ROGOREDO, TRA CORTINA E SANREMO  di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Quando si dice il destino…nell’unico giorno di intervallo tra le Olimpiadi invernali e il Festival di Sanremo, proprio in quelle poche ore in cui l’opinione pubblica è tendenzialmente più attenta alla cronaca “seria”, si susseguono tre notizie che, pur molto diverse tra loro, vanno tutte in un’unica direzione: quella di mettere in crisi la narrazione prevalente, e cavalcata dal Governo in carica, su criminalità e ordine pubblico. Le notizie sono, in ordine cronologico, l’arresto di un poliziotto, accusato di aver ucciso uno spacciatore a Rogoredo, Milano, e di aver successivamente cercato di trasformare l’episodio in un atto di legittima difesa; la condanna in primo grado per un ex-assessore (leghista) di Voghera, reo di aver sparato ad un senzatetto uccidendolo; e infine l’inchiesta su un gruppo di poliziotti in servizio alla Stazione Termini, accusati di taglieggiare un grande magazzino per acquistare a prezzi stracciati merci di varia natura.

Fermo restando che in tutte e tre le vicende non si è in presenza di sentenze definitive (anzi in due casi l’iter giudiziario è appena agli inizi) è quasi impossibile sottrarsi ad una sensazione di disagio e di malessere di fronte a comportamenti scorretti o addirittura criminali di chi, in linea teorica, dovrebbe garantire il rispetto della legge e la sicurezza dei cittadini, come tutore dell’ordine o come amministratore pubblico. Sensazione accresciuta dal fatto che, in occasione di alcuni di questi episodi o di altri simili, esponenti della maggioranza di Governo avevano pregiudizialmente preso le difese dei (presunti) colpevoli, come se vestire una divisa o ricoprire cariche pubbliche fosse una sorta di “lasciapassare” e di garanzia di immunità e quindi un’autorizzazione tacita ad agire fuori dei confini della legge.

Merita poi un ulteriore commento la dichiarazione di quegli esponenti del centro-destra che, a proposito del delitto di Rogoredo, hanno condannato ogni forma di strumentalizzazione politica e hanno sottolineato che per una “mela marcia” non si può condannare un’intera categoria – quella delle forze dell’ordine – che, al contrario, andrebbe quotidianamente elogiata per il prezioso e spesso pericoloso servizio svolto a garanzia della sicurezza collettiva. Considerazioni del tutto condivisibili, ma, a parte il fatto che non risulta nessuna dichiarazione di condanna collettiva e generalizzata delle forze dell’ordine (e ci mancherebbe…), bisognerebbe ricordare come a speculare politicamente su fatti di cronaca più o meno efferati sono proprio i partiti di centro-destra: quante volte sono stati criminalizzate categorie sociali, gruppi etnici, confessioni religiose per il comportamento illegale di uno o di pochi di loro? Quanti “decreti sicurezza” sono stati emanati o promessi cavalcando l’onda di fatti di cronaca nera che hanno portato l’opinione pubblica a condannare di volta in volta – naturalmente senza processo – i giovani, specie se figli di stranieri (tutti membri di baby-gang!), gli immigrati (tutti spacciatori e/o stupratori!), i rom (tutti ladri e borseggiatori!), i musulmani (tutti terroristi!)…  ?

Forse, se si partisse dai fatti concreti e dai numeri reali per elaborare le strategie migliori contro la criminalità e la delinquenza, senza pregiudizi e slogan precostituiti a fini elettorali, si potrebbero individuare anche soluzioni più efficaci di quelle messe in campo finora. Senza ovviamente dimenticare mai che, come è scritto in ogni aula di Tribunale, “la legge è uguale per tutti” e che, come recita la nostra Costituzione, “la responsabilità penale è individuale” – anche perché, se prima si generalizzano le colpe dei singoli facendo di ogni erba un fascio, dopo (lo sapevano bene i Costituenti) è un attimo scivolare dal fascio al fascismo.

Dalla stessa sezione

Lascia un commento