Chissà, chissà, domani…”

Quante volte in questi mesi, ormai anni, abbiamo preso in prestito le parole di Dalla, sospirando. Il cantautore bolognese le usa per descrivere l’amore tra due giovani, divisi dal muro di Berlino, che nonostante le difficoltà immaginano e sperano nella costruzione di un mondo nuovo e migliore. Noi invece le prendiamo come simbolo dello sconforto con cui la maggior parte della società vede il futuro. Non chiediamoci se siamo in un momento storico migliore o peggiore di altri, che necessiti più o meno cambiamenti, semplicemente viviamo il tempo. Ed il fatto che, per fortuna, continui a scorrere, implica un mutamento continuo.

Viviamo un futuro più sostenibile dal punto di vista ambientale ma anche sociale, sempre più snobbato. Viviamo un futuro in cui le istituzioni sono in grado di garantire stabilità e, specialmente, fiducia. Viviamo un futuro in cui non si muore di fame. Viviamo un futuro più al femminile, FUTURA. Questa continua, e forse snervante, ripetizione all’inizio di ogni frase (anafora per i più preparati) è il mio appello a proiettarci in avanti, da adesso. Gli attori di questo roboante spettacolo siamo noi giovani, vecchi e bambini abitanti dello scorrere del tempo, per amore o per forza. Così, ne sono sicuro, potremo vivere un futuro che, chiudendo come abbiamo iniziato, “si muoverà e potrà volare, nuoterà su una stella…”