Crocevia “Yes, we can”: cercasi traduzione (urgente) di BorgoAdmin 3 Aprile 2014 di BorgoAdmin 3 Aprile 2014 354 E’ notizia di queste ore che il sistema di assicurazione sanitaria fortemente voluto da Obama, tanto da essere stato soprannominato “Obamacare”, ha superato i 7 milioni di iscritti. Con il raggiungimento di questa soglia, indicata come necessaria per il buon e sito della riforma, la grande sfida del Presidente americano può dunque dirsi sostanzialmente vinta. Può sembrare una novità di poco conto, che riguarda una realtà – quella nordamericana – molto lontana dalla nostra, visto che in Italia (e in Europa) quello all’assistenza sanitaria è ormai un diritto acquisito da decenni. Ma se si guarda con più attenzione il modo in cui gli Stati Uniti hanno recepito questo principio nel loro ordinamento si scopre che la vicenda può invece insegnare molte cose anche a chi vive al di qua dell’Oceano.La riforma, prima di arrivare al successo di questi giorni, ha infatti dovuto superare ostacoli e difficoltà che in taluni momenti sono sembrati insormontabili: un’opinione pubblica, quella americana, per natura diffidente verso tutto ciò che sa di “pubblico” e di “statale”; una fortissima opposizione da parte dei Repubblicani, sia alla Camera dei Rappresentanti – dove hanno la maggioranza – che nelle piazze; e infine, nel cuore stesso del progetto, una “macchina” organizzativa e burocratica completamente nuova e quindi soggetta a inconvenienti, guasti, disservizi. Ma alla fine la volontà del Presidente è riuscita a vincere tutte queste difficoltà.Ebbene, non è azzardato cogliere forti analogie tra questa vicenda e quella che sta interessando il nostro Paese in queste settimane: la “voglia” di riforme da una parte e la diffidenza, se non l’ostilità aperta, dell’opinione pubblica dall’altra; un Parlamento, e in particolare il Senato, in cui i numeri son tutt’altro che tranquillizzanti in vista delle votazioni sui progetti di modifiche istituzionali e costituzionali; la difficoltà di tradurre in progetti concreti e immediatamente efficaci i tanti “buoni propositi” del nuovo Governo. Non è quindi un caso se, nel corso del recente vertice col Presidente americano, Renzi lo abbia definito una «fonte di ispirazione» , aggiungendo subito dopo che «“Yes, we can” ora vale anche per l’Italia».Uno slogan – quello di Obama – facilissimo da tradurre a parole, ma molto, molto meno agevole da realizzare nei fatti, tanto che sono in molti a pensare (o a sperare) che tra non molto si capovolgerà nel solito, rassegnato (e italianissimo) “ no, noi non possiamo”. Ma a quel punto, chi avrebbe il coraggio di tradurlo all’Europa, agli investitori stranieri, al mondo intero? Riccardo Campanini 0 FacebookWhatsappEmail post precedente Parma, una città smarrita post successivo Osservatorio Socio-Economico Dalla stessa sezione PERSONE, TERRITORIO, CITTÀ: MANEGGIARE CON CURA! di Riccardo... 25 Giugno 2026 C’È ANCORA DOMANI? di Lucia Mirti 4 Giugno 2026 DALLA REGGIA A REGGIO: SE LA PRINCIPESSA VA... 20 Maggio 2026 IL SALUTO DI LUCIA MIRTI, NUOVA PRESIDENTE DE... 6 Maggio 2026 SPORT E CITTADINANZA: L’ITALIA IN FUORIGIOCO di Riccardo... 16 Aprile 2026 REFERENDUM: SUD CONTRO NORDIO? di Riccardo Campanini 2 Aprile 2026 LE (BUONE) AZIONI DELLA PACE di Riccardo Campanini 19 Marzo 2026 ROGOREDO, TRA CORTINA E SANREMO di Riccardo Campanini 5 Marzo 2026 PIOVE, REGIONE LADRA! di Riccardo Campanini 17 Febbraio 2026 IL DITO (S)PUNTATO DEGLI ADULTI di Riccardo Campanini 29 Gennaio 2026 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