Borgo NewsI ponti VIANDANTI: ALL’INTERNO, MA NON AL CHIUSO di Franco Ferrari di BorgoAdmin 19 Dicembre 2024 di BorgoAdmin 19 Dicembre 2024 402 “Mai andarsene e non tacere” è lo slogan che Viandanti ha scelto come tema generale della propria Assemblea soci, tenuta a fine novembre qui a Parma dove l’Associazione ha sede. Uno slogan particolarmente adatto al momento che stiamo vivendo. Stanchezza e rinuncia Non occorre, infatti, ricorre agli analisti per constatare che attorno a noi, nella Chiesa come nella società, vi è un clima di grande stanchezza e in un certo senso di resa perché sembra che nulla si possa o si riesca a cambiare. Le società, forse prese dalla paura e dall’incertezza dopo la Pandemia, si stanno spostando verso soluzioni autoritarie e rimettono in discussione i valori che sembravano conquistati una volta per tutte dopo la Seconda guerra mondiale e la Shoah. Le democrazie sono sconfessate dai molti cittadini che non vanno più a votare. La politica non riesce a governare l’economia e la finanza, lasciando che si creino dei pericolosi divari tra poveri e ricchi. Nella Chiesa, dopo un percorso sinodale durato quattro anni che ha raccolto “le speranze e le preoccupazioni del Popolo di Dio sparso su tutta la terra”, abbiamo appreso, ma forse già lo sapevamo, che le preoccupazioni del Popolo di Dio sono molteplici: dall’esigenza di organismi di partecipazione dotati di poteri decisionali al maggiore riconoscimento del ruolo delle donne fino ad arrivare al diaconato; dall’esigenza di un rinnovamento delle liturgie al ripensamento della formazione dei presbiteri e al possibile superamento del celibato ecclesiastico; da un diverso stile di esercizio dell’autorità/potere dei vescovi fino alla riforma del Diritto canonico. Una consapevolezza dei problemi che in un certo senso ha sorpreso i Pastori, i quali, chiamati ad affrontarli nel Sinodo dei vescovi appena concluso, per ora hanno risposto che c’è bisogno di tempo, che occorre approfondire, che i tempi della Chiesa sono più lenti di quelli della società. E si sono “accorti” che tra di loro esistono diversità di vedute in alcuni casi, forse, inconciliabili. La grande attesa suscitata dalla consultazione deve così fare i conti con la delusione. E il Documento finale, per quanto sia apprezzabile, ha lasciato l’amaro in bocca. In questa che sembra una notte buia c’è un affievolirsi della speranza e la tentazione già in atto è quella dell’abbandono dell’impegno. Anche nella Chiesa alcuni (molti?) si pongono una domanda, che si può ritenere drammatica: “Dobbiamo lasciare la Chiesa?”. Questa chiesa che con i suoi tempi sfasati rispetto alla vita del Popolo di Dio, fornisce le risposte quando queste sono già superate e ne deve inseguire altre ancora. Questa Chiesa di cui il futuro Benedetto XVI ebbe a dire “Signore, la veste e il volto così sporco della tua Chiesa ci sgomentano”. Non andarsene I soci e i membri dei gruppi che Viandanti mette in Rete con la loro Assemblea hanno voluto rispondere un forte no al disimpegno civico e all’abbandono della speranza per la riforma della Chiesa. Rimanere senza praticare le lamentazioni ripetitive e inconcludenti, ma impegnandosi nella ricerca e nella proposta costruttiva. Una modalità che questo gruppo di battezzati-laici ha scelto fin dalle sue origini, nel 2010, e che significa coltivare un’appartenenza aperta e mai dogmatica, anche critica ma dialogante “dall’interno” e mai “al chiuso”. E oggi “al chiuso” vuol dire non potersi confrontare nelle comunità su quei temi che si percepisce siano divisivi o sui quali non si possono dare risposte ufficiali (ad es.: fine vita, diaconato femminile, trasparenza amministrativa, gestazione per altri, rinnovamento della liturgia, delle omelie, comunità lgbt e molto altro ancora). Restare per rispondere all’appello del Vescovo di Roma: “è necessario che ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno. È impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio” (Lettera la Popolo di Dio, 20 agosto 2018). Non tacere “La partecipazione attiva” richiede anche la libertà di parola e ancora oggi, nonostante tutte le evoluzioni avvenute per avere questa libertà occorre operare dal sagrato stando ad un tempo dentro e fuori, che non può voler dire restare fermi alla critica spicciola, ma impegnarsi cercando di capire