VALENTINA 14 – SPEGNIAMO LA GUERRA  di Giovanni Capece

di BorgoAdmin

Di seguito il resoconto dell’ultima (per ora) “Missione Valentina”, che negli ultimi giorni del 2024 ha portato ancora una volta aiuti e solidarietà da Parma all’Ucraina.

 Ogni missione è l’ultima, poi Andrea riceve una richiesta ed attiva il gruppo per partire di nuovo. Questa volta la richiesta è specifica, veicola da Padre Igor, il rettore del Seminario Greco Cattolico di Leopoli ma i destinatari sono altri, è il corpo dell’esercito che si occupa della sicurezza antincendio anche dei civili nella zona del fronte, soldi per le munizioni ce ne sono ma gli strumenti per placare le fiamme sembrano non essere prioritari. Ai servizi sanitari militari nel tempo abbiamo già fatto pervenire molto materiale per il soccorso e una decina di ambulanze – tantissime se paragonate agli sforzi fatti da organizzazioni strutturate e presenti a livello nazionale che non hanno raggiunto i numeri della solidarietà di Parma. Sì, perché Valentina è un concentrato della capacità della nostra provincia di raccogliere risorse per aiutare chi ne ha bisogno. È simbolico che nel tempo il partner tecnico della Missione sia divenuto l’Emporio Equo Solidale: attenti alla povertà che staziona nei quartieri cittadini ma con uno sguardo al mondo. Forse è meglio puntualizzare: quel materiale è affidato a reparti militari perché sono gli unici che possono agire entro i 15 chilometri dalla linea del fronte, la popolazione civile che ne ha più bisogno la si può aiutare solo cosi. Missione Valentina non è una portatrice di guerra ma di pace, distribuisce strumenti di vita e non di morte.

Incardinata su un’idea di Luigi Alfieri, Andrea Pelosi è riuscito a dare continuità ad una macchina della solidarietà che in tante altre realtà si è spenta con il venire meno della straordinarietà dell’evento. La guerra in Ucraina non fa più notizia eppure è adesso che quel popolo ha più bisogno. Lo scorso anno abbiamo portato oltre 500 kw di potenza concentrati in più di un centinaio di generatori per dare energia e luce ad un popolo candidato a trascorrere l’inverno al freddo ed al buio, ed abbiamo trascorso la notte di Capodanno davanti al fuoco che crepitava nel prato del Seminario mentre suonava l’allarme antiaereo e tre missili colpivano un museo e la Facoltà di agraria di Leopoli simboli del nazionalismo banderista.  Questa volta i 650 estintori e i circa 2 chilometri di manichette servono ad affrontare le fiamme che l’artiglieria, i droni e i missili russi provocano sulla linea del fronte e che avvolgono indistintamente militari e civili che lì ancora vi abitano. Ogni viaggio cibo, farmaci, presidi sanitari, vestiti, giochi per i bimbi e tutto quello che è stato chiesto e messo a disposizione sono lasciati nelle mani di Padre Igor e Suor Giustina che si occupano di distribuirli ai più bisognosi ed a inoltrarli nelle aree più vicine al fronte. Nel fare l’elenco di enti, aziende e privati che si sono prodigati si rischia sempre di dimenticare qualcuno e di compiere un ingiustizia ma il cuore di Parma è cosa nota, lì albergano i donatori della Missione che non hanno bisogno, e forse neppure desiderio, di essere nominati.

Questa volta siamo partiti il pomeriggio di Santo Stefano e, per la prima volta, Andrea non c’era, il suo fisico lo ha fermato e costretto ad un pit stop che sarà lungo e faticoso per lui e la sua famiglia ma la base di partenza e di arrivo anche questa volta è sempre casa sua. Questa missione l’abbiamo dedicata a lui senza il quale non ci sarebbe stata. La sua assenza non ha fatto venire meno la disponibilità dei suoi amici, quelli di un tempo e quelli conosciuti grazie a questi ormai tre straordinari anni di Missione Valentina ma genera un velo di malinconia che accompagnerà per tutto il tempo il convoglio. Alla partenza lo sguardo di Alberto, costretto a casa per accudire l’anziana madre cagionevole di salute, da il senso di un forte legame del gruppo e del rammarico di non poter partecipare al lungo viaggio. Neppure padre Igor sarà ad aspettarci a Leopoli, impegnato com’è in un viaggio negli Stati Uniti per incontrare le comunità ucraine guidate dai sacerdoti formati nel seminario che regge; gli estintori sono una necessità impellente ed attendere il suo rientro sarebbe una perdita di tempo troppo onerosa per i bisogni del servizio antincendio. Non si ha mai la completa percezione di come quegli oggetti, che nei nostri magazzini sembrano insignificanti, divengano strumento di salvezza se arrivano sui luoghi del bisogno nel momento giusto. Lo comprendiamo quando ci arrivano immagini di una “nostra” ambulanza crivellata di colpi, oppure di un salvataggio fatto su una barella di emergenza della Spencer; anche le mani dei bambini infreddoliti  che stringono le uova di pasqua o i panettoni generano un certo struggimento. Questa volta un po’ di freddo è toccato anche a noi, Tarvisio è traguardato a – 8, l’Europa centrale ha mantenuto gelata l’acqua dei lavavetri, solo in Ucraina almeno la temperatura è positiva.

