L’8 Febbraio 2022 l’ambiente e la biodiversità sono state formalmente riconosciute all’interno della Costituzione come entità da salvaguardare nell’interesse delle generazioni future. È da tempo che il loro ruolo sta assumendo sempre più rilevanza in ogni ambito, tanto più ora che il Covid-19 sta iniziando ad assumere nuove forme e si delinea, quindi, la necessità di plasmare una “nuova normalità”, anche basata sul ridurre l’impatto che l’uomo ha sull’ambiente. Seppur già dal 2020 siano stati notati notevoli miglioramenti a livello europeo in merito alle condizioni ambientali, sia grazie alla riduzione delle emissioni di gas serra, che dell’inquinamento sia atmosferico che idrico, anche grazie all’adozione di politiche per affrontare il problema dei rifiuti, pare che questi progressi non siano stati sufficienti. Come emerge dal report pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nel 2020, il dato più allarmante è la rapida riduzione di biodiversità e la forte minaccia di estinzione da parte di numerosissime specie. Questo è molto grave e lo diventa ancora di più, se rapportato col fatto che noi umani siamo degli animali e come tali, siamo parte integrante dell’ecosistema che stiamo distruggendo e che sostiene la nostra stessa vita. È chiaro come tutto questo sia causato principalmente dalla grande accelerazione economica e sociale che va avanti da decenni. Questa ha trasformato il rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui egli vive, portando, però, indubbiamente, alta prosperità e benessere.

La domanda che emerge, a questo punto, è se la correlazione negativa fra le due sfere: quella del benessere economico e sociale e quella della salute dell’ambiente e di ogni specie animale e vegetale, possa essere frenata. Una risposta quantitativamente chiara non può essere data. Certo è il fatto che si può agire sui sistemi produttivi, di consumo e sullo stile di vita per ridurre la pressione dell’uomo sull’ambiente. Ruolo importante, fra i tanti, è assunto dall’economia circolare la quale permette di rivoluzionare il paradigma produttivo da lineare “progetto, produzione, consumo, discarica” a “progetto, produzione, consumo, ri-progettazione…”, nell’ottica di aumentare le cosiddette materie prime seconde e dando un’altra vita a ciò che altrimenti non sarebbe più stato utilizzato. Tuttavia non basta, per cambiare rotta bisogna agire sui sistemi chiave, quali il sistema alimentare, quello energetico e quello relativo alla mobilità. Il sistema alimentare è fulcro centrale della sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale. Ambientale per quanto riguarda l’incremento dell’uso di energia rinnovabile e lo sviluppo di filiere caratterizzate dalla valorizzazione dell’efficienza energetica. Sociale poiché, secondo un’indagine di ActionAid, quasi il tredici per cento della popolazione mondiale, circa quindici volte la popolazione italiana, vive con meno di 1,90 dollari al giorno, il che è indice di alta povertà e malnutrizione in numerose zone del mondo. È quindi importante ridurre ogni tipologia di spreco alimentare, usando sistemi avanzati di predizione della domanda o, più semplicemente nella nostra quotidianità, stando attenti agli sprechi o anche aumentando l’uso di tutte quelle nuove app che permettono l’acquisto a minor prezzo del cibo fresco non venduto. Il sistema energetico è responsabile di quasi i due terzi dei gas serra immessi in atmosfera in Europa. Questo è dovuto, non solo, al consumo di energia in sé ma anche alle attività di produzione e trasporto della stessa energia. Non si trascuri, infatti, il fatto che l’Europa dipende in parte dalle risorse estratte in altre parti del mondo. Per ridurre tale impatto, fondamentale è l’incremento dell’uso di fonti rinnovabili, lato offerta, e l’uso di sistemi a maggiore efficienza energetica, lato domanda. Si stanno rivelando avere un ruolo centrale nell’adozione di questi sistemi, meccanismi legislativi ed economici come gli incentivi fiscali. Infine, vi è la mobilità, responsabile dell’effetto serra e dell’emissione di sostanze nocive, oltre che dell’inquinamento acustico. Un modo per ridurre questi effetti è l’utilizzo della bici o dei mezzi pubblici come bus o metro per gli spostamenti urbani e di treni per gli extra-urbani. Molto usati negli ultimi anni sono, inoltre, i sistemi di sharing economy, basati sull’idea di condivisione dei mezzi sulla base della necessità e grazie ad algoritmi di predizione della domanda. In tutto questo e nel renderlo sostenibile nel lungo periodo, fondamentale è la consapevolezza del fatto che ogni singola azione di ognuno di noi può fare la differenza. Tuttavia non basta, rilevanti sono le innovazioni tecnologiche e i relativi investimenti in ambito digitale, chimico, biologico e di tutti i settori della scienza, accompagnate da misure sia nazionali, come avvenuto con la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, che internazionali come il Green Deal europeo, punti di partenza per l’attuazione di un vero cambiamento.