ISTAT, è cresciuta nel solo mese di febbraio 2022 dello 0,7% mentre su base annua si stima una aumento del 5,7%. La ricaduta di questo andamento inflattivo sulla domanda è inevitabile e, di conseguenza, questo si ripercuoterà sulla produzione.

Temiamo che questa situazione potrà portare ad un rallentamento della transizione ambientale, mentre sarebbe indispensabile mantenere i programmi previsti per questa missione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza proprio perché il passaggio dalle energie fossili quali petrolio e gas a quelle rinnovabili previsti nel PNRR ci renderebbe maggiormente indipendenti dai ricatti della Federazione Russa e di Putin. Citiamo solo in estrema sintesi le ricadute di questa situazione su Paesi in via di sviluppo dell’Africa e dell’Asia Occidentale che per l’alimentazione sono importatori da Russia e Ucraina. Ci chiarisce il quadro l’esempio dell’Egitto che è il maggiore paese importatore  di grano al mondo; più del 60% del grano necessario alla sicurezza alimentare di quel Paese deriva dalle esportazioni di Russia e Ucraina. Quindi diversi milioni di abitanti di questi Paesi cadranno sotto la soglia di povertà e crescerà la fame nel mondo. Per tutte queste ragioni, per il nostro Paese, per l’Unione Europea, per i Paesi poveri e soprattutto per i civili morti in Ucraina, per le centinaia di bambini morti, per i giovani militari ucraini e russi morti, questa sciagurata guerra voluta da Putin deve terminare al più presto; i colloqui di pace procedono a rilento lasciando prevedere tempi lunghi per questa guerra e per questo motivo occorre che si moltiplichino gli sforzi diplomatici soprattutto di Stati Uniti, Cina e Unione Europea per costringere Putin ad una vera cessazione dei combattimenti e dell’occupazione del territorio dell’Ucraina, un Paese sovrano con un Governo eletto democraticamente.