UN RITRATTO DI VITTORIO BACHELET, IL “PADRE FONDATORE” DELLA NUOVA AZIONE CATTOLICA di Guido Campanini

di BorgoAdmin

L’intervento di Ernesto Preziosi alla XXVIII ACinfesta

Per la XXVIII volta, iscritti, socie e simpatizzanti dell’Azione Cattolica di Parma si sono incontrati, nel sabato antecedente l’apertura ufficiale delle scuole, in quel di Basilicanova per la tradizionale ACinfesta, un pomeriggio che vede impegnati i bambini e i ragazzi con giochi di varia natura, e gli adulti in un incontro formativo. Poi un momento di preghiera, la cena in comune e un finale musicale, in questa occasione dedicato principalmente a Guccini.

Quest’anno l’incontro formativo era dedicato a ricordare la figura di Vittorio Bachelet (1926-1980), storico Presidente dell’Azione Cattolica, da lui guidata dal 1964 al 1973, e protagonista della stagione del nuovo Statuto (1969). A tratteggiare la figura di questo gigante del laicato cattolico è stato Ernesto Preziosi, storico dirigente dell’AC e autore di diverse pubblicazioni sulla sua storia  e sui suoi protagonisti (ricordiamo ad esempio il recente volume dedicato ad Armida Barelli).

Preziosi ha tratteggiato la vita di VB dalla nascita e dall’infanzia fino all’ultimo, gravoso impegno pubblico – quello di vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM); proprio per questa sua carica di grande importanza costituzionale, le Brigate Rosse lo scelsero quale loro bersaglio, uccidendolo barbaramente sulle scale di una palazzina del complesso universitario della Sapienza di Roma il 12 febbraio 1980, davanti agli occhi della sua allora giovane assistente, e dirigente dei giovani di AC, Rosy Bindi.

Preziosi ha ricordato come lui, quel tragico giorno, essendo pure lui al tempo uno dei dirigenti dei giovani di AC, si trovasse a Roma, proprio nella sede dell’associazione, e fu tra i primissimi a sapere del tragico fatto, precipitandosi subito alla Sapienza. Un episodio che il relatore ha ricordato con dovizia di particolari, ancora oggi emotivamente colpito: l’incontro con i familiari di VB, il timore che Bindi potesse essere oggetto di rappresaglie (lei aveva visto in faccia gli assassini), l’arrivo del presidente nazionale di AC di allora, Mario Agnes; e qualche giorno dopo, la solenne celebrazione delle esequie presiedute da Giovanni Paolo II in persona, dove il figlio Giovanni Bachelet lesse quella famosa preghiera “per gli assassini di papà”, in cui chiedeva che da parte della famiglia, pur nella ricerca della giustizia, ci fossero sempre parole di perdono e non di vendetta. Preziosi, in sede di dibattito, è poi tornato su questa preghiera, che lasciò a bocca aperta tutta l’Italia, e che è stata una delle radici di quel lungo processo di avvicinamento fra parenti delle vittime e brigatisti rossi (gli assassini), ricordando in particolare l’azione di Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle BR, e sottolieneando come da qualche anno si parli anche in Italia di “giustizia riparativa”.

Tornando all’assassinio di VB, la presenza del Papa alle esequie non fu dovuta solo al fatto che VB ricopriva una importantissima carica nella Repubblica italiana. Sia VB, come Presidente dell’AC, sia l’allora card. Wojtyla avevano fatto parte del Conslium de laicis, un nuovo organismo della Curia romana voluto da Paolo VI proprio in seguito al Concilio Vaticano II. Lì, il cardinale polacco e VB si era conosciuti, apprezzati, stimati a vicenda. Il dolore di Giovanni Paolo II non fu, dunque, solo un fatto istituzionale, era per così dire il sigillo ad una lunga stagione di conoscenza reciproca e di amicizia.

Ma la tragica fine di VB non deve però prevalere sui grandi frutti di una vita, in cui la fede cattolica e l’amore per la Chiesa sono stati una costane sin dagli anni dell’infanzia.

