REFERENDUM SULLA CITTADINANZA: IL RITORNO DI CATALANO  di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Ricorrono quest’anno i 40 anni dall’avvio di “Quelli della notte”, la storica trasmissione televisiva, ideata e condotta da Renzo Arbore, caratterizzata dall’ampio spazio dato all’improvvisazione (non a caso Arbore, oltre che musicista, era grande appassionato di jazz) e dalla presenza di tanti personaggi pittoreschi e a tratti improbabili, ma di grande efficacia nel “bucare” lo schermo. Tra essi uno dei più famosi è stato senza dubbio Massimo Catalano, il “filosofo” divenuto celebre per massime del tutto ovvie e scontate, ma pronunciate con tono solenne, quali “Se ti innamori è molto meglio innamorarsi di una persona che ti ama, anziché di una che non ti vede proprio” o anche “È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati”. Ebbene, se non fosse scomparso alcuni anni fa, oggi Catalano potrebbe dire autorevolmente (?) la sua a proposito d uno dei referendum su cui gli italiani saranno chiamati a votare tra pochi giorni: quello sull’accorciamento – da 10 a 5 anni – del periodo di residenza legale necessario agli immigrati, in possesso di alcuni fondamentali requisiti, per avviare la pratica di rilascio della cittadinanza italiana. La sua massima in questa materia potrebbe suonare più o meno così “E’ più facile che si senta cittadino della sua nuova Patria l’immigrato che ha già acquisito la cittadinanza o è in procinto di ottenerla piuttosto che chi non l’ha ancora acquisita e dovrà aspettare molto tempo prima di ottenerla”.  Ma anche senza scomodare personaggi del passato basterebbe ricordare quanto affermato pochi giorni fa, in occasione della festa del 2 giugno, dal Sindaco di Bologna M. Lepore: “chi cresce, studia, vive qui è parte della nostra comunità. La cittadinanza non è solo uno status giuridico: è il terreno in cui si esercitano i diritti, si costruisce appartenenza, si dà corpo all’unità nella diversità. Riconoscere i nuovi italiani non indebolisce l’identità nazionale: la rinnova, la rafforza, la rende più vera”.  Una preoccupazione, questa, della cosiddetta “integrazione” degli immigrati – sul cui significato ci sarebbe peraltro molto da discutere, ma non è questa la sede – che, come noto, è particolarmente cara ai partiti e all’opinione pubblica di destra, che temono il crearsi di “sacche” e fasce di cittadini di origine straniera impermeabili ai valori e ai principi occidentali e succubi di convinzioni religiose incompatibili con questi ultimi. Dal che si potrebbe appunto dedurre che proprio quella cultura e quell’area politica sia –o dovrebbe essere – la più favorevole a tutto ciò che può appunto favorire l’integrazione degli immigrati e renderli sempre più cittadini consapevoli e orgogliosi di appartenere alla loro nuova Patria. Ma la realtà è invece ben diversa, anzi succede esattamente l’opposto, come dimostra tra l’altro l’invito da parte della forze politiche di centro-destra a disertare le urne anche per il quesito sulla cittadinanza.

Per spiegare questo atteggiamento apparentemente contraddittorio se non proprio incomprensibile, non basta però il “buon senso” alla Catalano ma è necessario addentrarsi nel campo, spesso oscuro e scivoloso, delle ideologie e della propaganda politica: come, ad esempio, lo scetticismo –non immune da una sorta di razzismo più o meno inconsapevole –  sul fatto che il semplice rilascio della cittadinanza sia sufficiente a rendere gli immigrati dei “veri italiani” (anche perché in fondo – pensano in tanti – non lo saranno mai davvero per “colpa” del colore della pelle o di altri tratti somatici); oppure, più sottilmente, il calcolo politico sulla mancata integrazione di tanti “nuovi italiani” che, alimentando un clima di sospetto e di diffidenza nei loro confronti, contribuisce al successo elettorale dei partiti xenofobi e sovranisti.

E’ dunque auspicabile che i cittadini non si lascino convincere da queste suggestioni e vadano a votare avendo ben presente che il sì al referendum sulla cittadinanza non è un “regalo” agli immigrati ma un passo importante verso la loro piena integrazione, a beneficio tanto dei “vecchi” quanto dei “nuovi” italiani.   In alternativa, qualora prevalesse l’astensione, milioni di immigrati resterebbero ancora per molto tempo nel “limbo” della non cittadinanza; e di fronte ad un esito elettorale così sconfortante un altro protagonista di “Quelli della notte” coglierebbe l’occasione per intervenire con una sua celebre espressione, che dopo 40 anni non è ancora passata di moda: Non capisco, ma mi adeguo.

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