in quali direzioni sia opportuno intervenire. Un dato di fondo della strategia di Viandanti è quella di non tacere, ma di intervenire sulle questioni in modo documentato, cercando di dare un apporto guardando a coloro che sono in ricerca nei vari settori da quello biblico a quello etico. Per questo l’Assemblea ha approvato alcuni orientamenti generali per l’azione futura dell’Associazione e della Rete. Tra questi si segnalano: la consapevolezza di un nuovo modo di stare nel mondo, come cristiani, che si nutra non tanto di posizioni attestate ma della differenza evangelica, di dialogo e di confronto per rintracciare le “ragioni comuni”; il superamento della visione conciliare della “indole secolare” dei laici al fine di recuperare la piena dignità battesimale e l’iniziativa ecclesiale di ogni “christifidelis”; l’impegno ecumenico per superare lo scandalo della divisone; la realizzazione degli orientamenti di riforma che con timidezza stanno emergendo dal Sinodo dei vescovi e della Chiesa italiana (ad es.: la reale attuazione della partecipazione nei vari consigli; il decentramento di competenze alle Conferenze episcopali e ai vescovi; il rinnovamento dei percorsi dell’iniziazione cristiana; la realizzazione della trasparenza amministrativa e della gestione dei beni; il riconoscimento della piena dignità e responsabilità ecclesiali delle donne). Inoltre, Viandanti e la Rete manterranno l’attenzione sui temi che incontrano ancora difficoltà a trovare il consenso ecclesiale come: rinnovare della prassi liturgica; prevedere l’affidamento dell’omelia a fedeli qualificati; consentire l’accesso delle donne al diaconato; riflettere su ruolo, formazione e disciplina celibataria dei presbiteri; approfondire la possibilità di ordinare uomini sposati (viri probati); avviare una seria riflessione per la purificazione della pietà popolare; promuovere la realizzazione di parrocchie come “comunità di comunità” (Evangelii gaudium, n. 28): un modello nel quale verrebbero valorizzati una pluralità di ruoli e di ministeri dei laici; privilegiare la vita di piccole comunità che incarnino in modo visibile e leggibile il Vangelo nella sua nudità; ridisegnare la fisionomia giuridico canonica delle comunità, l’organizzazione della potestas, i ruoli e i compiti consultivi e deliberativi: riesaminare, caso per caso, la situazione dei presbiteri sospesi e dispensati, perché sposati, che volessero riprendere l’esercizio del ministero. Viandanti: una periferia La realtà di Viandanti si può considerare una periferia. Viandanti è una periferia perché è una piccola realtà che opera senza alcun mandato ufficiale ma solo sulla base dei doni battesimali. Viandanti è una periferia perché i battezzati-laici sono periferici all’interno della Chiesa. La valorizzazione e l’importanza dei laici è un tormentone che ci accompagna dal Vaticano II e i timidi passi del processo sinodale lasciano intravvedere ancora tempi lunghi. È da questa periferia che l’Associazione e la Rete guardano al futuro della Chiesa e che vorrebbero poter parlare ai Pastori. Negli anni immediatamente successivi al Concilio abbiamo assistito alla crisi delle associazioni cattoliche ufficiali, alla contestazione e al dissenso ecclesiale dalle quali è sorto un variegato universo definito, nel tempo, in modi diversi: i cattolici “non allineati”, del “dissenso”, del “fermento”, del “disagio”. Molti di questi gruppi sono sensibili ad una visione ecclesiologica partecipativa, potremmo dire sinodale. Si tratta di realtà – più o meno strutturate, più o meno grandi – che vivono e operano a livello di base, di popolo, che in molti casi intercettano quella porzione del Popolo di Dio che non partecipa per motivi diversi alla vita delle associazioni o dei movimenti riconosciuti, delle parrocchie; insomma, un universo un po’ borderline che opera più sul sagrato che in sagrestia. Una “distanza” che consente di restare ai margini dei meccanismi istituzionali garantendo una libertà di scelta e d’azione che assicura la possibilità di esplicare pienamente la propria responsabilità di laici adulti sia all’interno della vita della Chiesa, sia nell’impegno per l’“animazione delle realtà terrene”, senza bisogno del “monsignore pilota”. Una Rete per rompere il silenzio In questa realtà frammentata, con tante presenze vive, vivaci e puntiformi