RIFLESSIONI SULL’INCONTRO: RICARICHIAMO IL FUTURO di Pier Luigi Cerati

di BorgoAdmin

L’interessante incontro organizzato da “Casa Europa di Parma” mi ha lasciato un paio di punti irrisolti, uno tecnico, l’altro più politico: è possibile un sistema energetico senza fonti programmabili? È corretto definire il fotovoltaico “energia democratica”? Sono risalito alle fonti, trovando particolarmente interessante il report del 2025 “Terna – prospettive di sviluppo del sistema energetico 2050”. Terna è proprietario e gestore della rete elettrica di trasporto. Qualche premessa: c’è un consenso scientifico quasi unanime (oltre il 98-99%) sul fatto che il cambiamento climatico sia reale e di origini antropiche. Per contrastarlo la UE si è data una serie di regole ed obiettivi (culmine il 2050, zero emissioni nette) recepiti in Italia con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima PNIEC 2030. Cardini di questo programma sono la decarbonizzazione ottenuta elettrificando i consumi finali (es: auto elettriche, riscaldamento con pompe di calore) e misure di efficientamento (es: parco edilizio, processi industriali, trasporti). Per effetto della elettrificazione i consumi di energia elettrica passeranno dai 312 TWh (2024) a circa 583 TWh (2050). Il doppio. Come si otterrà tutta questa energia pulita al 2050? Da FER (Fonti di Energia Rinnovabile: fotovoltaico, eolico, idroelettrico) per l’85% (58% il solo fotovoltaico), accompagnate da sistemi di accumulo (batterie o pompaggio idroelettrico). Perché non il 100%? Il PNIEC afferma (pag 91) che un sistema elettrico basato solo su fonti rinnovabili è possibile ma non economicamente efficiente perché per quote eccessive crescono i costi di sistema (generazione in eccesso, costi di accumulo, reti). Per questo motivo è conveniente affiancare alle FER una certa quota di generazione elettrica programmabile costituita da fonti tradizionali (gas naturale o bioenergie) associate a CCS (assorbimento e stoccaggio CO2) e/o da nucleare. Il termine CCS nel seguito sarà dato per implicito. Le simulazioni di Terna (5.2.4.-5.3.2.) confermano l’affermazione del PNIEC, indicando che al 2050, anche in presenza di accumuli molto importanti e pari al massimo economicamente efficiente, sarà indispensabile garantire una capacità di fonti programmabili (termoelettrico e/o nucleare) pari a 30 GW che produrrà dal 7 al 15% dell’energia (vari scenari). Ci sono poi settori industriali molto energivori che richiedono temperature generabili solo con ricorso al termoelettrico o al nucleare, con l’idrogeno che potrebbe sostituire gli attuali combustibili nei processi. Inoltre le FER sono discontinue (es: ciclo giorno-notte, ciclo settimanale e stagionale): gli stoccaggi compensano il ciclo giornaliero, ma sono incapaci di fronteggiare quello settimanale o, peggio, stagionale.Terna (5.3.3.) ad es. prevede che al 2050 la flessibilità mensile sarà assicurata da fonti programmabili e interconnessioni (40%), produzione di H2 (32%) e taglio produzione FER (28%), in quanto il costo dell’accumulo sarebbe eccessivo. Ritorno allora alla domanda iniziale: è pensabile un sistema con solo FER ed accumuli? Il PNIEC e Terna dicono di no e le valutazioni di Terna sembrano accurate e condivisibili. Quali fonti programmabili, termoelettrico o nucleare? In una prospettiva di breve-medio termine si prevede lo sviluppo di FER che sostituiscono in parte i combustibili fossili e l’efficientamento dei consumi, in quella di medio-lungo termine il “nuovo nucleare” (SMR, AMR) è considerato promettente, anche se oggi non ancora maturo (tecnologie, costi). Gli SMR sono reattori ad acqua pressurizzata (come gli attuali), modulari (costruzione in stabilimento, costi e tempi ridotti), con potenze ridotte, sistemi di sicurezza e raffreddamento passivi più semplici e sicuri. Gli AMR presentano invece soluzioni innovative (sali o metalli fusi, alte temperature …) e sarebbero ottimali per l’industria. Queste tecnologie non sono oggi proposte per l’Italia, esistono pochi prototipi. Il PNIEC ipotizza il primo SMR per il 2035, il primo AMR fra il 2035 e il 2040, se queste tecnologie diverranno mature ed economiche, previsioni oggi molto difficili. Partecipare alle ricerche e sperimentazioni è una scommessa, ma anche l’alternativa (termoelettrico + CCS) non è matura ed è molto costosa. Ritengo che oggi tutte le alternative promettenti vadano studiate e sviluppate, come Europa e come Italia, poi vedremo i risultati e decideremo. FER energia democratica? Vero per i piccoli impianti, ma per quelli grandi, che sono l’ossatura del piano? Un solo dato: gli impianti domestici su tetto al nord hanno un LCOE (costo dell’energia) circa 5 volte maggiore di un grande impianto con tracker al sud (Terna 2.4.) ma i primi sono accettati dai cittadini, i secondi incontrano opposizione non solo dai cittadini ma anche dalle amministrazioni. Da quanto risulta non mancano i progetti, ma le autorizzazioni (1376 grandi impianti non autorizzati a inizio 2024, Legambiente). Lascio a voi le conclusioni.

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