“VOTO DUNQUE SONO”. IL 25 APRILE OGGI di Maria Letizia Zanoletti (Locus – cultura urbana e comunità)

di BorgoAdmin

Nella cornice della Parrocchia della Trasfigurazione, il 25 aprile si è tenuta l’iniziativa Voto dunque sono”, organizzata dal gruppo giovani della parrocchia coordinato da Don Enrico Rizzi e Marco Bonvicini. L’idea di costruire un’iniziativa nel giorno della Liberazione nasce dall’esigenza della parrocchia di essere – o tornare a essere – un punto di riferimento per la cittadinanza, proponendo una riflessione sul voto come strumento di partecipazione politica, ma anche sul ruolo dell’informazione e, più in generale, su cosa significhi oggi partecipare alla vita pubblica. Il percorso di costruzione, durato circa due mesi, è stato esso stesso un laboratorio di cittadinanza attiva con il gruppo dei giovani della parrocchia. La giornata si è aperta con la consegna simbolica della Costituzione ai diciottenni, a cura di Simone Baglioni dell’Università di Parma, seguita dall’intervento del costituzionalista Federico Pizzolato sul significato del voto e della partecipazione democratica. All’interno dell’iniziativa, Locus – associazione culturale nata a Parma nel novembre 2025 e impegnata nella costruzione collettiva di iniziative – ha proposto un’attività che, attraverso il dibattito orizzontale, ha invitato i partecipanti a interrogarsi sul significato che ha oggi il voto – e quindi, forse, sul significato che hanno oggi le istituzioni e sul ruolo che ci rimane, o che possiamo ancora costruire Ne è emerso un confronto trasversale ed eterogeneo: dalla signora Franca, ottantaquattro anni, secondo cui una singola voce non conta, ma contano le voci che si esprimono insieme, al punto di vista di una studentessa universitaria che ha raccontato la distanza crescente della sua generazione dalla politica, a causa della “spettacolarizzazione del dibattito pubblico”. Raccogliere punti di vista diversi per età e contesto culturale, e metterli in relazione nonostante le differenze, favorisce la costruzione collettiva. L’energia che emerge da questo è fresca, nuova, appassionata.

Nel pomeriggio, l’intervista alla giornalista inviata del quotidiano «Avvenire» per l’America Latina, Lucia Capuzzi, ha introdotto il tema dell’informazione, sottolineando l’importanza di orientarsi tra le fonti e sviluppare uno sguardo critico. Attraverso la sua esperienza è emersa una fiducia nelle nuove generazioni, accompagnata dall’invito a riflettere su cosa voglia dire democrazia: un concetto che va ben oltre il diritto di voto e che comprende libertà di espressione, di stampa… Fondamentale è osservare le democrazie nella loro complessità. A seguire, Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica, ha approfondito il tema del cambiamento dei canali dell’informazione politica, evidenziando come informarsi richieda tempo, attenzione e capacità critica. Spesso si pensa che bastino pochi minuti, ma è una pratica che richiede tempo, pazienza e, se necessario, approfondimento. Il laboratorio di fact checking ha offerto un momento concreto di confronto e apprendimento sugli strumenti utili a riconoscere la veridicità delle immagini. Anche in questo caso, l’eterogeneità dei partecipanti si è rivelata un elemento stimolante: nella platea erano presenti nativi digitali accanto ad anziani che, pur con poca familiarità con le nuove tecnologie, hanno saputo entrare in relazione e comprendere come il mondo stia cambiando.

In questo contesto si inserisce anche il lavoro di Locus, che nasce per provare a riempire quello che percepiamo come un vuoto di spazi, iniziative e comunità. La comunità, fino a pochi decenni fa, era rappresentata anche e soprattutto dagli oratori: luoghi di scambio e di rete, dove fare centro e sentirsi accolti. Oggi questo spesso manca e, dove manca qualcosa, si crea un vuoto che può portare, soprattutto le nuove generazioni, a disagi psicologici e culturali. Se questa missione non è più affidata – o non solo – alle parrocchie, chi riceve il testimone? Sentiamo che sia arrivato il momento di raccoglierlo e di assumerci una responsabilità collettiva, costruendo insieme percorsi, iniziative e spazi vivi di dialogo. Il 25 aprile ha mostrato che questo è possibile: la contaminazione tra realtà diverse, accomunate dallo stesso fine, è un valore. La costruzione collettiva per la comunità, e la creazione della comunità attraverso questo processo, sta diventando per molti una necessità, oltre che un desiderio condiviso. Esistono oratori che, in questa prospettiva, hanno voglia di lasciarsi contaminare, di esplorare e di crescere insieme alla cittadinanza. La Trasfigurazione, guidata dalla figura di Don Enrico Rizzi, dimostra in questa direzione visione, responsabilità e voglia di fare.E per chi ha partecipato, la sensazione è che questo non sia un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso.

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