Borgo NewsLa Piazza SICUREZZA E AMMINISTRAZIONI LOCALI di Carla Mantelli e Lucia Mirti di BorgoAdmin 5 Maggio 2025 di BorgoAdmin 5 Maggio 2025 371 La presenza di gruppi di ragazzini che vandalizzano oggetti e luoghi, che minacciano coetanei e adulti per rubare un cellulare, i furti in appartamento ecc. sono fatti che ci allarmano e ci fanno sentire insicuri. Se poi aggiungiamo che gli organi di informazione vivono spesso sull’enfatizzazione di questi fenomeni (mentre, per esempio, sulle infiltrazioni mafiose o sull’insicurezza generata dall’impossibilità di trovare una casa in affitto o un lavoro non precario, sono molto più parchi di notizie) il quadro si fa davvero allarmante. Cosa possono fare le amministrazioni locali? Come spesso ripete il sindaco di Parma, l’ordine pubblico è una competenza dello Stato che dovrebbe implementare e qualificare sempre di più l’azione di polizia, carabinieri e guardia di finanza. L’attuale governo nazionale ha promesso di rendere le nostre città più sicure, ma lo sta facendo? In ogni caso le amministrazioni locali non stanno ferme e, a Parma, come a Reggio Emilia e Milano (per citare tre esperienze che recentemente si sono confrontate nella nostra città) mettono in campo alcune azioni che possono aiutare a farci sentire più sicuri. Facciamo qualche esempio. Innanzitutto, tutti cercano di aumentare gli organici della polizia locale. A Parma sono stati assunti recentemente 45 vigili ( a Milano 800) e alcuni sono stati destinati a un servizio di prossimità (si chiamava “vigile di quartiere”) a partire da alcune zone particolarmente vulnerabili: San Leonardo, Oltretorrente, Pablo. Sono stati ingaggiati anche i cosiddetti “street tutor” (figure normate a livello nazionale e regionale) in alcune zone del centro storico con il compito di monitorare il territorio e prevenire azioni aggressive o di semplice disturbo alle attività commerciali. A Reggio Emilia non sono ancora stati attivati ma il progetto c’è. Sia a Parma che a Reggio è stato chiesta e ottenuta una presenza dell’Esercito nelle stazioni ferroviarie anche per liberare pattuglie di polizia locale che possano presidiare il territorio. Inoltre, in tutte le città considerate è stata aumentata la videosorveglianza e migliorata l’illuminazione pubblica. Anche la manutenzione dello spazio pubblico è una grossa sfida perché la pulizia e la bellezza delle città sono spesso direttamente proporzionali alla tranquillità con la quale le viviamo. Ma la bellezza delle città implica soprattutto che gli spazi siano vivi, abitati dalle persone giovani, anziane, famiglie… e ricchi di iniziative aggreganti. Un altro tema cruciale riguarda la prevenzione che si può fare a livello educativo. Oggi abbiamo un aumento della cosiddetta “microcriminalità” in giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. La scuola, dunque, ha una funzione essenziale così come le attività sportive e associative in genere. Parma sta investendo sul tema dell’abbandono scolastico valorizzando anche le associazioni che organizzano di dopo- scuola, così come c’è attenzione sui minori non accompagnati che arrivano in città e vengono seguiti anche oltre il raggiungimento della maggiore età. Sui tre territori c’è inoltre attenzione alla sicurezza vista dalla parte delle donne, con focalizzazioni ovviamente diverse anche in relazione alla tipologia di città: a Milano, ad esempio, si sono organizzati 12 focus nei quartieri coinvolgendo donne di varie tipologie con un metodo scientifico, e si sono costruiti percorsi di sicurezza che coinvolgono sia i mezzi pubblici che altre azioni mirate. Ma c’è un ulteriore tema, spesso sottovalutato e invece cruciale: la certezza e l’efficacia della pena. Se si condanna e si arrestano giovani che hanno commesso reati, o si fa un lavoro serio per rieducarli e offrire concrete opportunità per cambiare vita, oppure il carcere diventa un’occasione per imparare meglio a essere criminali. Ci aspettiamo giustamente tutti che chi commette reati sia identificato e punito. Ma se non vogliamo che la punizione diventi un boomerang, se non vogliamo fare scelte “tafazziane” bisogna che queste persone quando escono dal carcere abbiano imparato a vivere in mezzo agli altri con rispetto, abbiano migliorato la loro istruzione, possano trovare un lavoro. Gli istituti carcerari oggi sono, quasi tutti, criminogeni, cioè, fanno uscire persone che ritorneranno a delinquere addirittura con maggiori “competenze”. Una cattiva politica cavalca le paure e illude puntando tutto sulla repressione. Una buona politica, accanto a efficaci strumenti di repressione, mette in campo azioni multiple e coordinate tra loro, a partire dalla prevenzione. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente IL 1° MAGGIO, UN TRAGUARDO DA RAGGIUNGERE di Andrea Bernardo, ex studente di BorgoLab post successivo GLI APPUNTAMENTI DI MAGGIO PRESSO “IL BORGO” Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. 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