Superare la frontiera polacca è ormai divenuto un terno al lotto, abbiamo preparato tutta la documentazione che di volta in volta ci è chiesta e rappresenta sempre una sorpresa rispetto la volta precedente. Andrea aveva già deciso di entrare dalla frontiera di Hrebenne, è la più a nord ed è collocata sulla direttrice Lublino/Leopoli. Il convoglio, composto da 7 furgoni, ha viaggiato tutta la notte. Abbiamo programmato di albergare in Polonia nei pressi della frontiera, questo ci consente di entrare in Ucraina nella prima mattina e di  poter completare tutte le operazioni di scarico in giornata per ripartire subito verso casa, sono giorni di festa ma c’è anche chi lunedì è atteso sul posto di lavoro. I polacchi, questa volta, ci lasciano sfilare senza problemi, è la dogana ucraina che ha motivo di sindacare sui documenti di viaggio. Quando abbiamo riempito i furgoni abbiamo privilegiato estintori e manichette, il resto è stato caricato secondo la capacità  del mezzo stivandolo il più possibile e i carichi non corrispondo con quelli comunicati telematicamente agli ucraini nei giorni precedenti e riprodotti nei moduli che abbiamo con noi. L’ispettore doganale cerca qualcosa – una volta Andrea aveva risolto con un pandoro – ho con me la richiesta ufficiale che il servizio antincendio dell’Esercito ha fatto alla fondazione a cui stiamo portando il materiale, in realtà la disputa è su alcuni scatoloni di pannoloni per adulti con cui abbiamo riempito il furgone che servono per i disabili. Sul mio modulo c’è scritto che sono due ma sono molti di più. Alla vista del documento dei militari, ancorché con fare infastidito, la sua pignoleria si esaurisce ma tutto questo è rappresentativo delle difficoltà che ogni volta abbiamo incontrato, questa volta il pretesto sarebbero stati dei banali ma necessari pannoloni per adulti.

In Ucraina la situazione sembra invertita, la prima volta incontravi i controlli militari in entrata, con l’avvicinarsi alla città aumentavano i posti di blocco e la presenza di cavalli di frisia e reticolati erano molto più evidenti, ora i controlli sono all’uscita, come se gli  sbarramenti esistessero per controllare chi si avvicina alla frontiera per uscire dal Paese: per chi entra non c’è grande interesse. L’abbraccio di suor Giustina, che ci attende in Seminario, ripaga da ogni sforzo. Lei ha creato il primo Hospice per bambini con ridotte speranze di vita e sostiene le loro famiglie. È un abbraccio ideale anche per Andrea e sua figlia Beatrice alla quale è particolarmente legata..Non abbiamo tempo da perdere, scarichiamo la prima parte dei furgoni per raggiungere uno stabilimento di ceramiche dove hanno creato il deposito del materiale antincendio. Ad attenderci un colonnello dell’esercito che desidera spiegarci come verranno utilizzate le attrezzature che ci hanno richiesto. A noi interessa che serva per soccorrere vite umane. Ci sono luoghi, spiega il comandate del reparto, in cui vivono civili che non possono o non vogliono allontanarsi dalla propria abitazione anche se sono nei pressi del fronte, il loro soccorso è il compito del reparto che comanda, certo, un soccorso che va anche ai militari al fronte ma per noi una vita umana è una vita umana e non distinguiamo se porta o meno la divisa.

La missione è terminata, i furgoni sono vuoti, a noi spettano i 1600 chilometri per rientrare a Parma a loro attende ancora una guerra che non si sa quando finirà. A noi resta un’immagine: sul piazzale del magazzino c’è un furgone militare attorno al quale gironzola una madre con un bambino; dallo specchietto retrovisore rubiamo un pizzico d’intimità famigliare, quel bimbo è il figlio del colonnello che se lo abbraccia con vigore e calore paterno; un calore diverso da quello dei fuochi che spegne sulla linea del fronte che a breve raggiungerà con il mezzo che lo attende già in moto. Questo quadro famigliare mi fa tornare alla missione precedente, a quella buca del cimitero militare in attesa di avvolgere un’altra vittima di quest’assurda guerra e poi alla giovane donna e alla figlia adolescente che, davanti alla chiesa di San Giorgio, assiste cupa ma composta agli onori militari tributati al suo sposo senza vita. Siamo prossimi a casa, come sono vivaci e belli i colori del tramonto che ci sopravanza sulla pianura veneta. Chiara dice che è colpa dell’inquinamento atmosferico!

 

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