SEPARATI IN PATRIA: SE LE DIVISIONI SI MOLTIPLICANO  di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

G. Vico parlava di ” eterogenesi dei fini” a proposito di un’azione  che  raggiunge un risultato diverso o addirittura opposto a quello che si intendeva perseguire; gli inglesi, da parte loro, usano una parola un po’ esotica- serendipity- per indicare un concetto analogo, ovvero trovare qualcosa di inaspettato quando si sta cercando tutt’altro ( l’esempio più famoso di serendipity è quello di Cristoforo Colombo che parte per raggiungere le Indie e invece scopre un Continente sconosciuto agli europei). Qualcosa di simile, comunque la si voglia chiamare, sta avvenendo ai movimenti “sovranisti” che da qualche anno stanno terremotando le tradizionali geografie politiche dell’Occidente. Non può infatti essere casuale il fatto che negli stessi giorni i movimenti nazionalisti di Scozia, Galles e Irlanda del Nord riunitisi a Cardiff abbiano lanciato la loro sfida reclamando l’indipendenza da Londra, e contemporaneamente l’AFD, il partito di estrema destra tedesco, esprimeva la propria solidarietà al partito autonomista dell’Alto Adige auspicando il ” ritorno” di quel territorio alla madrepatria tedesca. Ironia della sorte, anzi della storia, Scozia, Galles e Irlanda del Nord vorrebbero addirittura tornare in quella Unione Europea che 10 anni fa la maggioranza dei cittadini del Regno Unito ha invece deciso di lasciare…

Il fatto è che quando si cominciano a invocare le ” radici” dei popoli si sa da dove si inizia ma non dove si finisce: quasi ogni Stato; infatti, contiene in sé più popoli e nazioni, e i processi di unificazione hanno alle spalle secoli di conflitti e di tensioni. E lo dimostra chiaramente proprio il caso del Regno Unito (non si sa ancora per quanto…),: se infatti i sovranisti britannici hanno ottenuto il divorzio dall’UE, non si capisce perché i nazionalisti scozzesi e gallesi non possano pretendere altrettanto nei confronti di Londra – tra l’altro Galles e, Scozia hanno già un proprio campionato e una squadra nazionale di calcio e di rugby, con tanto di inno e di bandiera.  Il rischio, insomma, quando in nome di una fantomatica ” purezza” etnica e culturale si continua a guardare a ciò che divide anziché a ciò che unisce, è di arrivare ad una progressiva polverizzazione dapprima delle istituzioni sovranazionali e poi degli stessi Stati. Il che fa inevitabilmente riaffiorare lontani ricordi scolastici e riandare con la mente al Medioevo e al periodo feudale, quando non esistevano gli stati nazionali e buona parte dell’Europa occidentale era governata da una vasta platea di vassalli, che amministravano il proprio feudo in nome e per conto dell’imperatore.

Già, l’imperatore: e se tutti questi movimenti ” sovranisti”, consapevolmente o meno, facessero in realtà il gioco di qualcuno che vuole diventare signore del mondo e avrebbe quindi gioco facile a sottomettere controparti deboli e frammentate (come dicevano i Romani “ divide et impera“) ? In fondo, per tornare alle parole (che non mentono mai), sovranismo deriva da “sovrano”, ovvero ” colui che sta sopra”–  e un motivo ci sarà.

 

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