RELIGIONI IN GUERRA   di Carla Mantelli

di BorgoAdmin

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un massiccio ritorno della religione sulla scena pubblica. Da ultimo, Donald Trump – che tra l’altro è stato “unto dal Signore”, che ha addirittura “deviato il proiettile” che gli era destinato durante un attentato – ha istituito un “Ufficio della fede” alla Casa Bianca, con il compito dichiarato di “riportare la fede negli U.S.A.”. Del resto, solo un paio di anni fa Giorgia Meloni ha vinto le elezioni con lo slogan “Sono una donna, sono italiana, sono cristiana”, e si potrebbero citare anche l’India di Modi, l’Ungheria di Orban, la Tunisia, Israele ecc., tutti stati in cui religione e politica si intrecciano profondamente. La religione, tra l’altro, ha avuto un ruolo di primo piano anche nella guerra in Ucraina e nel conflitto israelo-palestinese. Il volto che però sta assumendo la religione sembra sempre più legato al rafforzamento delle identità nazionali, alla legittimazione di alcune scelte politiche, anche nello stesso Occidente, nonostante il lungo percorso verso la laicità degli Stati.

Qualcuno aveva previsto la scomparsa delle religioni ma in realtà sembra che la storia vada in direzione opposta. Il sociologo Enzo Pace, il cui ultimo libro[i] è stato presentato recentemente dalla Rete Viandanti, ha cercato di spiegarne il motivo. In un contesto nel quale le ideologie si sono indebolite fino a scomparire, le religioni risultano molto utili al potere politico, economico e militare per giustificare le guerre. Non sono le autorità o le istituzioni religiose che decidono le guerre ma i governanti delle nazioni che restano spesso succubi della logica amico-nemico. Chi può fornire gli “ideali” e i simboli attorno ai quali mobilitare un popolo e convincerlo che un altro popolo è un nemico? Attorno a che cosa si può ricostruire l’identità di un popolo contro un altro popolo, rianimare una memoria collettiva che nutra questa identità? Attorno alla propria religione, l’unica vera, l’unica che ci appartiene. La domanda che è rimasta senza risposta è la seguente: perché le religioni si fanno usare in questo modo? Perché non sono in grado di far valere gli elementi comuni e potenzialmente unificanti che le caratterizzano e rinunciano così facilmente ad essere coscienza critica nelle lotte etniche e politiche? Una riflessione che l’autore ha riconosciuto meritevole di approfondimento, mette al centro dell’attenzione il “fattore M”, cioè il “fattore maschio”. Leader degli Stati, degli eserciti, così come delle religioni, sono sempre stati, e in grandissima parte sono ancora, uomini. I quali, sembra, abbiano un estremo bisogno di dominare, sopraffare, conquistare territori e ricchezze ma anche umiliare e “consumare” (secondo un’espressione presente nel libro)) donne. Lo stupro è un’arma antichissima che, a differenza di tante altre armi divenute obsolete nel tempo, continua ad essere usata. Quanto conta allora il bisogno degli uomini di “sentirsi uomini” attraverso la guerra?

Prendendo ad esempio il caso della guerra israelo- palestinese, Enzo Pace ha affermato che effettivamente nella retorica del sionismo messianico (secondo il quale bisogna riappropriarsi della terra dell’Israele biblico perché solo allora verrà il Messia) esiste il principio del primato dell’uomo capofamiglia che deve compiere un atto di mascolinità imbracciando il fucile. L’Israele armato fino ai denti per difendersi, il primato della sicurezza nazionale, sono elementi legati al modello mascolino del combattente.    Per fortuna ci sono anche esempi di segno opposto: il processo di riconciliazione in Sudafrica ha visto un protagonismo forte delle istituzioni religiose. Ricordiamo tutti il vescovo anglicano Desmond Tutu che, in sintonia con Nelson Mandela, guidò la Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Possiamo anche ricordare gli incessanti sforzi di papa Francesco, instancabile nel denunciare l’assurdità della guerra. Ma leggendo i numerosissimi esempi negativi presentati nello studio di Enzo Pace, che comunque parla solo degli ultimi decenni di storia dell’umanità, si è quasi tentati di stare dalla parte di John Lennon quando nella sua celebre “Imagine”, sognava un mondo senza religioni. Che è ben altra cosa rispetto a un mondo senza Dio.

Enzo Pace, Religioni in guerra, Roma 2024, Castelvecchi. €.20,00

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