Il saggio fa parte del libro “Conoscere per riconoscere. Il ruolo dei futuri professionisti contro la criminalità organizzata”, a cura del giurista Elia Minari, in fase di pubblicazione da parte della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del progetto regionale quadriennale denominato “Conoscere per riconoscere: le Università dell’Emilia-Romagna contro le mafie” promosso dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.

 

Non comparse della banalità, né pedine delle circostanze, né passeggeri dell’effimero ma eredi del passato, attori del presente e registi del domani: così si identificano i cittadini attivi, coraggiosi architetti di una società responsabile.Assumere questo ruolo nel mondo odierno non è facile: le organizzazioni di stampo mafioso guadagnano terreno nel campo dell’impresa, investono in un disegno di criminalità transfrontaliera, si ergono a protagonisti di fenomeni corruttivi. Inoltre, si insinuano nel modus vivendi delle persone, strumentalizzandone i punti di debolezza, perseguendo obiettivi illegittimi e immorali.  Spesso, dinnanzi a tali manifestazioni di illegalità, il singolo reagisce paralizzando il proprio senso civico, scatenando un’aggressiva epidemia di indifferentismo. Quell’indifferentismo visto dai Padri Costituenti quale minaccia latente per la res publica e descritto in modo efficace da Calamandrei, nel suo celeberrimo discorso sulla Costituzione:

«Quando sento pronunciare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due migranti, due contadini che attraversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime. Il piroscafo oscillava e allora quando il contadino, impaurito, domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?” e quello dice: “Se continua questo mare, fra mezz’ora il bastimento affonda”. Allora lui corre nella stiva, va a svegliare il compagno e grida: “Beppe, Beppe, Beppe! Se continua questo mare, fra mezz’ora il bastimento affonda!”. E quello: “Che me ne importa, non è mica mio!”».         Parole dense di significato, la cui combinazione permette di focalizzare un messaggio sempre attuale e di stimolare riflessioni autentiche e ragionate. I valori dell’ordinamento repubblicano sono in balìa di pericoli incombenti e subdoli. Nessun cittadino, tassello imprescindibile di questo sistema, può esimersi dalla presa di coscienza delle criticità che attanagliano il reale. Ciascuno, infatti, deve accettare la propria natura di animale sociale e, senza leggere la quotidianità entro risvolti standardizzati, ha l’obbligo morale di sfoderare idee e competenze per favorire un’evoluzione civica della propria comunità. Stabilire i punti cardine di un’educazione alla cittadinanza responsabile implica abbozzare un piano d’azione propositivo che faccia del significato di prevenzione una costante irrinunciabile. Prevenire e sanzionare il compimento di illeciti di matrice mafiosa è la strategia vincente di un ordinamento lungimirante. L’irrogazione della sanzione deve configurarsi come extrema ratio, come ultimo baluardo volto a tutelare l’integrità del sistema laddove l’attività preventiva non trovi la forza di attecchire.

Compito dello Stato deve consistere in una continua ricerca di strategie finalizzate alla rimozione di tutti quegli ostacoli di ordine economico e sociale che rischiano di erodere il principio di uguaglianza sostanziale, da sempre caposaldo dei sistemi democratici contemporanei. Ogni individuo deve potere prendere parte alla trama del tessuto sociale, in una condizione di parità rispetto agli altri, senza il timore di esprimersi, sbagliare e correggersi. A tale fine, costituisce la precondizione necessaria un ambiente sicuro e protetto, finalizzato a garantire la piena realizzazione della persona sulla base delle sue inclinazioni e aspirazioni.   La scuola, dinamica fucina di idee, riveste un ruolo fondamentale nel processo educativo dell’individuo. È compito delle istituzioni scolastiche sviluppare in tutti gli studenti competenze e comportamenti di cittadinanza attiva, ispirati ai valori di responsabilità, legalità e partecipazione. Attraverso l’utilizzo di tecniche di insegnamento dirette a valorizzare le capacità cognitive di ogni singolo studente, è possibile risultare vincenti nella costante dialettica tra esercizio del senso di responsabilità e assuefazione all’abitudine. Una sempre più intensa collaborazione tra istituzioni scolastiche, associazioni antimafia, osservatori della legalità e testate giornalistiche, indurrebbe gli studenti all’acquisizione di una maggiore consapevolezza e capacità critica rispetto ai danni cagionati dalle mafie al territorio e all’economia nazionali. Dietro la guida di un corpo docenti adeguatamente formato, ogni alunno si scopre cittadino del mondo e realizza che le migliori soluzioni ai problemi nascono da una sintesi di prospettive condivise. Servendosi di progetti ideati dall’Unione europea come i progetti eTwinning, è possibile promuovere la collaborazione tra scuole europee attraverso l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Sarebbe interessante servirsi di una piattaforma eTwinning per strutturare progetti di legalità, lanciando continue sfide di problem solving tra gli studenti in un contesto di ascolto reciproco e condivisione.

Anche i fondi strutturali europei (PON), mirati a contrastare la dispersione scolastica e a incentivare l’inclusione sociale, offrono ai giovani una valida alternativa rispetto ai facili guadagni prospettati dalle mafie.  Altra colonna portante del nostro ordinamento è il volontariato; attraverso la previsione di misure di diritto premiale, tutti i cittadini dovrebbero essere incentivati a impegnarsi in sane dinamiche associative. La cultura del donarsi all’altro senza chiedere nulla in cambio sprigiona quel lato di umanità che tratteggia la parte migliore di ognuno Nell’ambito di questo nuovo orizzonte culturale e relazionale, la nuova classe dirigente, con il supporto dei professionisti della sfera giuridica, economica, educativa e della comunicazione, dovrebbe assumere un ruolo di guida e modello da seguire. Al fine di adempiere a questo compito, corsi di formazione e tavoli di lavoro trasversali, possono essere utili per sensibilizzare le distinte figure di professionalità a un’attenzione particolare e mirata, atta a scongiurare e ad anticipare anche i più subdoli attacchi alla legalità.  Il maggiore coinvolgimento di ogni professionista nell’ambito della redazione di codici etici e la creazione di una banca dati esperienziale inerente alle modalità attraverso cui la criminalità organizzata si presenta, consentirebbero di trovare soluzioni compartecipate, frutto di una collaborativa sintesi di competenze. Il concetto di validità di una norma non si limita a una mera lettura di un codice, ma implica un’interiorizzazione del suo contenuto da parte dei destinatari, operatori giuridici ed economici in primis. Non solo le leggi scritte ma anche quelle incise sulla coscienza di ciascuno offrono un contributo prezioso nell’alimentare relazioni corrette, di reciproco rispetto e appoggio: presidi irrinunciabili per difendersi dalle tentazioni della criminalità organizzata.