UN VOTO A REGION VEDUTA  di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Le statistiche, si sa, vanno sempre maneggiate con cura, anche perché in caso contrario si prestano ad essere manipolate e piegate a letture “di parte”. Talvolta, però, mettere insieme dati e numeri può aiutare a comprendere meglio la realtà di oggi, così complessa e talvolta addirittura indecifrabile. Da questo punto di vista, un dato molto interessante è quello emerso dal recente Rapporto nazionale sull’immigrazione, dal quale risulta che l’Emilia-Romagna è la Regione italiana con maggiore presenza di immigrati.  Se si legge questo dato assieme ad un altro, ben noto, che vede le città emiliane costantemente ai primi posti delle varie classifiche relative alla qualità della vita, spesso alternandosi tra loro di anno in anno, si arriva ad una conclusione del tutto ovvia e prevedibile: che, cioè, gli immigrati, arrivando in Italia, preferiscono abitare nei luoghi e nei territori dove si vive meglio.  Bella scoperta, verrebbe da dire…Ma dietro questa constatazione così banale si nascondono questioni tutt’altro che scontate e meritevoli di approfondimento: ad esempio, un luogo comune difficile da estirpare racconta che l’immigrazione porterebbe con sé un peggioramento della qualità della vita, soprattutto nelle realtà urbane, in termini di degrado, di criminalità, di “intasamento” dei servizi pubblici (sanità, scuola, ecc.). Eppure, fermo restando naturalmente che questi problemi sono reali e ben percepiti dai cittadini, la statistiche cui si accennava prima dicono che complessivamente l’immigrazione, pur così forte nei territori emiliano-romagnoli, non comporta affatto questo peggioramento, come dimostrano appunto i primati nelle varie “classifiche” stilate da organi di stampa e agenzie informative; forse perché, oltre a problemi e difficoltà, essa comporta anche un arricchimento, non solo economico (basti pensare al diverso tasso demografico tra autoctoni e immigrati);  o forse perché nel loro complesso la Regione e le amministrazioni locali sono state capaci in questi anni di “governare” il fenomeno in modo soddisfacente.

Anche questo elemento è da tenere in seria considerazione quando, tra poco più di una settimana, gli elettori emiliano-romagnoli saranno chiamati alle urne per eleggere i nuovi vertici politici regionali, dato che, da ormai molti anni, una delle “armi” più usate in campagna elettorale dai partiti di destra è appunto l’allarme circa una presunta “invasione” degli immigrati, con le paure e le preoccupazioni connesse a questo fenomeno. Ma appunto i dati e le considerazioni sopra riportati smentiscono questo quadro allarmistico, non solo in termini numerici (il citato Rapporto nazionale sull’immigrazione stima che la presenza di immigrati in Emilia-Romagna si attesti intorno al 12%) ma soprattutto per quanto riguarda il loro “impatto” sulla realtà regionale.  Anzi, si potrebbe aggiungere che le cose andrebbero ancora meglio se la legislazione nazionale favorisse, anziché scoraggiare, flussi migratori adeguati alle richieste del mondo produttivo, il regolare inserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori immigrati, l’integrazione dei “nuovi italiani”, e così via.                 In questo senso il voto che uscirà dalle urne regionali potrebbe rappresentare anche indirettamente un segno di protesta verso la linea dell’attuale Governo, caratterizzata da un approccio “mediatico” che evita di affrontare i problemi nella loro complessità e con una visione strategica – e non solo per quanto riguarda l’immigrazione: basti pensare alle alluvioni che hanno colpito a più riprese la Romagna, causate da quel cambiamento climatico ormai irreversibile (e quanto avvenuto in Spagna ne  è l’ennesima tragica conferma), che i partiti di governo continuano a ignorare e sottovalutare preferendo usare le emergenze ambientali come strumento di propaganda elettorale. Un voto, insomma, dal significato non solo locale, capace forse – parafrasando un celebre cantautore delle nostre terre – di mandare un messaggio dalla via Emilia a….Palazzo Chigi.

 

 

 

 

 

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