In questi tempi drammatici colmi di immagini, video, notizie ed opinioni sull’invasione russa dell’Ucraina, risulta difficile liberare la mente dall’orrore della guerra. Ma proprio questa difficoltà mi induce a contrapporre alla disumanità della guerra la bellezza della pace, della libertà, chiedendomi che cosa può colmare quell’abisso fra guerra e pace, fra oppressione e libertà.Che cosa ci consente ancora di sperare che nel mondo un giorno scoppi la pace? La mia risposta, nel ricordo di Maria Montessori, è la seguente: “educare alla pace”, sottolineando che la pace dovrebbe essere la principale finalità etica, politica e pedagogica della società umana; finalità che esige un’azione illuminata e congiunta di tutte le componenti sociali, istituzioni in primis. E quando si parla di educazione si parla inevitabilmente delle giovani generazioni, dell’importanza delle prime esperienze formative, perché nei bambini in particolare vediamo, in potenza, tutto ciò che di positivo è insito nella persona umana e che richiede di essere assunto, sviluppato, potenziato se le circostanze della vita lo consentono.

E’ questa la premessa ideale del Progetto del Borgo “Ascoltarci per crescere. Giovani e adulti in dialogo” svoltosi fra febbraio e marzo e giunto a conclusione. Tutti i giovani sono una risorsa se sappiamo educarli, istruirli, ascoltarli, includerli, dando loro adeguate opportunità; una sfida molto impegnativa in cui il mondo adulto dovrebbe cimentarsi, da sempre, e soprattutto ora, in questi anni difficili e tristi che sembrano azzerare risorse e speranze. In effetti negli ultimi due anni la pandemia da Covid- 19 ci ha davvero messo a dura prova, tutti, ma in particolare gli adolescenti, chiusi innaturalmente nelle loro stanze, spesso soli davanti a schermi freddi troppo pieni di tutto tranne che di vita reale. Soprattutto gli adolescenti, scrive l’Osservatorio Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, “sono stati resi invisibili e silenziati, inascoltati per troppo tempo”.Era quindi urgente, nell’ottica del progetto “Ascoltarci per crescere” ripartire dalla comprensione dell’esperienza giovanile pandemica con l’aiuto di un eccellente esperto in materia, lo psicoterapeuta dott. A. Pellai che, nel primo incontro del 16 febbraio, ha fornito una chiara analisi interpretativa dei processi psicosociali sottesi all’evento pandemico proponendo consigli e strategie di recupero del benessere psicofisico e sociale dopo la tempesta pandemica. Altrettanto urgente era incontrare in presenza ed ascoltare dal vivo la voce dei giovani; pertanto nel secondo step del progetto sono stati realizzati due incontri in presenza con 4 studenti e 4 studentesse del territorio, condotti da due psicologhe; l’ esito degli incontri è stato davvero positivo ed emozionante. Grazie ad una preziosa spontaneità riflessiva, ma non solo, i giovani e le giovani partecipanti al focus group hanno testimoniato personali esperienze di disagio pandemico, ma hanno altresì rivolto agli adulti: richieste, proposte, sollecitazioni, note critiche in merito a molti temi.Hanno chiesto, in primis, dialogo autentico; spazi e tempi adeguati per imparare insieme e non solo nelle aule scolastiche; possibilità di viaggiare e aprirsi al mondo, incontrarsi; possibilità di vivere relazioni sociali senza l’ansia del giudizio e della prestazione. Hanno chiesto aiuto psicologico in caso di sofferenza, ma anche possibilità di scegliere ciò che li riguarda direttamente; opportunità di stage qualificanti e, terminati gli studi, la possibilità di svolgere un lavoro in linea con il percorso di studi svolto. Forte la richiesta di “apertura”, di esperienze vere e coinvolgenti per non restare intrappolati nella rete vischiosa dei social; altrettanto convinta la richiesta di più educazione civica, anche per gli adulti; commovente la richiesta di maggior sensibilità ed umanità in tutti e verso tutti. La voce dei giovani è quindi riemersa, potente, nel terzo incontro conclusivo: una tavola rotonda con tre rappresentanti delle istituzioni locali: Adriano Cappellini dirigente scolastico, Leonardo Spadi consigliere comunale, Elisa Soncini consigliera Cooperativa Eidé, la psicologa scolastica dott.ssa Cecilia Ruozi e la conduttrice Licia Caroselli dell’Unità di Strada-Ausl Parma,   chiamati a rielaborare quanto emerso dai giovani, ognuno nella prospettiva del proprio osservatorio, ma nell’ottica condivisa di migliorare interventi e collaborazioni interistituzionali per rispondere alle concrete esigenze di innovazione avanzate dai giovani. In effetti tutti gli interlocutori della tavola rotonda, oltre a manifestare sincero apprezzamento per quanto emerso dai giovani, hanno sottolineato l’esigenza di lavorare in rete, di istituire spazi e tempi di incontro fra le istituzioni, fra giovani e adulti per dare senso e risvegliare il dialogo sociale e per intervenire efficacemente nella complessità e problematicità dei fenomeni sociali odierni. Una strategia metodologica ovviamente impegnativa, ma in progressiva affermazione a livello territoriale e nazionale, attraverso l’istituzione di Osservatori permanenti per le Politiche giovanili aperti a tutte le componenti del territorio, e attraverso la diffusione dei cosiddetti Patti educativi di Comunità, strumenti operativi introdotti recentemente dal MIUR (17/02/2021) che consentono di creare alleanze educative, civili e sociali fra tutti gli Attori di un territorio: Scuole, Enti locali, Terzo Settore, Associazioni, anche privati cittadini, per contrastare la povertà educativa, il disagio giovanile , la dispersione scolastica , arricchendo l’offerta formativa. Peculiare di tali Patti è l’approccio partecipativo, cooperativo e solidale e il coinvolgimento di molti attori, i giovani in particolare. In breve è la Comunità che si fa educante, come recita il saggio proverbio ugandese “Per fare un uomo, ci vuole un villaggio”Al termine di questo soddisfacente percorso progettuale vorrei esprimere oltre ai sentiti ringraziamenti per tutti coloro che hanno partecipato e contribuito allo svolgimento, alcune considerazioni conclusive.

Il mondo dei giovani, spesso etichettato con valutazioni approssimative e superficiali, è l’esito, nel bene come nel male, di ciò che gli adulti nel corso del tempo hanno pensato, deciso, realizzato. E questa catena generazionale è una costante biologica e culturale che dovrebbe risvegliare negli adulti una profonda responsabilità verso le giovani generazioni, da essi generate e cresciute. Responsabilità e rispetto sono due termini concettuali fondativi di ogni relazione e in particolare di quella educativa, caratterizzata da una naturale asimmetria ma anche da un’intensa reciprocità. In tempi recenti i giovani sono tornati a chiedere di essere ascoltati, di essere rispettati nelle loro idee e proposte per migliorare insieme un presente troppo ingiusto e lacerato da logiche miopi, settoriali, dannose. Sono proprio i giovani, fra l’altro, a interpellarci ostinatamente sul destino del nostro Pianeta chiedendo di garantire loro il futuro di cui hanno diritto. Questi giovani,oggi, ci stanno chiamando e ri-chiamando alle nostre responsabilità allungandoci una mano, ….non possiamo ritrarre la nostra.

 I tre incontri del progetto sono visibili sul canale Youtube dell’Associazione Il Borgo: (144) Associazione Il Borgo – YouTube