La famiglia Bachelet era di origine francese, poi passata in Piemonte ai tempi di Napoleone. Il padre di Vittorio era un alto ufficiale (finì la carriera militare come generale), di stanza a Roma dove nacquero i nove figli, tre dei quali morti subito dopo la nascita. Vittorio nacque appunto a Roma, anche se per alcuni anni fu con la famiglia a Bologna, dove il padre venne temporaneamente trasferito. Siamo negli anni del “fascismo regime”, del controllo del Partito e dello Stato sull’educazione dei bambini e dei giovani; ma pure gli anni del Concordato e di quel piccolo spiraglio, di quella piccola oasi di (relativa) libertà che furono le organizzazioni dell’Azione Cattolica. A Bologna VB inizia a frequentare, appunto, le forme associative che l’AC aveva pensato per le diverse fasce di età, a cominciare dai bambini.

Questa impronta religiosa, condivisa con i fratelli e le sorelle, non lo lascerà più. Tornato a Roma, frequenta dapprima il Liceo Tasso e poi la facoltà di giurisprudenza. E dal punto di vista della formazione religiosa, la chiesa di san Claudio (vicina a piazza Colonna, pieno centro di Roma – la famiglia invece abitava, ed abita, nel quartiere Prati) e gli esercizi spirituali dei gesuiti, furono i luoghi principali della sua crescita spirituale ed ecclesiale. Due suoi fratelli nel frattempo erano entrati nella “Compagnia di Gesù”, e lo stesso Vittorio pensò a questa scelta.

Nel raccontare questo cruciale passaggio della vita di VB, Preziosi ha ricordato come in fondo l’Azione Cattolica sia sempre stata, e deve continuare ad essere, un luogo “vocazionale”, una esperienza di vita cristiana che fa maturare scelte personali orientate a riconoscere quale strada il Signore vuole che prendiamo a servizio della Chiesa e del mondo.

VB rimase laico, e, divenuto studente universitario, fu indirizzato da una sorella più grande a frequentare il circolo della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), di cui mons. Montini (il futuro Paolo VI) era stato assistente negli anni Trenta. Fu un incontro decisivo, perché attraverso i cosiddetti “movimenti intellettuali” dell’AC, ossia appunto la FUCI ed il Movimento Laureati, VB iniziò a diventare un autorevole ed apprezzato membro delle organizzazioni di Azione Cattolica, chiamato a scrivere articoli sulla stampa associativa, a cominciare da Azione Fucina, poi divenuta Ricerca, di cui divenne poi direttore. Fodamentale fu anche l’icnontro e la frequentazione di mons Framco Costa, assistente dell’AC, e di don Emilio Guano, assistente dei Laureati.

Preziosi, riguardo a questa fase della vita di VB, ha citato un articolo da lui scritto dopo aver partecipato ad un congresso europeo di organizzazioni giovanili, tenutosi a Prega nel 1948. Siamo all’inizio della “guerra fredda”, e proprio a Praga, e proprio a partire da quell’anno, il comunismo manifestò il suo volto più feroce e totalitario; le elezioni del 18 aprile, in Italia, ebbero anche toni da crociata, e videro il trionfo del partito cattolico, la Democrazia Cristiana. VB non nasconde affatto l’enorme differenza fra cattolicesimo e comunismo, ed è ben consapevole della necessità di combattere il comunismo. Eppure, in quell’articolo, distingue chiaramente il comunismo, ideologia totalitaria, dai comunisti, dalle persone che, per le più svariate ragioni, a quell’ideologia aderiscono. Quindici anni dopo, nella Pacem in Terris, papa Giovanni XXIII ci avrebbe insegnato a distinguere fra l’errore e l’errante, tra le ideologie e i movimenti che ad esse si ispirano.

VB nel frattempo inizia la sua carriera accademica, insegnando qualche anno lontano da Roma prima di approdare definitivamente nella capitale; si sposa, mette su famiglia, come si suol dire, ma continua il suo impegno nel Movimento Laureati, oggi MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale). Finché nel 1959, morto Pio XII, e già indetto dal nuovo pontefice un Concilio ecumenico, Giovanni XXIII lo chiama ad essere il vicepresidente nella Giunta centrale di AC, con il compito di rinnovare l’associazione, così come il Concilio si apprestava a rinnovare la Chiesa universale. Nel 1964, a Concilio oramai avviato verso la conclusione, Paolo VI lo nominò Presidente nazionale di AC. Iniziò il non facile lavoro di rinnovamento dell’AC, culminato nel 1969 con il nuovo Statuto, poi la sua rielezione, finché nel 1973, dopo tre mandati (due dei quali con le nuove regole), VB lasciò la presidenza di AC.

