QUESTI NOSTRI GIORNI di Albertina Soliani Presidente Istituto Cervi

di BorgoAdmin

Cari Amici,

noi e i nostri giorni, questi nostri giorni: la partita è questa. La stiamo vivendo. Nell’incredulità, nell’impotenza, nell’incertezza, o nella consapevolezza, nell’integrità dell’animo, nel coraggio?Tina Anselmi ci diceva: “Capii allora che per cambiare il mondo bisogna esserci”. Aveva 17 anni, portata dai tedeschi con la sua scuola davanti ai giovani partigiani impiccati a Bassano del Grappa. Diventò subito staffetta partigiana. Il mondo è cambiato da allora, ma la sfida è sempre la stessa. Saranno 80 anni da quel 25 aprile 1945. La Liberazione. Non capiremo mai abbastanza che cosa ha voluto dire per il mondo: la fine dell’orrore di quei decenni, l’inizio di un tempo di pace, di convivenza democratica, di diritto, di cultura, di scuola, di lavoro, di welfare. Di possibile giustizia ed uguaglianza, oggi diremmo di fraternità, nel mondo intero. Un tempo di Europa come soggetto politico. È quello che racconto nei frequenti incontri sulla memoria, a scuola, nei paesi, nelle commemorazioni civili. Il senso della mia vita è lo stesso della democrazia, della Repubblica, dell’Europa, della pace. Inscindibili.

Che cosa ci sta succedendo? Tutto questo sta finendo? Oggi la tempesta è sul mondo: nelle parole, nei gesti, nelle scelte. Velocissimi. Di Trump, di Musk, dei loro seguaci. Di quanti li imitano in Europa. Altri, come Putin, da tempo fanno la loro parte. Spero nella Cina, che si impegni nella competizione economica e tecnologica, non in quella militare, né nella conquista di territori, vicini come il Myanmar o lontani, come in Africa. Spero che attinga al suo patrimonio culturale. Mi domando quale sia quello di Trump. Il nuovo ciclo è appena iniziato, non  sarà breve, ma sono pur sempre giganti dai piedi di argilla. Attendo di vedere affacciarsi all’orizzonte coscienze vigili capaci di resistere, attendo l’indignazione morale adeguata alle offese all’intelligenza e all’umanità, attendo la spinta dei popoli per il cambiamento.

Noi, che facciamo? La domanda è rivolta a noi, alla nostra coscienza. Noi potremo cambiare la storia se ci saremo. È la nuova Resistenza. Avremmo dovuto sentirlo il vento, venire da lontano. Dall’individualismo degli anni ’80, dalla prepotenza del denaro, dal mito del consumo, dalla manipolazione delle tecnologie. Dalla concentrazione dei poteri, economico militare, tecnologico, politico, dall’abbandono della cura della democrazia, dal logoramento costante dello stato di diritto. Dalla mancanza di coraggio politico dell’Europa, dal tradimento della sua missione. Bellissima la notizia di Parma Capitale Europea dei Giovani 2027, bellissimo il lavoro con i giovani promosso dall’Amministrazione Comunale e dai giovani che lo realizzano. Un cambio di passo per la città, con l’Università, con il Collegio Europeo, con la Scuola dell’Europa, con l’EFSA. È una vocazione, che vogliamo di più? Da qui, dobbiamo sostenere le comunità nel mondo travolte dalla violenza, dalle guerre, dalla disumanità. Il Myanmar, il Medioriente, l’Ucraina, e in Africa Goma. È tempo che chi non può accettare il male lo faccia sapere. La partita è aperta, si può vincere. Come la storia insegna. All’Istituto Cervi abbiamo disdetto il contratto con Starlink, il minimo che si potesse fare. Noi difendiamo la democrazia. Musk l’attacca.           Penso ai generali del Myanmar: si guarderanno intorno e si confermeranno nell’abuso del potere, nello spregiudicato disprezzo per le regole, per la vita, per il bene del popolo. Non sono i soli a farlo. Neppure le Corti internazionali, quella penale e quella di giustizia, le ho viste entrambe a L’Aia, faranno più paura. Sta cedendo la tenuta democratica e spirituale dell’umanità. Anche Meloni non difende la Corte internazionale. In quale parte del mondo lei intende schierarsi? Non lo fa in nostro nome.

A Casa Cervi avremo un grande 25 aprile. E il 13 aprile il Capodanno birmano. C’è ancora chi resiste. Come Aung San Suu Kyi e il suo popolo. E non solo. Sono la speranza dell’umanità. Mentre le democrazie sono sotto attacco globale il Myanmar è in prima linea. Se la comunità internazionale non reagisce, la storia la giudicherà: cieca e complice. In Myanmar, come altrove, resistono perché hanno un fine, un valore che proteggono con tutte le loro forze, con la vita. È il valore che riguarda i più, non i pochi. Leggete il discorso della giornalista filippina Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace, tenuto in Vaticano al recente Giubileo dei giornalisti: arrestata più volte, la sua vita è a rischio perché difende la verità contro la menzogna del potere. La costruzione più urgente è il “noi”. Per Trump e i suoi è il contrario. È l’amicizia sociale che noi abbiamo in mente, la politica che nasce tra “fratelli tutti”. Trump ha in mente l’inimicizia. E poi alla Casa Bianca mette in scena la preghiera per i pacificatori. Sgomentano i presenti. La nostra è una mentalità democratica, nel mondo sta consolidandosi la mentalità imperiale del XXI secolo. Già vista nel passato, con disastri colossali. Solo 80 anni fa ne siamo usciti, tra le macerie, materiali e morali. Con un grande sogno globale. Noi, l’Europa, siamo rinati allora nella democrazia. Anche oggi essa ha bisogno di rinascere, di germogliare e crescere di nuovo. Solo noi potremo compiere questa scelta.

Ci basta quello che sta accadendo per capire che cosa è in gioco. Tutto. Come al tempo di Socrate. È in gioco la nostra vita, la nostra umanità, la democrazia, il futuro del mondo, la vita delle nuove generazioni. È in gioco la nostra anima. Resistiamo e acceleriamo il cambiamento, non ci arrendiamo ai potenti di turno.  Nel cuore di milioni di persone c’è l’energia per un mondo diverso: con l’amore per la vita, nelle relazioni con gli altri, nella solidarietà sociale, nella democrazia, nella pace. Tra poco è primavera. Le margherite non sono mai sparite dai prati, nonostante il gran freddo. Sarà il riscaldamento della Terra?

 

 

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