molti fanno cose anche di valore, ma tutti sono isolati e il loro agire di solito non supera il livello territoriale, non fa opinione nella realtà più ampia della Chiesa italiana e spesso della Chiesa locale. Bisogna, però, osservare che la “distanza” di cui si parla più sopra è reciproca, anche l’Istituzione (parroci, vescovi) non stabilisce rapporti, non considera queste realtà che probabilmente creerebbero qualche difficoltà per non essere inquadrabili nei piani pastorali, per il manifestare opinioni e posizioni troppo autonome e/o critiche, per il loro non chiedere autorizzazioni preventive. Eppure moltissimi partecipanti a questi gruppi hanno un trascorso nelle associazioni cattoliche, continuano ad essere presenti individualmente nella vita parrocchiale; in non pochi casi sono anche presbiteri. Nella varietà delle iniziative si possono cogliere alcune costanti che può essere utile considerare brevemente, senza la pretesa della completezza: la convegnistica spesso riguarda temi di frontiera o poco frequentati a livello ufficiale; le iniziative sono caratterizzate dalla pluralità delle voci di diverso orientamento e appartenenza; pubblicano riviste di dibattito che però restano di nicchia (es: Esodo, Tempi di fraternità, Il Gallo, l’altrapagina, Oreundici, ecc.); animano incontri di carattere biblico e teologico; presentano e approfondiscono in modo critico i documenti più importanti del magistero. Insomma, si potrebbe dire che anche questa è espressione del fiuto del gregge di cui parla papa Francesco. Un’attività che possiamo definire di ricerca, con uno sguardo che va al di là del contingente, che generalmente non riguarda la traduzione del tema pastorale annuale o dei piani pastorali (forse sta qui la riserva nei loro confronti). Realtà così frammentate frutto di percorsi e di storie molto diverse difficilmente sono omologabili nelle tradizionali forme associative. La Rete, per sua natura collegamento agile senza formalizzazioni, che rispetta le varie identità, sembra essere lo strumento che può consentire di creare le condizioni per un salto di qualità, per acquisire visibilità e per contribuire ad un’opinione pubblica responsabile all’interno della Chiesa Italiana. In questa direzione si è impegnata l’Associazione Viandanti dando vita ad una Rete omonima che collega attualmente 34 realtà, che organizza convegni nazionali biennali, che è presente sul web con il sito www.viandanti.org. Una possibile risorsa Indubbiamente stiamo parlando di una realtà minoritaria che comunque con le iniziative e le pubblicazioni raggiunge ambienti non sempre toccati dalla pastorale ordinaria e molti che spesso sono in ricerca; si tratta di una risorsa che potrebbe essere valorizzata senza tentare di omologarla. Per avviare questo cammino occorre però essere attenti a vari elementi. Bisogna superare le diffidenze e il timore del conflitto, occorre porsi nell’ottica di un dialogo alla pari e instaurare una reale comunicazione: l’incontro è con laici consapevoli che si pongono i problemi della Chiesa non con infanti; occorre acquisire l’ottica del lavoro di gruppo e saper stare su un piano di parità; non ultimo forse occorre acquisire la consapevolezza che questi gruppi sono tutto sommato delle associazioni private di fedeli che possono organizzarsi in grande autonomia. Si tratta di uno stile nuovo che tutti dobbiamo imparare, ma potrebbe essere uno dei tanti sentieri che una Chiesa sinodale deve imboccare e saper percorrere. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente OLTRELEMURA del 20/12/2024 a cura di Graziano Vallisneri post successivo UN DIALOGO INTERGENERAZIONALE SULLA FAMIGLIA di Antonio Mantelli Dalla stessa sezione UN’ENCICLICA CHE È UN PROGETTO POLITICO di Davide... 25 Giugno 2026 PUBBLICATA L’ENCICLICA DI LEONE XIV “MAGNIFICA HUMANITAS” a... 4 Giugno 2026 NON DIMENTICARTI I POVERI: UN LIBRO SUL MAGISTERO... 20 Maggio 2026 SINODO / LA LENTA LIEVITAZIONE DELLA CHIESA ITALIANA... 6 Maggio 2026 SOLIDALI CON PAPA LEONE 16 Aprile 2026 PASQUA & PACE di Federico Ghillani 2 Aprile 2026 QUEL PRETACCIO CHE VENIVA DALLA VAL BAGANZA di... 19 Marzo 2026 UNA VOCE DALL’UCRAINA – INTERVISTA A PADRE IGOR... 5 Marzo 2026 EDUCARE A UNA PACE DISARMATA E DISARMANTE di... 17 Febbraio 2026 VANGELO E ZEN. 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