Quanto al rinnovamento dell’AC, e al suo nuovo Statuto, Preziosi ha specificato che non si è trattato di una semplice conseguenza del cammino conciliare: siccome la Chiesa cambia, cambiamo anche l’AC. L’AC andava rinnovata perché stava cambiando il mondo, perché già al tempo, per riprendere una nota espressione di papa Francesco, si era in un “cambiamento d’epoca”, perché se il mondo si trasforma, anche la Chiesa, anche l’AC devono cambiare. Ed in particolare, quello che caratterizzò la nuova AC, così come la vollero Montini, Bachelet, e le tante laiche e laici che lavorarono per la trasformazione dell’associazione, fu la “scelta religiosa”.

Non si trattava affatto, come diranno i suoi detrattori, di tornare a chiudersi nelle sagrestie e di rinunciare a testimoniare Cristo nel mondo. Al contrario, si trattava di ridurre un’organizzazione complicata ed un poco elefantiaca, per concentrarsi sull’essenziale: la formazione delle persone, una formazione esperienziale e non solo dottrinale, vissuta appunto in modo associato, che rendesse laiche e laici pronti a vivere e testimoniare il Vangelo in ogni realtà, compresa la politica. Il fatto che ex Presidenti o alti dirigenti dell’AC rinnovata, una volta terminato il loro mandato associativo, si siano impegnati nella via politica ed istituzionale, dimostra che la scelta religiosa non comportò affatto una fuga dalla politica, dalle istituzioni, da impegni pubblici. Fra i tanti nomi, oltre a tante persone delle più svariate diocesi e città italiane, quelli di Bindi, Monticone, Cananzi, e prima ancora lo stesso VB.

Il quale, terminata la lunga esperienza ai vertici dell’AC (1959-1973), intendeva dedicarsi agli studi e alla docenza di diritto amministrativo, Preziosi ha ricordato anche qualche aspetto di quella che, sostanzialmente, fu la professione principale del nostro. La sua tesi, per esempio, riguardava il rapporto fra il diritto amministrativo e la (allora) nuova Costituzione repubblicana, che poneva l’amministrazione a servizio del cittadino, e non viceversa.

Comunque, VB non riuscì a tornare ad essere un semplice professore ordinario di diritto amministrativo. Cedette alle pressioni di amici, e venne candidato, nel 1976, al coniglio comunale di Roma nelle liste della Democrazia Cristiana, La DC aveva iniziato un percorso di profondo rinnovamento, grazie alla nuova segreteria di Benigno Zaccagnini (e al lavoro di Aldo Moro). L’esperienza di consigliere di opposizione di VB fu però breve. Zaccagnini gli chiese la disponibilità di essere candidato come membro “laico” (ossia eletto dal Parlamento) del CSM e futuro vicepresidente dello stesso organo. VB accettò, e così nel dicembre del 1976 fu eletto dapprima componente e poi vicepresidente del CSM, sotto la presidenza formale del Capo dello Stato (Leone fino al 1978, Pertini poi).

Il CSM, come del resto è fisiologico per un organo tecnico e politico al tempo stesso, ha sempre visto al proprio interno contrapposizioni e correnti; ma tutti i membri di allora, di quel CSM, furono concordi nell’affermare che VB, uomo di dialogo e di mediazione, riuscì a guidare con autorevolezza l’organismo, evitando scontri e contrapposizioni.

Dalla bella e ricca conversazione con Ernesto Preziosi è uscita una figura a tutto tondo, fortissima sul piano spirituale, competente sul piano professionale, capace di mediare ma anche di indirizzare con rigore le istituzioni, ecclesiali o laicali, di cui ebbe la responsabilità di guida.

Per l’Azione Cattolica un vero “padre fondatore”, la cui tragica morte, una sorta di “martirio repubblicano”, non deve nascondere una vita ricca e piena, tutta spesa a servizio delle persone, delle associazioni, delle istituzioni in cui si trovò a vivere ed operare. Un esempio di santità laicale ancora vivo ed attuale.

 

 

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